Approfondimenti

L’età media dei contagi scende a 42 anni, la tragedia del “Lag Ba’Omer”, l’esercito malpagato delle badanti e le altre notizie della giornata

Londra

Il racconto della giornata di venerdì 30 aprile 2021 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Gli effetti dei vaccini si iniziano a vedere: calano le infezioni tra gli anziani e gli operatori sanitari. Presto inizieranno a diminuire anche i morti, l’età media dei nuovi contagi è 42 anni. In Gran Bretagna il tasso dei contagi scende a un cittadino ogni mille: oltre alla vaccinazione di massa, il Paese è stato tre mesi in lockdown. Uno dei peggiori disastri della storia di Israele, Infine, i dati di oggi sull’andamento dell’epidemia da COVID in Italia.

L’età media dei nuovi contagi è scesa a 42 anni, ma il quadro resta “impegnativo”

“Gli effetti dei vaccini si iniziano a vedere, l’età media dei nuovi contagi è scesa a 42 anni, calano dunque le infezioni tra gli anziani e gli operatori sanitari”. E’ quanto ha spiegato oggi Silvo Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, che però ha sottolineato come il quadro complessivo dell’epidemia resta “impegnativo” perché la curva dei contagi decresce, ma lentamente. Abbiamo fatto un punto sull’andamento dell’epidemia con Massimo Galli primario all’Ospedale Sacco di Milano.

Il governo cancella la soglia del 50% di smartworking nella pubblica amministrazione

(di Massimo Alberti)

Tra gli allentamenti delle misure di prevenzione decisi dal governo, c’è anche la cancellazione della soglia del 50% per lo smart working nella pubblica amministrazione. Una scelta che non sembra trovare spiegazione né per la situazione sanitaria già complicata, né nei dati economici, né nella soddisfazione dei dipendenti, e che appare puramente ideologica. Solo nell’ultima settimana sono stati chiusi per focolai di covid: l’ufficio poste di Sezze, provincia di Latina. L’ufficio anagrafe di Castellammare di Stabia. L’ufficio delle poste centrali di Como, l’ufficio delle poste di Lissone, la sede del comune di Sala Consilina, il comune di Montano Altilia, in Cilento, alcuni uffici del comune di Capriate, gli uffici anagrafe e stato civile di Ragusa, gli uffici tecnici di Cava dei Tirreni, il municipio di San Giovanni Vesuviano. E questo solo con una rapida ricerca casuale attraverso i quotidiani locali, definirla sottostima è un eufemismo. L’amministrazione pubblica complessivamente fa registrare il 10% del totale di denunce di infortunio sul lavoro da covid, e il 9% dei morti, secondo i dati inail. Seconda solo alla sanità. E tutto questo con – stima l’istat – il 20% circa dei lavoratori italiani in Smart Working e i protocolli precedentemente elaborati dalla ministra Dadone, che imponevano le soglie di lavoro da casa almeno al 50% che ora Brunetta Ha deciso di togliere. Cosa succederà aumentando la presenza in una situazione già difficile? Persone che da casa potrebbero svolgere lo stesso lavoro che svolgono in ufficio, in sicurezza, senta aumentare il rischio. Il governo, attraverso il ministro Brunetta, compie una scelta puramente ideologica, frutto di una dura campagna contro il lavoro da casa definito nei modi più denigratori: dal lavoro in ciabatte, fino ai fannulloni sul divano o paragonato ad una vacanza. Eppure secondo il monitoraggio dello stesso ministero oggi presieduto da Brunetta, nel periodo in cui lo smart working ha toccato le punte più alte, per il 70% delle amministrazioni c’è stato un salto nelle competenze digitali dei dipendenti. Il 54% ha registrato risparmi sui costi. Il 73% registra incrementi nella produttività del lavoro. Secondo un sondaggio della cgil, il 60% di chi ha lavorato da casa vorrebbe proseguire. Nella pubblica amministrazione si arriva al 91%. Lo smart working è non solo una necessità, ma una possibilità. Va normato e regolato, come in altri paesi sta già avvenendo. I numeri italiani dicono che limita il rischio, migliora la produzione, accontenta i dipendenti. Qual è il senso di questa scelta, se non ideologia e avversione all’innovazione?

Israele, la tragedia del “Lag Ba’Omer”

(di Martina Stefanoni)

“Lag Ba’Omer” significa, letteralmente “Il trentatreesimo giorno dell’Omer”. Ossia, il 33esimo giorno di quel periodo di lutto e penitenza che dura 49 giorni. Secondo il Talmud, in questo periodo dell’anno, una piaga uccise migliaia di studenti perché non si erano trattati con rispetto a vicenda. Per questo, durante questo periodo, i fedeli ebrei osservano un periodo di lutto in cui non si celebrano i matrimoni, non si fanno festeggiamenti, non ci si taglia i capelli. Sempre secondo la tradizione, però, il 33esimo giorno la piaga sparì, ed è per questo che durante il Lag BaOmer gli ebrei ortodossi festeggiano la sospensione del lutto per 24 ore. Per quel giorno, i matrimoni si possono celebrare, le famiglie fanno i picnic, ci si taglia i capelli e si accendono falò.
Il Lag Ba’Omer, inoltre, coincide anche con l’anniversario della morte del famoso Rabbino Shimon bar Yohai, il cabalista autore dello Zohar. Per questo, migliaia di persone si recano in pellegrinaggio sui luoghi sacri dove il sabbino sarebbe sepolto. Tra questi, c’è anche il Monte Meron, in Galilea, che è considerato il secondo luogo più sacro per l’ebraismo dopo il muro del pianto. Qui, durante la festa di questa notte, circa 100mila persone si sono radunate per partecipare all’evento organizzato, nonostante fosse stata autorizzata la presenza solo per 10mila fedeli. Secondo le prime ricostruzione, il panico sarebbe stato generato quando alcune persone sono scivolate dai gradini degli spalti, facendone cadere altre e innescando una catena di panico e fuga sregolata. La calca e la folla che danza, salta e canta aveva provocato un incidente esattamente 110 anni fa, ma quello di questa notte è il disastro peggiore per il paese in tempo di pace.

L’esercito invisibile, irregolare e malpagato delle badanti

(di Lorenza Ghidini)

Il 2020 è stato un anno che ha visto crescere di molto le assunzioni di badanti. La popolazione italiana invecchia, c’è sempre più bisogno di assistenza agli anziani, e il Covid ha fatto la sua parte. Le RSA sono diventate luoghi pericolosi, e tutte le famiglie che hanno potuto hanno preferito mettersi in casa una persona di fiducia, sotto il proprio diretto controllo. Il 2020 è stato anche l’anno della sanatoria, che era riservata a lavoratori domestici e agricoli. Hanno fatto domanda per oltre l’85% le colf e le badanti, 177 mila persone, ma le pratiche sono ancora talmente indietro da creare gravi disagi nell’attesa. Solo l’1% delle domande è stato evaso dal 15 di agosto a questa parte.
E intanto una badante in attesa di permesso di soggiorno non può aprire un conto in banca per essere pagata regolarmente, spesso non può nemmeno farsi la tessera sanitaria perché dispone di un codice fiscale temporaneo che il sistema non riconosce. E in questo momento la conseguenza più pesante è che non si può accedere al vaccino contro il Covid, nonostante il lavoro di care giver. Un lavoro fatto nel 90% dei casi da donne, 70% straniere, che spesso hanno lasciato i figli nei loro paesi d’origine. Quello delle badanti è un impiego spesso irregolare, si calcola una percentuale di nero attorno al 58%. Niente contributi, niente diritti, e quando muore l’anziano che si assiste il lavoro non c’è più. Un mondo sommerso agli occhi dello Stato, ma le storie e i volti di queste donne sono sempre più visibili e vicine nella nostra quotidianità.

Il progetto di legge nato nel Chiostro del Piccolo Teatro Grassi di Milano è nelle mani della Commissione Cultura

(di Ira Rubini)

Oggi è stato un pomeriggio importante nella inconsueta vita che trascorre nel Chiostro del Piccolo Teatro Grassi di Milano, da quando, poco più di un mese fa, i lavoratori e le lavoratrici del Coordinamento Spettacolo Lombardia lo hanno occupato. Oggi il progetto di legge sulla riforma del settore spettacolo dal vivo elaborato durante queste settimane è stato ufficialmente consegnato ai senatori Rampi e Catalfo, rappresentanti delle Commissioni Cultura e Lavoro al Senato, in vista della fase finale della discussione sulla legge delega in materia di spettacolo. Al gesto, simbolico ma non troppo, ha fatto seguito una sintesi dei punti salienti del progetto: inquadramento pensionistico e fiscale dei lavoratori intermittenti, creazione di uno sportello che semplifichi le assunzioni e riduca il lavoro nero, riconoscimento delle categorie professionali dello spettacolo, attivazione di un osservatorio di settore, creazione di un reddito di continuità, periodo di transizione al nuovo sistema. Molti gli interventi di esponenti politici e istituzionali, come quelli dell’assessore Del Corno e della senatrice Saponara, e di artisti come Ottavia Piccolo, Ascanio Celestini, Moni Ovadia. Il Parlamento Culturale Permanente del Piccolo Teatro Aperto si avvia a conclusione, probabilmente lunedì prossimo, ma la battaglia degli intermittenti dello spettacolo e delle arti non è che incominciata.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

Dal monitoraggio settimanale risulta in calo l’incidenza dei casi, ma in aumento l’Rt, l’indice di trasmissibilità del virus: la scorsa settimana era a quota 0,81 oggi è a 0,85. Scende ancora, ma rimane comunque alto, il tasso di occupazione in terapia intensiva: sono 8 le regioni sopra la soglia critica. In base a questi dati da lunedì prossimo la Val D’Aosta passerà in zona rossa, mentre la Sardegna in zona arancione come Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna. Tutte le altre regioni e province autonome saranno gialle. Oggi i nuovi casi sono stati 13.446, i morti 263. Mentre ieri si è quasi toccato l’obbiettivo delle 500mila vaccinazioni.

Foto | Il National Covid Memorial Wall a Londra

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