Approfondimenti

Il Movimento 5 Stelle vicino alla scissione, il dilemma chiudere tutto o convivere col virus e le altre notizie della giornata

Draghi alla Camera

Il racconto della giornata di giovedì 18 febbraio 2021 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Il Movimento 5 Stelle sempre più vicino alla scissione, la minaccia delle varianti del virus e il dubbio: chiudere tutto o conviverci? La posizione di Mario Draghi sulle sfide ambientali sembra convincere l’Oxfam, la non profit che si dedica alla riduzione della povertà globale attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo. A Genova centinaia di persone in strada contro la proposta di istituire un’anagrafe antifascista e anticomunista. La principessa Latifa denuncia la sua prigionia a Dubai in una serie di video diffusi dalla BBC. Infine, i dati di oggi sull’andamento dell’epidemia da COVID in Italia.

Il Movimento 5 Stelle sempre più vicino alla scissione

(di Anna Bredice)

Sono dieci i deputati dei Cinque Stelle che parleranno in dissenso dalla decisione del gruppo di votare la fiducia, ma dietro questi dieci ce ne saranno ancora altri che voteranno no, pare che il numero sia superiore ai venti. L’espulsione dei senatori che non hanno votato per Draghi ieri non ha fermato l’onda alla Camera e in entrambi i rami del Parlamento, i grillini in dissenso sono così numerosi da poter creare due gruppi a sé.
A Montecitorio non c’è bisogno di un simbolo già esistente, possono crearlo già domani se lo vogliono, al Senato invece devono usare il simbolo di un gruppo che si è presentato alle ultime elezioni, e quello ci sarebbe, è Italia dei valori, che non è più in possesso di Di Pietro, ma di Ignazio Messina, in questi giorni tempestato di telefonate per sapere se è vero che potrà cedere il simbolo del suo partito ai senatori ormai ex grillini. Un’operazione che è in corso, come rivela Elio Lannutti: “Per il momento io farò il ricorso, ma se poi qualche collega vuole aderire all’unico simbolo disponibile, perché al Senato ci vogliono dieci senatori, più un simbolo che si è presentato alle ultime elezioni, quello c’è ed è Italia dei Valori“. L’operazione quindi di una possibile scissione è molto avanti, i numeri ci sarebbero e la rabbia per quello che è accaduto, e cioè il sostegno al governo Draghi anche, molti sono ancora tentati dal ricorso per annullare la procedura di espulsione perché ritenuta ingiustificata e continuare la battaglia dentro ai Cinque Stelle, ma Crimi e lo stesso Grillo oggi nel suo blog hanno chiuso le porte al dissenso, i 15 di ieri e i prossimi alla Camera dei deputati sono fuori dal gruppo e anche dal Movimento, la scelta è fatta, come ha il fondatore dei Cinque stelle, “i grillini non sono più marziani”. Se andranno all’opposizione, con un gruppo a sé, potranno contendersi con Giorgia Meloni, le presidenze delle commissioni di garanzia, a cominciare dalla Vigilanza Rai. Si tratterebbe di quella scissione tanto evocata da Di Battista, resa più facile ora con il governo Draghi perché si avvicina il semestre bianco e con un governo così solido anche ogni rischio di fine anticipata della legislatura. che siano nel gruppo misto o in un nuovo gruppo all’opposizione, si arriverà al 2023 e poi ci saranno le nuove elezioni che vedranno un Movimento Cinque stelle che non sarà più quello del 2018.

Cosa c’è fuori dal frastuono degli applausi

(di Alessandro Gilioli)

18 dicembre 2020: Matteo Renzi lancia il suo primo ultimatum a Conte.

Erano esattamente due mesi fa, e iniziava così il terremoto politico finito ora con l’ultimo voto di fiducia a Draghi.

Due mesi in cui si è visto di tutto, anche l’impensabile: la brevissima epopea dei “responsabili”, abortita nel giro di pochi giorni; il grottesco tavolo dei quattro partiti della maggioranza che la sera del 3 febbraio finisce a male parole; Mattarella che in fretta e furia dà l’incarico a Draghi; Salvini che diventa europeista in un mattino; il PD che si fa passare i mal di pancia in mezza giornata, Grillo che convince i suoi che Draghi in fondo è un bravo ragazzo da meet-up.
E poi, negli ultimi giorni, il coro encomiastico preventivo – un coro sciocco come sciocca è ogni attesa messianica per “l’uomo che sistemerà tutto” – e abbiamo sentito anche Draghi paragonato a Totti, nell’aula di Montecitorio. [CONTINUA A LEGGERE]

La minaccia delle varianti: chiudere tutto o convivere?

(di Claudio Jampaglia)

Chiudere tutto come chiedono i sanitari o gestire i focolai e le varianti con zone rosse su misura, mentre si vaccina il più possibile, come sembra aver deciso il governo? Le due certezze che abbiamo finora sono che le varianti stanno diventando predominanti e che sono più contagiose. Non sappiamo ancora se il vaccino vi resisterà, e a quali, ma questa è la domanda per domani. Quella di oggi è se torneremo all’esplosione di marzo a causa della ripresa di focolai che a quindici giorni dalla comparsa nel basso bresciano hanno fatto dire ieri sera al direttore degli ospedali della Franciacorta, Mauro Borelli, “ci stiamo impestando un’altra volta”.
Torneremo al disastro di marzo? Qualsiasi previsione ci sembra inopportuna. Le differenze sono troppe con la prima ondata, non solo per la presenza di varianti tutte da verificare e che i tamponi per ora non rilevano. Inglesi, scozzesi, sudafricane e brasiliane vengono cercate per campionamento o per sintomi specifici, troppo poco ancora per farne epidemiologia. Poi ci sono i vaccini che dovrebbero comunque togliere acqua al mare del contagio, Israele insegna.
Solo la popolazione sanitaria è finora vaccinata, vero, ma sono loro i primi a essere a contatto con la malattia e il contagio un anno fa partì proprio dagli ospedali. E poi c’è il cinico calcolo della matematica: gli ormai 28mila morti, solo in Lombardia, hanno riguardato prevalentemente persone fragili, anziane e con altre malattie. Quindi il virus ha fatto già un vuoto tra la popolazione più facilmente attaccabile. E questo potrebbe anche ingannarci sul momento che stiamo vivendo.
La strategia nazionale sembra orientarsi verso zone rosse ritagliate su misura. Ma guardando i dati, per stare in Lombardia, sarebbe tutta la provincia di Brescia a dove essere ormai rossa, anche se la Regione finora ha escluso allargamenti. Domani arriverà l’aggiornamento sulle colorazione delle zone. Ma la morale è cercare di convivere, fino a prova contraria.

Le buone premesse di Draghi sulle sfide ambientali

(di Sara Milanese)

Abbiamo l’obbligo di lasciare un buon pianeta. Ogni spreco oggi è un torto alle future generazioni” così Mario Draghi in uno dei passaggi del suo discorso al Senato.
Draghi ha elencato da un lato le sfide ambientali, a partire dai cambiamenti climatici, e dall’altro gli obiettivi: più energie rinnovabili, lotta all’inquinamento, tutela della biodiversità.
Buone premesse che vanno però ora concretizzate, secondo Elisa Bacciotti di Oxfam Italia, organizzazione che ha appena lanciato proprio su questi temi la campagna nazionale #2021ultimachiamata:


 

Anagrafe antifascista e anticomunista. Che succede a Genova?

A Genova alcune centinaia di persone hanno protestato davanti al Comune per chiedere al consiglio di ritirare il contestato ordine del giorno che propone l’istituzione di un’anagrafe antifascista e anticomunista “a difesa della costituzione”, così si legge nel testo. Il sindaco Marco Bucci ha incontrato un gruppo di manifestanti. Tra loro c’era Loris Viari, vicepresidente provinciale dell’Anpi, una delle organizzazioni che hanno partecipato alla mobilitazione:


 
 

Il grido d’aiuto della principessa Latifa detenuta a Dubai

(di Martina Stefanoni)

La principessa Latifa è una delle figlie dello sceicco Mohammed bin Rashid al Maktoum, primo ministro degli Emirati Arabi Uniti ed emiro di Dubai. Nel 2018, dopo aver cercato di scappare dal suo Paese, era stata intercettata da alcuni uomini di suo padre e ricondotta a Dubai. Da quel momento, Latifa è detenuta in una lussuosa villa da cui, però non può uscire.

Negli scorsi giorni la BBC ha diffuso una serie di video che la principessa è riuscita ad inviare ai suoi amici, denunciando la sua situazione di prigionia.

Mi trovo in una villa. Sono tenuta in ostaggio e questa villa è stata trasformata in una prigione. Tutte le finestre hanno le inferriate e non posso aprire nessuna finestra. Fuori ci sono cinque poliziotti, e due poliziotte dentro la casa. Non posso nemmeno uscire per prendere un po’ d’aria.
Non so quando sarò liberata e cosa mi succederà quando sarò liberata. Ogni giorno mi preoccupo per la mia sicurezza e la mia vita. Non so se riuscirò a sopravvivere in questa situazione
”.

Da tempo, però, i suoi amici non ricevono comunicazioni da Latifa e hanno chiesto alle Nazioni Unite di intervenire con urgenza. Le autorità degli Emirati continuano ad affermar che la principessa si trova al sicuro presso la sua famiglia.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

Resta stabile l’andamento dei nuovi contagi da coronavirus registrati dai dati ufficiali. Sono 13.762 nelle ultime 24 ore, il 4,8% dei test effettuati. Sempre tanti i morti, 347.
Si ferma il calo delle terapie intensive, 2 in più i posti occupati da malati COVID a fronte di 177 nuovi ingressi. Sono 6 le regioni oltre la soglia del 30% di posti letto di rianimazione occupati da malati covid. Domani usciranno i dati del monitoraggio dell’istituto superiore di sanità che determineranno le nuove misure di mitigazione. Dovrebbero aumentare le regioni in fascia arancione, ed altre potrebbero passare a rosse.

La Fondazione Gimbe sottolinea che in 12 Regioni salgono i casi attualmente positivi per 100mila abitanti: la conclusione della fondazione, rispetto a questi dati, è che l’attuale sistema “a colori” non sta più incidendo sulla diminuzione dei casi.
È il pensiero anche di molti medici, che temono che questa sia la quiete prima della tempesta, e chiedono con urgenza misure più stringenti alLa politica, che però ancora non sa decidere.
Oggi è stato pubblicato anche il nuovo monitoraggio dell’Inail sui contagi nelle aziende, che conferma come le denunce di infortunio da covid nella seconda ondata siano state più pesanti che nella prima. Ancora non si vede l’incidenza dele vaccinazioni dei sanitari: le denunce di infortunio del settore restano il 68% del totale. Leggera salita di quelle degli uffici pubblici, al 9,2%.

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    Redazione
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