Approfondimenti

La mancata risposta del ministro Piantedosi, lo sciopero contro la riforma delle pensioni in Francia e le altre notizie della giornata

Il racconto della giornata di martedì 7 marzo 2023 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Il discorso del ministro Piantedosi non ha dato la risposta all’unica, vera domanda sul tavolo: perché non è intervenuta la Guardia Costiera. Piantedosi si è difeso, si è nascosto dietro alle procedure, ha scaricato le responsabilità su Frontex, ma non ha fornito l’elemento chiave sulla catena di comando. Perchè per tutta la notte non è mai stata lanciata una missione di ricerca e soccorso? E chi ha preso questa decisione? La Francia rallenta, ma non si ferma per il primo giorno di sciopero a oltranza contro la riforma delle pensioni di Macron.

Piantedosi non ha spiegato perché non è intervenuta la Guardia Costiera

(di Michele Migone)

Il discorso del ministro Piantedosi non ha dato la risposta all’unica, vera domanda sul tavolo: perché non è intervenuta la Guardia Costiera. Una ricostruzione piena di dati, informazioni, orari, ma mancante del tassello più importante. Un’omissione. Ma non solo. Accentuando alcuni aspetti, il titolare del Viminale ha fornito una versione incompleta dei fatti che hanno portato al mancato soccorso delle barca dei migranti. Di più: non è stato trasparente rispetto a ciò che è successo in quella tragica notte, così poco chiaro da essere al limite della manipolazione. La miglior difesa è l’attacco. E Piantedosi ha fatto suo questo motto oggi alla Camera. Con il suo stile molto burocratico, ha puntualizzato, ma non si è mai scusato per le parole usate nei confronti dei migranti; ha proposto una sorta di classifica delle stragi del mare del passato (che lo hanno particolarmente colpito, ha detto), tanto per lanciare il messaggio: tutti colpevoli, nessun colpevole. Sarà anche un tecnico, il ministro Piantedosi, ma ha imparato in fretta la lezione. Lo scaricabarile, quell’alludere alla colpa anche in questa occasione delle vittime, le chiamate in correo, un certo cinismo; tutti elementi che sono aleggiati nel suo intervento. C’erano tutti. E’mancata invece la trasparenza. E ancora una volta, l’umanità.

I buchi nella ricostruzione di Piantedosi

(di Matttia Guastafierro)

Piantedosi si è difeso, si è nascosto dietro alle procedure, ha scaricato le responsabilità su Frontex, ma non ha fornito l’elemento chiave sulla catena di comando. Perchè per tutta la notte non è mai stata lanciata una missione di ricerca e soccorso? E chi ha preso questa decisione?
Nella sua ricostruzione, il ministro ha detto che il sistema SAR può attivarsi solo se arriva una segnalazione di pericolo.
Eppure, quella notte c’erano tutte le condizioni per avviare i soccorsi.
Anche se non rilevava segni di pericolo, alle 23.03 Frontex indicava un’imbarcazione di legno, priva all’apparenza di giubbotti di salvataggio e con una significativa risposta termica: prova del fatto che sottocoperta ci fossero numerose persone. Secondo vari esperti di diritto marittimo, bastava già questo, in aggiunta alle proibitive condizioni del mare forza 4, per autorizzare la Guardia Costiera a uscire con i propri mezzi ogni-tempo. Invece, l’evento è stato affidato sin dall’inizio alla Guardia di Finanza per un’operazione di contrasto dell’immigrazione irregolare.
Ma pure sulle modalità di intervento delle fiamme gialle il ministro ha lasciato in sospeso diversi elementi. La missione di law enforcement dura in totale 4 ore, dalle 23.37 alle 3.40 circa, quando per la seconda volta le motovodette della finanza rientrano in porto per via del mare agitato. In questo arco di tempo, quando è ormai chiaro che le onde mettevano in pericolo qualsiasi imbarcazione non attrezzata, l’operazione di polizia non evolve mai in una missione di soccorso. Perchè? Il motivo Piantedosi non lo ha spiegato.

L’opposizione: “Il governo deve essere indagato per strage colposa”

(di Anna Bredice)

Piantedosi per le opposizioni è un ministro talmente delegittimato, che ora puntano ancora più su per indicare le responsabilità del naufragio che finora conta 72 vittime, così sotto accusa in Parlamento oggi finiscono Salvini e la stessa Giorgia Meloni, che ha aspettato una settimana prima di dire qualcosa sulla strage. Le opposizioni oggi scelgono questa linea, sia i Cinque stelle che il Partito democratico, una decisione politica ma anche di strategia parlamentare perché lasciando al suo destino Piantedosi, giudicandolo come capro espiatorio, possono a questo punto evitare di chiederne le dimissioni con una mozione di sfiducia che infatti nessuno ha ancora presentato. Una mozione finirebbe per avere la reazione contraria, portare tutto il governo a difesa del Viminale, di Piantedosi e di chi lo ha appoggiato incondizionatamente e cioè Matteo Salvini. Per il Pd ha parlato Giuseppe Provenzano sottolineando le incongruenze di Piantedosi, in particolare il mancato salvataggio su cui ancora restano i dubbi, per Provenzano il governo dovrebbe rispondere di strage colposa

Gli stessi toni anche per il Movimento cinque stelle, che punta i riflettori su Salvini, che “ha voluto il Ministero dei Trasporti per spadroneggiare” dicono i Cinque stelle sul tema dell’immigrazione e ora però Salvini evita di metterci la faccia. Sentiamo Vittoria Baldino

Sui domiciliari a Cospito si decide il 24 marzo

Alfredo Cospito ha chiesto i domiciliari per motivi per salute. La decisione spetta al tribunale di sorveglianza di Milano, che si riunirà su questo il 24 marzo. Il detenuto in sciopero della fame da ottobre contro il 41 bis è ricoverato all’ospedale san Paolo, dove è stato portato ieri dal carcere di Opera. Intanto il comitato nazionale per la bioetica ha risposto alle domande sulla vicenda che gli erano arrivate un mese fa dal ministero della giustizia. Il tema è il rifiuto dell’alimentazione forzata messo per iscritto da Cospito in caso non dovesse essere più cosciente. Il documento pubblicato dal comitato dice no a misure coercitive contro la “volontà attuale della persona” – questa l’espressione usata – e riconosce il diritto a rifiutare trattamenti sanitari anche attraverso le Dat, cioè il cosiddetto testamento biologico. Il comitato però dice anche che secondo la sua maggioranza le Dat sono inapplicabili se “subordinate all’ottenimento di beni”. Un riferimento alla lotta politica secondo Marco Perduca, che fa parte dell’associazione Luca Coscioni

Sei palestinesi sono stati uccisi a Jenin

Sei palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano in un raid nel campo profughi di Jenin in Cisgiordania. Israele l’ha definita “un’operazione anti terrorismo”, con l’obiettivo di uccidere l’uomo che il 26 febbraio ha ucciso a Hawara due fratelli israeliani. Il premier Netanyahu ha commentato l’accaduto dicendo: “I nostri combattenti coraggiosi hanno agito in maniera chirurgica nella tana degli assassini”, ma solo una delle sei vittime è stata riconosciuta come responsabile dell’attentato di Hawara.
Il portavoce del presidente palestinese Abu Mazen ha detto: “Le uccisioni quotidiane contro la nostra gente sono una guerra totale e la distruzione di ogni cosa”, aggiungendo che le azioni del governo israeliano rischiano di far esplodere la situazione e di vanificare tutti gli sforzi “volti a ripristinare la stabilità”.

Cosa sappiamo sugli avvelenamenti alle studentesse in Iran

(di Martina Stefanoni)

“Era l’ora di educazione fisica – racconta una ragazza – nessuno si è presentato quindi siamo andate all’ingresso e abbiamo sentito un odore forte come di profumo”.
“Ho una grande sensazione di torpore in tutto il mio corpo – spiega un’altra intervistata mentre è sdraiata su un lettino d’ospedale – non potevo camminare”.
Anche un’insegnante si è sentita male dopo aver sentito uno strano odore a scuola: “tutte le studentesse hanno avuto i miei stessi sintomi – dice – avevano la tosse, qualcuna sentiva gli occhi bruciare e tutte erano molto spaventate”. CONTINUA A LEGGERE

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    Si è chiuso venerdì mattina al cimitero Monumentale il ciclo di eventi dedicati a Anna Kuliscioff, nel centenario della morte, avvenuta il 29 dicembre del 2025 a Milano. Una serie di iniziative che hanno puntellato l’anno appena terminato, e che si è concluso simbolicamente nel giorno del suo compleanno, il 9 gennaio. Medica, giornalista, rivoluzionaria socialista, femminista ante-litteram, la figura di Anna Kuliscioff ha lasciato un segno fortissimo nella cultura progressista italiana. Spinta da idee rivoluzionarie fin dalla giovinezza, Kuliscioff nella sua vita ha attraversato diverse correnti del rivoluzionarismo di quel tempo, dall’anarchismo bakuniano fino ad avvicinarsi, e portare avanti quelle idee per tutto il resto della sua vita, alla corrente cosiddetta del “riformismo socialista”, insieme al marito Filippo Turati. Una delle sua grandi battaglie fu quella per il voto alle donne. Fu fondamentale per il socialismo italiano e per il progresso della città di Milano. Walter Galbusera, presidente della Fondazione Kuliscioff, la ricorda così al microfono di Alessandro Braga.

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