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La tregua tra Israele ed Hezbollah sta facendo diminuire il rischio di una guerra regionale in Medio Oriente

tregua Israele Libano ANSA

La tregua tra Israele ed Hezbollah sta facendo diminuire il rischio di una guerra regionale in Medio Oriente. Anche per questo gli sforzi diplomatici sono stati così intensi e anche per questo, con ogni probabilità, Benjamin Netanyahu ha deciso di andare in questa direzione, nonostante la contrarietà di una parte degli oltranzisti israeliani, anche all’interno del suo governo.

Una guerra regionale, con in prima linea Israele e Iran, avrebbe infatti conseguenze senza precedenti. Insomma il rischio – anche in una fase storica nel quale gli israeliani avevano deciso di combattere su tutti i fronti fino alla fine – era troppo alto anche per Netanyahu. I commenti ufficiali provenienti da Tehran sembrano confermare, sembrano andare nella stessa direzione. Il regime iraniano ha accolto con favore la tregua nel sud del Libano, definendola una buona notizia per la popolazione civile libanese dopo settimane di pesantissimi bombardamenti.

Ovviamente la posizione formale dell’Iran non cambia: Israele rimane il nemico numero uno. Il presidente del parlamento iraniano, Ghalibaf, storico punto di contatto con gli Hezbollah libanesi, ha detto che il gruppo è ancora forte e che ha il diritto, se necessario, di difendersi. Il ministro degli esteri, Araghchi, ha ricordato che anche Tehran si riserva il diritto di rispondere all’ultimo attacco israliano sull’Iran, a fine ottobre, ma ha poi aggiunto che considera con attenzione gli ultimi sviluppi regionali, compresa la tregua in Libano, che spera diventi un cessate il fuoco definitivo.

Parole e prese di posizione che confermano come gli iraniani siano stati una parte importante di questi ultimi sviluppi e come abbiano sostanzialmente valutato che arrivati a questo punto fosse meglio preservare quello che rimane di Hezbollah, in modo che in futuro possa tornare a essere un valido deterrente nei confronti di Israele. Se la guerra fosse andata avanti il gruppo avrebbe infatti probabilmente perso tutto il suo potenziale. Gli Hezbollah sono stati fortemente indeboliti, ma non completamente sconfitti. Hanno resistito, in linea con la filosofia dell’Asse della Resistenza a guida iraniana.
Ora bisognerà osservare con attenzione cosa faranno gli altri alleati regionali dell’Iran. Ma Hezbollah era l’alleato di gran lunga più forte. Difficile che Tehran inviti gli altri – gli Houthi dello Yemen, i gruppi sciiti in Iraq, il regime siriano – ad andare avanti con gli attacchi contro Israele.

La tregua è molto fragile. C’è la massima diffidenza tra le due parti. Ci sono questioni ancora molto poco chiare. Non sappiamo per esempio cosa farà Hezbollah con i suoi miliziani e con le sue armi. L’accordo dice che l’esercito libanese dovrà bloccare l’ingresso di armi in Libano, con ovvio riferimento proprio ai continui rifornimenti iraniani per gli Hezbollah. Insomma, impossibile escludere una nuova guerra lungo il confine israelo-libanese, ma forse passeranno degli anni. Tra il 2006 e il 2024 ne sono passati 18.

Ma al momento è probabile che la tensione regionale scenda. Ulteriore conferma di come fosse proprio il conflitto tra Israele ed Hezbollah ad averla alimentata. E non, almeno non direttamente, nonostante le dichiarazioni di tutti, la strage dei civili palestinesi a Gaza. Il conflitto israelo-palestinese, il primo e più antico conflitto in Medio Oriente, non sembra avere soluzione. E anche le azioni di chi sostiene di agire in solidarietà con i palestinesi – ormai rimane solo l’asse della resistenza guidato dall’Iran – non sono in grado di cambiare le cose. Anzi, probabile che le risorse militari che Israele non userà più in Libano vengano nuovamente spostate verso la Striscia di Gaza.

  • Autore articolo
    Emanuele Valenti
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    Come possiamo pensare di uscire da un lungo periodo di stagnazione dell’economia italiana, quando lo zero-virgola regna ancora incontrastato in alcune importanti statistiche italiane? Mi riferisco al dato pubblicato ieri dall’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”. A questo proposito l’Istat ci ha detto che nel terzo trimestre dell’anno scorso (tra luglio e settembre 2025) l’aumento del Pil italiano è stato dello….0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (aprile-giugno 2025). Se guardiamo agli scambi commerciali con l’estero (import ed export) la crescita tra agosto e ottobre scorsi è stata dello 0,3% per le esportazioni e dello 0,2% per le importazioni. Nelle stesse ore in cui ieri l’Istat diffondeva i suoi dati nella nota congiunturale veniva pubblicato un altro documento – importante - di analisi della congiuntura: un report su lavoro e demografia redatto dal centro ricerche REF, autorevole centro di ricerche economiche milanese, diretto da Fedele de Novellis, ospite oggi a Pubblica.

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    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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