Approfondimenti

La simpatia tra Giuseppe Sala e CL

Tra Giuseppe Sala e Comunione e Liberazione c’è una reciproca apertura politica. Gli eredi di Don Giussani sono alla ricerca di nuovi referenti politici, dopo la fine del berlusconismo e Renzi e il suo mondo sono interlocutori privilegiati.

L’ex commissario di Expo2015 che si appresta a diventare il candidato renziano alle primarie del centrosinistra milanese per la successione a Pisapia è, da questo punto di vista, un osservato speciale.

Abbiamo parlato con alcuni esponenti di primo piano della galassia ciellina e abbiamo raccolto attestazioni di stima per Sala e manifestazioni di interesse.

“Se si candiderà alle elezioni comunali io lo voterò” dice ad esempio Massimo Ferlini, vicepresidente nazionale della Compagnia delle Opere, il braccio economico di Comunione e Liberazione, con migliaia di aziende affiliate.

“A me piace Sala – afferma Ferlini – per quello che ha fatto in modo straordinario per Expo e per Milano”.

Il candidato in pectore di Renzi alle primarie si prepara a chiedere i voti anche al di fuori del perimetro tradizionale del centro sinistra. All’ultimo meeting ciellino di Rimini, Giorgio Vittadini lo aveva detto chiaro e tondo: Comunione e Liberazione non è più un movimento di centrodestra. Non è diventata di centrosinistra ma non ha più nel centrodestra il riferimento. Renzi è stato invitato a Rimini e ha raccolto grandi applausi.

A Milano, oggi, Giuseppe Sala e Cl si mandano segnali. Durante il suo primo discorso pubblico da candidato alle primarie, anche se ancora manca l’ufficialità, Sala ha elencato un programma che trova consenso tra i ciellini che abbiamo intervistato. E ha citato una sola persona: lo scrittore Luca Doninelli, uno sguardo sulla città di Milano vicino a Comunione e Liberazione. Lo abbiamo raggiunto. Ci ha detto perchè apprezzi Sala e perchè il dialogo tra il commissario di Expo2015 e Cl sia destinato a continuare:

“Ho tutte le ragioni per avere stima di Sala per come ha gestito un difficile pre-Expo e poi l’Expo, che non avrà avuto un grande contenuto culturale però è stato ben gestito, è stato un successo di pubblico” afferma Doninelli. “Poi – precisa – bisognerà vedere se saprà fare il sindaco. Io faccio lo scrittore e se lei mi chiedesse di condurre un programma televisivo le direi che è un altro mestiere”.

Secondo lei che profilo culturale e politico ha Sala?

“E’ il rappresentante di un nuovo modo di intendere la città, con una connotazione ideologica a grado minimo e con un’idea molto chiara del funzionamento della struttura della città. Credo abbia abbastanza chiaro che Milano è più grande di come è stata pensata fino a oggi. Milano come una sorta di città-Stato. Milano è di fatto una città che ha acquistato una grande importanza in questo senso. “Capitale morale” mi sembra una definizione troppo italocentrica; Milano è una capitale del sud Europa. Credo che occorra qualcuno che la pensi in termini più ampi”.

E lui è una persona giusta che ha questo tipo di visione?

“Questo tipo di visione secondo me lui ce l’ha”.

Perché una evoluzione del genere nella politica avviene oggi a Milano nel campo del centrosinistra e non nel campo che dovrebbe essere più consono, quello del centrodestra, dove invece ci si radicalizza sullo sparatore di Vignate e su Salvini?

“E’ una questione di dimensione culturale. Se uno continua a pensarsi di destra contro la sinistra dopo un po’ si ritrova con 20 anni di ritardo sulla realtà. Adesso la sfida non è tra destra e sinistra ma su chi ha un pensiero sulla città. Con tutti i problemi che anche la sinistra ha sempre avuto mi sembra che adesso una capacità di lettura stia emergendo”.

Che sviluppi potrà avere questo dialogo che si sta instaurando?

“Tanto più avrà sviluppi quanto più sarà un dialogo tra persone. Sarà sempre più la persona, il coraggio imprenditoriale ma anche intellettuale e morale della persona a fare forte la città”.

La destra è in ritardo, dice Doninelli. Lo dice anche il direttore di Tempi, Luigi Amicone. Alla guida del settimanale ciellino, Amicone ha sempre condotto battaglie contro la sinistra scegliendo solidamente il campo della destra.

“Io non lo voto perchè Sala tolse il logo di Expo al convegno sulla famiglia tradizionale organizzato dalla Regione Lombardia” ci ha spiegato.

Ma Sala è un profilo interessante per molti ciellini. Perchè il voto di Cl oggi è in libera uscita e il pd renziano, dice Amicone, è una novità interessante:

“In assenza di alternative Sala è un candidato che troverebbe consenso anche nell’area moderata. Ad oggi abbiamo Sala, in effetti. Siccome anche Cl, parlo da militante di base, ormai da parecchi anni ha fatto una scelta chiara e irrevocabile di distanza critica dalla politica, nel senso che chi la fa si assume le sue responsabilità personali ma Cl non coprirà più nessuno, il voto di Cl è pienamente contendibile” ragiona Amicone.

“Per cui – continua – penso che anche in Cl quella di Sala è una candidatura certamente apprezzata, votabile. Magari altri con me non lo voteranno ma il voto è in libera uscita, quindi ognuno avrà piena libertà. Tempo addietro c’erano indicazioni e un orientamento verso il centrodestra, Formigoni Berlusconi e Forza Italia sono stati area riferimento. Da qualche anno non è più cosi”.

Stiamo parlando di Sala o del Pd?

“Devo dire che con Renzi si apre una possibilità. Non, con lo schema del passato, di adesione a un partito in quanto tale, ma con lui si vede una discontinuità di tipo liberale col passato, col Pci-Ds“.

In questo senso Sala, che rappresenta quel pensiero, potrebbe essere interessante?

“Perfetto. Anche se il limite di Sala è di essere, più che il rappresentante di un pensiero, un tecnico in funzione di un leader, ci può essere un avvicinamento a Sala in quanto uomo di Renzi. Questo è possibile”.

Molto più esplicito Ferlini. Che ci dice che lui, Sala, lo voterebbe:

Se si candida a sindaco lo voto, lo vuole sapere cosi secco? Se si candida a sindaco lo voterei”.

Il numero due della Compagnia delle Opere ha un passato nella corrente migliorista del Partito Comunista e oggi vede in Renzi una prospettiva politica interessante. Anche Ferlini sottolinea come oggi sia il centrosinistra il campo a cui guardare. Anche solo per la debolezza attuale della destra:

“Voterei Sala anche perché porterebbe una ventata di quel riformismo che questo governo sta cercando di portare avanti a livello nazionale. Renzi ha impresso un esempio operativo di un riformismo governativo di tipo nuovo e che svecchia, è una spinta al rinnovamento del Paese di cui si sentiva l’esigenza”.

E’ il superamento del centrosinistra come lo abbiamo conosciuto in questi 25 anni?

“Di sicuro una rottura rispetto a un bipolarismo muscolare e a una chiusura al dialogo lui l’ha rappresentata, questo sì. La mossa che rimette in moto tutte le forze è questa” afferma Ferlini, il quale ribadisce a sua volta la debolezza odierna del centrodestra che fa sì che Cl se ne allontani: “La riflessione su Milano è sicuramente più presente nello schieramento di sinistra. In parte l’autocandidatura di Corrado Passera cerca di infilarsi in questo dibattito. Di là (nel centrodestra) invece si ricerca un personaggio più di bandiera, ritenendo che questa sia una fase in cui debba prevalere l’identitarismo politico invece che l’identità civica”.

“Secondo me – dice Ferlini della destra – se vanno avanti cosi commettono un errore di analisi, però è un dibattito ancora aperto”.

Quindi, Giuseppe Sala. L’uomo su cui si confida per il ricoinvolgimento nell’area di Governo:

“Di sicuro mi piacerebbe che Sala facesse la scelta di candidarsi -spiega Ferlini- e che lo facesse con uno schieramento che tenesse assieme l’esperienza che la sinistra ha fatto in questi anni e portando quelle capacità di apertura e di fare che sono la capacità di rilanciare la Milano internazionale e la Milano che dà per costruire davvero la città metropolitana”.

Ascolta il reportage andato in onda su Radio Popolare

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  • Autore articolo
    Luigi Ambrosio
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    Colonialismo e imperialismo. Due concetti che ritornano e forse non se ne sono mai andati. Il dibattito pubblico li usa come sinonimi di alcune eclatanti azioni dell’autoritarismo trumpiano: l’attacco al Venezuela con il rapimento di Maduro, le minacce a mezzo mondo, da Cuba alla Colombia, dalla Groenlandia a Panama. Le ferite del passato, il colonialismo di due e più secoli fa, e il colonialismo di oggi, per alcuni niente di più che protettorati. Pubblica ha ospitato Maria Rosaria Stabili, professoressa emerita di «Storia dell'America Latina» all'università di Roma Tre. Si è occupata nelle sue ricerche di temi come colonialismo, processi di occidentalizzazione, esilio. L’altro ospite è stato Marco Aime, antropologo, africanista e scrittore, già docente di antropologia culturale all'Università di Genova.

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