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Italia in isolamento: la situazione a Pero

Comune di Pero

Com’è la situazione a Pero in queste settimane di emergenza e di isolamento? La sindaca Maria Rosa Belotti racconta a Radio Popolare come il comune di Pero, quasi 12mila abitanti a nord-ovest di Milano, si sta preparando alla Fase 2 tra distribuzione delle mascherine ai cittadini e distribuzione delle risorse alimentari ed economiche alle persone più in difficoltà.

L’intervista di Serena Tarabini a Fino Alle Otto.

In che misura il Comune di Pero è stato colpito dall’emergenza?

Nel nostro comune abbiamo ad oggi 55 casi ufficiali e 21 casi inseriti direttamente dai medici e 38 casi clinici. Da subito abbiamo attivato la COC al fine di monitorare la situazione. Io contatto personalmente tantissimi cittadini ogni giorno e insieme a me i servizi sociali e le nostre assistenti monitorano la situazione; i controlli sono poi in capo alla polizia locale che deve vigilare sui quarantenati e tutte le altre possibili situazioni che si possono verificare.

L’emergenza ha reso più evidenti disuguaglianze e povertà. È il caso anche del comune di Pero?

Sì, è molto evidente. Nell’ambito delle misure per l’emergenza alimentare messe in campo dal Governo, che hanno reso disponibili per i Comuni risorse consistenti, il nostro Comune ha ricevuto 60mila euro. Nel momento in cui dovevamo decidere come destinarli, abbiamo deciso di partire dagli utenti noti ai nostri servizi sociali, l’altra parte a quelli che a causa dell’emergenza si sono trovati in crisi. Abbiamo contattato 235 nuclei, e ad oggi 800 utenti hanno ricevuto già due pacchi alimentari. Vorremo arrivare a 4 per ogni famiglia. I pacchi all’inizio erano più corposi, anche con beni di lunga durata, man mano vengono consegnate cose più puntuali e personalizzate a seconda della composizione del nucleo. L’impoverimento è evidente.

Cosa è emerso invece di positivo, pur nella difficoltà della situazione?

La cosa più positiva è la disponibilità di tantissimi volontari. Noi non abbiamo avuto nessun problema per reperirli. Quando abbiamo effettuato la chiamata per la distribuzione dei pacchi abbiamo avuto la risposta di 70 persone che non erano quelle a noi già note perché operanti nelle nostre associazioni. Ci si è aperto un mondo. Un’altra cosa positiva è il fatto che da parte di queste 253 famiglie arrivano fiumi di ringraziamenti, e questo non è scontato. All’interno della popolazione c’è consenso, alcuni hanno imparato a non uscire di casa, ci chiamano per sapere se possono uscire, se possono andare nel paese accanto, io li invito sempre a rimanere nel proprio comune. Poi siamo stati capaci di consegnare la spesa a casa con un accordo con i commercianti, consegnamo i medicinali a casa agli over 75 e alle persone fragili, il tutto grazie ad una rete che abbiamo messo in campo con le associazioni in prima linea e i cittadini volontari. Una cosa molto apprezzata dai cittadini è il fatto che la nostra Protezione Civile si è anche incaricata del ritiro della biancheria sporca e la riconsegna pulita. Inoltre con l’associazione Astra Soccorso siamo riusciti a fare avere a casa le mascherine mandate dalla regione Lombardia. Grazie alla collaborazione dei volontari le abbiamo imbustate una a una e portate alle famiglie. Sono arrivate 6mila mascherine per circa 5600 famiglie, le mascherine restanti le abbiamo destinate ai volontari.

Ora che si discute della fase 2, dal suo punto di vista quali sono gli aspetti su cui puntare di più?

Sicuramente servirà un protocollo di sicurezza chiaro per il rientro al lavoro. A mio parere ci dovranno essere direttive chiare, senza lasciare nulla per scontato. La nostra vita non sarà più la stessa, bisognerà essere capaci di individuare le vere fragilità. Sarà fondamentale il supporto psicologico, lo capisco dalle telefonate che quotidianamente faccio, i cittadini hanno paura. Si parla di risorse per i territori, io auspico che si possa destinare queste risorse in tante correnti, l’ideale sarebbe poter destinare i contributi a chi è in difficoltà economica sempre di più e non dimenticarsi di quella parte di lavori autonomi che oggi sono in difficoltà, si sono rivolti al nostro comune. Quindi non solo lavoratori dipendenti. Il tessuto sociale è cambiato, bisogna essere capaci di intercettare i bisogni.

Foto dalla pagina Facebook del Comune di Pero

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