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Francia, passa alla Camera la legge che risarcisce gli omosessuali vittime di repressione

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Il guardasigilli Eric Dupond-Moretti ha chiesto scusa, da parte della Repubblica francese, a tutte le persone omosessuali che hanno ingiustamente subito quarant’anni di repressione. È mercoledì 6 marzo, su Parigi è già scesa la sera e il ministro della giustizia ha appena introdotto alla Camera un testo di legge che riconosce e risarcisce i pregiudizi subiti dalle persone omosessuali tra il 1945 e il 1982, quando avere relazioni con persone dello stesso sesso in Francia era un reato. Finiti gli applausi, i 331 deputati hanno approvato all’unanimità la legge, che introduce tra l’altro il principio di un risarcimento monetario per le persone condannate e la creazione di una commissione incaricata di vagliare le richieste.

In Francia la seconda volta che questa proposta di legge arriva in parlamento: lo scorso novembre il Senato aveva eliminato dal testo proprio questi passaggi, riducendolo a un atto puramente simbolico. Come hanno fatto notare alcuni dei militanti che hanno subito sulla loro pelle la repressione di quegli anni, particolarmente accanita e violenta n egli anni sessanta e settanta: “Non si vive di soli simboli. Chi come noi è stato ostracizzato tutta la vita sa che di simboli oggi sono pieni i cimiteri.” In realtà, si calcola che il numero di persone che potrebbero dimostrare di aver diritto a un risarcimento (si parla di circa 10.000 euro per una condanna più 150 euro per ogni giorno di prigione) varia tra le 200 e le 400 in tutto. Dei numeri che richiamano quelli di chi ha beneficiato di una legge simile in Spagna e in Germania, tra i pochi paesi insieme a Irlanda, Regno Unito e Canada ad aver ammesso le colpe dello Stato nella criminalizzazione dell’omosessualità.

Nel corso degli anni molte vittime si sono suicidate o sono morte, di vecchiaia o a causa dell’AIDS. Altre non si faranno mai avanti perché il peso dello stigma in Francia è ancora troppo forte. Altre ancora potranno difficilmente provare di aver diritto al risarcimento, visto che spesso venivano ufficialmente arrestate per altri reati, come prostituzione, oltraggio al pudore o atti osceni. I ricercatori che hanno recentemente iniziato a interessarsi alla questione hanno trovato traccia di almeno 10.000 condanne in circa quarant’anni ma si stima che possano essercene state anche più di 50.000. Anche per questo, diverse associazioni per i diritti LGBTQ avrebbero preferito che il risarcimento prevedesse un capitolo collettivo, ad esempio con un sostegno economico agli archivi che documentano le lotte e le sofferenze della comunità. Si tratta in ogni caso di un passo avanti nel riconoscimento delle responsabilità dello Stato, che ha impiegato 40 anni ad abrogare delle leggi figlie dirette della Repubblica di Vichy e delle ideologie nazifasciste. La palla ora passa nuovamente al Senato, chiamato come la Camera a riconoscere l’importanza, al di là del simbolo, di una legge come questa.

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