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I confini ungheresi sempre più blindati

L’Ungheria di Viktor Orbán porta avanti, con grande determinazione, il suo progetto di autodifesa dai flussi migratori. Sono note la decisione del governo di rafforzare la barriera antimigranti al confine con la Serbia e l’approvazione del Parlamento della legge che prevede la detenzione preventiva dei richiedenti asilo in campi situati ai confini con la Serbia e la Croazia. Da ultimo, il ministro della Difesa István Simicskó ha inaugurato l’ultima delle quattro basi militari create lungo la frontiera meridionale del Paese.

Si tratta di piccole installazioni destinate a ospitare dei soldati che dovranno aiutare gli agenti di polizia nelle operazioni di pattugliamento dei confini e di fermo dei migranti che cercano di entrare in Ungheria dalla Serbia. Tali strutture, provviste di container, possono ospitare ciascuna 150 militari e sono state realizzate con l’aiuto di soldati austriaci.

Inaugurando le basi, il ministro Simicskó ha affermato che l’Ungheria condivide con la confinante Austria la volontà di dar luogo a una difesa più efficace dei confini nazionali dai flussi migratori che, secondo il primo ministro Orbán, costituiscono un serio pericolo per la sopravvivenza dell’Europa e della sua identità culturale cristiana e sono un potenziale veicolo di terrorismo. Per questo il Paese sta blindando sempre di più le sue frontiere situate in corrispondenza di una delle principali rotte seguite dai migranti al fine di raggiungere i Paesi dell’Europa settentrionale.

Sono circa tremila, attualmente, i soldati che collaborano con la polizia di frontiera per arrestare i migranti che riescono a superare la barriera metallica e di fil di ferro situata lungo tutto il confine con la Serbia.

Restando in tema, va segnalata la reazione delle autorità ungheresi al verdetto della Corte europea dei Diritti dell’Uomo che ha condannato l’Ungheria per una vicenda risalente al 2015. Due profughi del Bangladesh avevano accusato le autorità di Budapest di essere stati maltrattati, la denuncia era stata presentata alla Corte dalla Tasz, l’Associazione dei diritti fondamentali, una Ong finanziata in parte da George Soros, miliardario statunitense di origine ungherese. Nel verdetto, la Corte europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Ungheria a risarcire i due richiedenti asilo versando loro la somma di 10.000 euro a testa.

Le autorità di Budapest, però, non accettano questo responso che considerano ingiusto dal momento che, come dice György Bakondi, consigliere di Viktor Orbán per la sicurezza, il Paese si è fatto carico della difesa di tutta l’Europa dall’invasione dei migranti. Ma c’è di più: in Parlamento, un deputato della maggioranza ha chiesto che l’Ungheria esca dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo, onde evitare, in futuro, condanne di questo genere.

Massimo Congiu è direttore dell’Osservatorio Sociale Mitteleuropeo, un’agenzia che si propone di monitorare il mondo del lavoro e degli affari sociali in Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca.

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