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Cuperlo: “Al congresso PD non basterà una conta”

Gianni Cuperlo intervista a Radio Popolare

Radio Popolare ha intervistato oggi Gianni Cuperlo, del Partito Democratico, che venerdì 19 e sabato 20 ottobre 2018 sarà protagonista dell’incontro “Sinistra, Europa, Riscatto” alla Fonderia Napoleonica di iIlano (in via Thaon di Revel).

I nostri Lorenza Ghidini e Massimo Bacchetta gli hanno chiesto prima di tutto qual è il senso di questo appuntamento milanese e l’ex presidente del PD ha risposto:

“Il tentativo è quello di partire ancora una volta dal merito, da quello che è accaduto. Noi avremo due mezze giornate di fatto, un giorno e mezzo. Iniziamo venerdì nel tardo pomeriggio con un confronto che io penso e credo sarà piuttosto intenso dal punto di vista dei contenuti sull’Europa, la sinistra, con Massimo Cacciari, Alberto Melloni, Beppe Sala, Eva Giovannini e poi il sabato, sempre alla Fonderia Napoleonica, sarà una giornata ricca di dibattito sul tema più legato, appunto, alla scadenza del congresso, ma soprattutto alla prospettiva del Partito Democratico e della sinistra. Interverrà anche Maurizio Martina e poi una serie di interlocutori esterni, ospiti, intellettuali, esponenti di associazioni, movimenti. Insomma, penso che possa essere un’occasione utile. Che cosa diremo? Essenzialmente che se il congresso che si sta per svolgere fosse la copia dei congressi che abbiamo vissuto negli ultimi anni temo che non servirà, nel senso che non ci basta, mai come oggi non ci basta una conta con eserciti e arruolamenti dietro l’una o l’altra candidatura, tutte nobilissime, tutte degnissime, anche perché rischiamo di assistere al trionfo del trasformismo se al centro non si mette il merito, cioè capire in che cosa la discontinuità con la stagione ultima sarà misurata e sarà praticata. Io penso che in questi sei mesi che ci separano dal voto di marzo la sconfitta peggiore della nostra vita non ha trovato ancora una chiave, una lettura e senza quella il pericolo è non capire che cosa sta investendo oggi l’Europa e complessivamente direi persino l’Occidente. Guardate, il voto in Baviera di ieri è una conferma di questo, nel senso che crollano degli ancoraggi storici e la mobilità del voto, anche questo risultato assolutamente significativo dei Verdi in Baviera, risponde alla ricerca di un altro modello di crescita, di economia, di Europa”

Noi vorremmo capire, da esterni, se si va verso un congresso in cui ci sarà chi vince e chi perde o c’è il rischio che qualcuno vinca e qualcun altro esca. Martina ha detto “Abbiamo capito la lezione”, non è ancora chiaro quale sia la lezione che il PD ha capito. L’impressione è che si vada a un congresso in cui ognuno ha una sua lettura di quello che è successo, perché il PD al suo interno non ne ha discusso.

“I congressi servono esattamente per affrontare discussioni di questo genere. Io credo che noi abbiamo alle spalle dieci anni che hanno cambiato tutto, la geografia elettorale, la geografia sociale, l’assetto del sistema politico di questo Paese. Rischiamo di fare un congresso che appaia un paradosso dal punto di vista prima di tutto delle sue regole, in fondo dieci anni fa nasce il Partito Democratico, s’inventa un’identità che parte dalle primarie, dalla scelta diretta di un leader che coincide con la carica di candidato alla Presidenza del Consiglio e a un’Italia con un sistema elettorale maggioritario, due poli solamente, addirittura una tendenza verso un bipartitismo, cose di cui parlava apertamente Veltroni, evocando la vocazione maggioritaria, dieci anni più tardi siamo in un sistema elettorale proporzionale, i poli sono divenuti tre, noi siamo il terzo, almeno attualmente, e soprattutto è cambiata la geografia sociale di questo Paese. Mi pare che ci sia stata una mezza rivoluzione. Pensare di affrontare una rivoluzione con gli argomenti, le categorie, gli strumenti, la lingua di un tempo passato credo che non aiuti. Lei parla di un congresso in cui non si sa se si rimarrà tutti dentro la stessa comunità, io questo me lo auguro, io ho scelto di rimanere in questa comunità anche quando una parte di questa comunità a cui io ero particolarmente legato, non solo per ragioni affettive, ma per ragioni culturali e di appartenenza, ha scelto di andarsene altrove, mi pare che quella operazione non sia stata coronata, almeno fin qui, da particolare successo. È chiaro che noi oggi dobbiamo ricostruire, ricomporre un campo e questo significa aprire il PD anche oltre i confini che ha conosciuto sinora. Però tutto questo ha un senso se, certo, nessuno dice ‘abiura’, non è che bisogna portare Galileo all’inquisizione, ma deve avere l’onesta intellettuale e politica di riconoscere dicendo che hai capito dove abbiamo compiuto degli errori e perché è potuto accadere”

Cuperlo: “Bisogna capire i bisogni, non fare ironia sul reddito di cittadinanza”

Dove li avete compiuti questi errori?

“Secondo me ha avuto un peso la portata incredibile della crisi dell’ultimo decennio, un processo di impoverimento di massa che ha riguardato il ceto medio in Italia come in Europa e in generale anche sull’altra sponda dell’Atlantico e che ha cambiato le condizioni materiali di vita in peggio di milioni di persone, di milioni di famiglie. Come ti insegnavano da ragazzo se scoprivi la politica da ragazzo in un partito di sinistra, ti spiegavano che potevi leggere migliaia di libri, ma dovevi sempre ricordarti che quando cambiano le condizioni materiali di vita delle persone e cambiano in peggio, non è che cambia solamente la loro propensione a consumare un po’ di più o un po’ di meno, certo anche quello, ma prima di tutto cambia il loro modo di pensare, cambiano i loro sentimenti, il loro umore, le aspettative che coltivano verso il futuro loro e della loro famiglia. E cambia anche, ragionevolmente, se non capisci la mobilità incredibile dell’elettorato a livello europeo di questi ultimi anni, e cambia anche l’idea di chi li può rappresentare meglio nella dimensione della politica, del potere, del governo. Questo è quello che è accaduto, per cui ci siamo risvegliati il 5 di marzo con una cartina dell’Italia bicolore, quasi interamente di colore blu scuro nel Nord e nel Centro, nelle Isole chiazze rosse sempre più accerchiate e un’immensa mappa gialla in tutto il Mezzogiorno. Che poi in questi primi mesi di governo questo abbia prodotto una maggioranza ibrida Lega-5 Stelle e stia riproducendo uno schema antico nella storia d’Italia, cioè l’alleanza tra i ceti produttivi del Nord, prevalentemente rappresentati dalla Lega, e un certo tipo di assistenzialismo più o meno parassitario nel Mezzogiorno, che oggi è interpretato dai 5 Stelle, ma sono tesi che risalgono a Gramsci e Salvemini, è la storia d’Italia che racconta questo connubio. Io penso che questo in parte sia vero, ma noi non ce la caviamo dicendo semplicemente che quella è una prospettiva che porta l’Italia indietro nel tempo, perché quando milioni di persone non ce la fanno a sfangare il mese, non hanno un lavoro e sono preoccupati della possibilità che figli e nipoti completino gli studi, tu devi farti carico della concretezza di questi bisogni, non puoi fare ironia sul reddito di cittadinanza, devi misurarti con le ragioni che hanno portato quella proposta a raccogliere, in una parte del Paese, un consenso quasi plebiscitario. Sono stato due settimane fa a Torre Annunziata, 40mila abitanti, cintura napoletana, vicino a Ercolano-Pompei, lì il M5S non esiste perché, come mi hanno spiegato i compagni che mi hanno accolto quel giorno, che c’erano due meetup che hanno litigato portando le carte bollate davanti a un giudice, insomma, per farla breve, non hanno fatto la campagna elettorale per il 4 marzo, non c’erano nelle città, non c’erano i gazebo, volantinaggi, manifesti, nulla, ma il 4 di marzo hanno raccolto il 52% dei voti. Nessun partito nella storia della Repubblica aveva raggiunto una vetta di questo genere. Di fronte a questa onda non è che te la cavi dicendo: ‘Adesso sistemiamo meglio il mobilio di casa, rattoppiamo la dimensione programmatica, mettiamo in campo una nostra proposta sulla tassazione della piccola impresa. Tutte cose giuste, intendiamoci, ma se la valanga ha questa portata devi rivedere tutto”

Ha parlato poco fa di trasformismo. Adesso il Pd è in una situazione in cui probabilmente si troverà da una parte Nicola Zingaretti, che ha un passato da veltroniano, e dall’altra Marco Minniti, per la cui candidatura starebbero spingendo i renziani, che invece ha un passato da dalemiano. È anche questo il trasformismo a cui faceva riferimento lei?

“No, no, assolutamente…”

“No, no” lo dice in maniera ironica?

“No, lo dico in modo convinto, nel senso che noi alle spalle abbiamo ormai 20 anni, quasi 25, un quarto di secolo. Lei cita personalità che hanno svolto un ruolo importante nella guida della sinistra, del centro-sinistra di questo Paese, uno, parlo di Massimo D’Alema, è stato Presidente del Consiglio per una breve stagione, ma è cambiato il mondo intorno a noi, quindi entrare nella nuova epoca pensando di portarci appresso quel tipo di zaino non va bene. Io rivendico anche il merito delle cose buone che i governi di centro-sinistra hanno fatto durante questo ventennio, l’abbiamo rievocate mille volte, abbiamo riacciuffato per i capelli i conti pubblici di questo Paese almeno in due occasioni. Non è quello il punto, però è evidente che per molte ragioni la lettura che noi abbiamo dell’idea di un corso inevitabile degli eventi storici che spingeva verso un primato dei valori progressisti sul terreno della democrazia e della cittadinanza, una vittoria piena delle politiche liberiste sul versante economico e sociale, con noi che dovevamo smussare gli spigoli più urticanti di quelle politiche, assumendo anche il lessico come flessibilità, precarizzazione. Tutto questo ci ha spinto, a causa della grande crisi degli ultimi dieci anni, su un terreno dove un pezzo importante delle popolazioni europee non si è più sentita rappresentata da questa sinistra, da questo campo democratico e progressista. Dobbiamo ripartire da lì, dobbiamo riconquistare quel consenso, quei voti. E per riconquistare quel consenso e quei voti, sarà banale e superficiale dirlo, non so, io non riesco a darmene una ragione diversa, ma dobbiamo riacquistare la fiducia e, se anche quel termine può sembrare un po’ retorico, la stima di quel pezzo di Paese, perché c’è un pezzo di Paese che noi dovremmo rappresentare, perché le sue condizioni sono quelle che la sinistra ha sempre teso a rappresentare, le condizioni di chi sta peggio, che semplicemente non è che non si fida semplicemente di noi, ma ci considera più credibili ai suoi occhi e quando succede questo devi mettere tutto te stesso nello sforzo di ricomporre questo legame. Ricordate quello che parlava di connessione sentimentale tra gli intellettuali e il popolo? Ma gli intellettuali per Gramsci erano prevalentemente identificati con il soggetto politico, quindi c’era l’idea di un partito, di una forza organizzata, che era in grado di esprimere, di rappresentare quegli interessi. Dobbiamo ricomporre questo quadro. Non è semplice, è complicatissimo. Vedere le tabelline del voto in Baviera è impressionante, ancora una volta la conferma del crollo della socialedemocrazia, che certo è una forza storica nel continente, ma anche qui le avvisaglie c’erano. Noi pensiamo al peggiore risultato della storia della sinistra italiana nell’intera parabola della Repubblica. Ma il 24 settembre di un anno fa l’SPD alle elezioni politiche in Germania viene dato aò 20,5% che è il peggior risultato della socialdemocrazia dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Cioè non puoi andare avanti e camminare a occhi bendati, devi avere la forza di toglierti la benda, guardarti attorno. A me non interessa una dialettica interna al mio partito dove ci si iscrive a questo e a quello pensando che si risolva così il problema. Voglio capire se rimettiamo in asse questo progetto, questa identità con lo spirito del tempo che abbiamo davanti a noi”

Per il congresso, come area Cuperlo, state pensando di presentare un vostro candidato o appoggerete Zingaretti?

“Aspettiamo serenamente di vedere quali saranno i tempi, perché i tempi precisi ancora non ci sono. Vogliamo vedere quali sono le piattaforme in campo e poi decideremo. Queste due giornate di Milano sono aperte, io spero che siano partecipate, siano un dibattito vivo, intenso, sincero. Serviranno anche a chiarirsi le idee su questo punto”

ASCOLTA TUTTA L’INTERVISTA A GIANNI CUPERLO
gianni cuperlo

Gianni Cuperlo intervista a Radio Popolare
Foto © Facebook Gianni Cuperlo
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    Redazione
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