Adesso in diretta

Ultimo giornale Radio

  • PlayStop

    GR di dom 08/12 delle ore 08:30

    GR di dom 08/12 delle ore 08:30

    Giornale Radio - 12/08/2019

Ultima Rassegna stampa

  • PlayStop

    Rassegna stampa di sab 07/12

    La rassegna stampa di Radio Popolare

    Rassegna Stampa - 12/07/2019

Ultimo Metroregione

  • PlayStop

    Metroregione di ven 06/12 delle 19:51

    Metroregione di ven 06/12 delle 19:51

    Rassegna Stampa - 12/06/2019

Ultimi Podcasts

  • PlayStop

    Favole al microfono di dom 08/12

    Favole al microfono di dom 08/12

    Favole al microfono - 12/08/2019

  • PlayStop

    Guida nella Jungla di sab 07/12

    Guida nella Jungla di sab 07/12

    Guida nella Jungla - 12/08/2019

  • PlayStop

    The Box di sab 07/12

    The Box di sab 07/12

    The Box - 12/07/2019

  • PlayStop

    Pop Up di sab 07/12 (terza parte)

    Pop Up di sab 07/12 (terza parte)

    Pop Up Live - 12/07/2019

  • PlayStop

    Pop Up di sab 07/12 (seconda parte)

    Pop Up di sab 07/12 (seconda parte)

    Pop Up Live - 12/07/2019

  • PlayStop

    Pop Up di sab 07/12 (prima parte)

    Pop Up di sab 07/12 (prima parte)

    Pop Up Live - 12/07/2019

  • PlayStop

    Pop Up di sab 07/12

    Pop Up di sab 07/12

    Pop Up Live - 12/07/2019

  • PlayStop

    Mind the Gap di sab 07/12 (seconda parte)

    Mind the Gap di sab 07/12 (seconda parte)

    Mind the gap - 12/07/2019

  • PlayStop

    Mind the Gap di sab 07/12 (prima parte)

    Mind the Gap di sab 07/12 (prima parte)

    Mind the gap - 12/07/2019

  • PlayStop

    Mind the Gap di sab 07/12

    Mind the Gap di sab 07/12

    Mind the gap - 12/07/2019

  • PlayStop

    Passatel di sab 07/12

    Passatel di sab 07/12

    Passatel - 12/07/2019

  • PlayStop

    Sidecar di sab 07/12

    Sidecar di sab 07/12

    Sidecar - 12/07/2019

  • PlayStop

    I Girasoli di sab 07/12 (prima parte)

    I Girasoli di sab 07/12 (prima parte)

    I girasoli - 12/07/2019

  • PlayStop

    I Girasoli di sab 07/12 (seconda parte)

    I Girasoli di sab 07/12 (seconda parte)

    I girasoli - 12/07/2019

  • PlayStop

    Sabato Libri di sab 07/12 (prima parte)

    Sabato Libri di sab 07/12 (prima parte)

    Sabato libri - 12/07/2019

  • PlayStop

    Sabato Libri di sab 07/12 (seconda parte)

    Sabato Libri di sab 07/12 (seconda parte)

    Sabato libri - 12/07/2019

  • PlayStop

    Sabato Libri di sab 07/12

    Sabato Libri di sab 07/12

    Sabato libri - 12/07/2019

  • PlayStop

    Itaca di sab 07/12 (seconda parte)

    Itaca di sab 07/12 (seconda parte)

    Itaca - 12/07/2019

  • PlayStop

    Itaca di sab 07/12 (prima parte)

    Itaca di sab 07/12 (prima parte)

    Itaca - 12/07/2019

  • PlayStop

    Itaca di sab 07/12

    Itaca di sab 07/12

    Itaca - 12/07/2019

Adesso in diretta

Approfondimenti

La lotta alla violenza di genere è una priorità?

I centri antiviolenza che chiudono per mancanza di finanziamenti, i corsi sull’educazione alla parità di genere nelle scuole che restano facoltativi, e contrastati dagli ideologi “anti-gender”, le associazioni antiviolenza tagliate fuori dai tavoli di coordinamento.

“La lotta alla violenza contro le donne è una priorità del governo”, ha detto la ministra con delega alle Pari opportunità, Maria Elena Boschi, dopo gli ultimi due femminicidi in 24 ore, a Caserta e Lucca: 76 donne uccise dall’inizio dell’anno. Ma gli scarsi finanziamenti restano bloccati, in uno scaricabarile tra governo e Regioni: 16 milioni di euro stanziati per il biennio 2013-2014 mai utilizzati da alcune Regioni, come la Lombardia – feudo del centrodestra – ma anche il Lazio guidato dal Pd. E poi ancora: i fondi del 2015-2016 (18 milioni) non sono ancora stati messi a bando dallo Stato.

Soldi che servirebbero come l’ossigeno ai centri antiviolenza, che danno un posto sicuro alle donne e spesso anche un sostegno al reddito, e che contano cinquecento posti, ma secondo il Consiglio d’europa ne servirebbero cinquemila.

Il decreto antiviolenza del 2014 ha sostanzialmente aumentato le pene per i femminicidi, ma ancora una volta i numeri dicono che la repressione, da sola, non funziona: la percentuale di recidiva tra chi è stato condannato per la violenza contro le donne è altissima, 8 su 10 compiono nuovamente lo stesso reato. Un decreto da cui è stato stralciato il piano per introdurre nelle scuole l’educazione alla parità di genere, finita nella “Buona scuola” ma non obbligatoria, esponendo insegnanti e presidi alle crociate ideologiche degli integralisti cattolici e della destra in nome dell’inesistente “gender”, un forte disincentivo a svolgerli, per molte scuole. E, ancora, la cabina di regia che si riunirà l’8 settembre non prevede la presenza delle associazioni, e l’osservatorio nazionale sulla violenza sessuale e di genere, previsto dalla legge, non è mai stato istituito e ad oggi non c’è una data per la sua nascita.

Difficile, in questo quadro, vedere la priorità evocata da Boschi.

Abbiamo rivolto questi interrogativi a Valeria Fedeli, ex sindacalista della Cgil, oggi vicepresidente del senato del Partito democratico, da sempre in prima fila per i diritti delle donne. Le abbiamo chiesto se si sente sconfitta in una battaglia dove hanno prevalso gli equilibri politici e di maggioranza con il centrodestra di Alfano, impedendo così di approvare provvedimenti più efficaci.

“E’ una battaglia aperta – risponde Fedeli – su un tema che non è emergenza ma è strutturale. L’aggravante sul femminicidio non è sbagliata, ma non è sufficiente, vanno incrementati e distribuiti i fondi. Tenerli bloccati è un errore politico grave”. Questo però è esattamente ciò che non è avvenuto.

“Non c’è una consapevolezza del fenomeno – continua Fedeli – lo si legge solo la mattina dopo che una donna che è stato uccisa. Non è una priorità dell’azione”, ammette la vicepresidente del Senato che però difende la ministra Boschi e rivendica i passi avanti fatti dal governo Renzi.

“Boschi ha la delega da solo un mese e mezzo, ora sbloccherà i fondi, e anche le linee guida nei percorsi formativi nelle scuole è uno sviluppo importante”.

Ma perché allora non sono stati resi obbligatori? “Ma anche la Costituzione non viene studiata nelle scuole, è un ritardo culturale complessivo”, si difende la vicepresidente del Senato. “Quando abbiamo chiesto di inserire l’educazione di genere nei percorsi scolastici nel Paese c’è stata un’alzata di scudi, e su questo la democrazia va rispettata, i problemi non sono arrivati dal Pd, ma dall’esterno, ed è già stato difficile mantenere la possibilità dei corsi all’interno della Buona scuola”.

Ascolta qui l’intervista a Valeria Fedeli

FEDELI

 

  • Autore articolo
    Massimo Alberti
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni