Approfondimenti

Cosa c’è dietro al colpo di stato in Sudan

Il colpo di stato in Sudan non è stato un fulmine a ciel sereno. Gli eventi delle ultime settimane avevano segnalato una situazione piuttosto critica, e in realtà l’instabilità è sempre stata una costante dalla caduta del dittatore Omar al-Bashir nella primavera del 2019. Quello che sta succedendo in queste ore, poi, ci dice alcune cose sul Sudan e più in generale sulle dinamiche politiche e sociali in una determinata area geografica tra il Nord Africa e il Medio Oriente.

 Ma andiamo con ordine. La mossa dell’esercito sudanese interrompe l’esperimento della condivisione del potere tra militari e civili cominciata due anni fa, poco dopo l’uscita di scena di Omar al-Bashir che era stato al potere per 30 anni, dal suo colpo di stato nel 1989.
 La condivisione del potere aveva dato vita a un Consiglio Sovrano e a un governo di transizione, che avrebbero dovuto guidare il paese fino alle elezioni del 2023 e alla nascita di un esecutivo formato esclusivamente da civili. Sulla carta, annunciando l’introduzione dello stato d’emergenza, il capo del Consiglio Sovrano, il generale Burhan, ha detto che lo scioglimento del governo – e implicitamente la presa del potere da parte dei militari – serve proprio a rimettere la transizione sul binario giusto e ha confermato l’appuntamento elettorale del 2023.

Le divisioni tra militari e civili – che hanno bloccato più volte il lavoro del governo di transizione – ma anche le divisioni all’interno dei due schieramenti. Il Sudan è da sempre famoso per la sua profonda frammentazione politica e le differenze non mancano nemmeno dentro le forze armate.
Divisioni che nelle ultime settimane erano venute alla luce con manifestazioni contrapposte, il blocco del porto strategico di Port Sudan, un altro tentato colpo di stato, uno scontento diffuso per le difficili condizioni economiche. Il primo ministro, Abdallah Hamdok – un civile, arrestato dai militari – era stato criticato da più parti per aver tagliato i sussidi alla benzina. In realtà l’esercizio democratico di questi ultimi due anni aveva portato a un’apertura verso comunità internazionale dopo tanti anni di sanzioni, con conseguenti aiuti dall’estero. Ora il colpo di stato potrebbe bloccare tutto, aggravando ulteriormente la crisi economica.

La faccia pubblica del colpo di stato, il generale Burhan, nelle forze armate dai tempi di Omar al-Bashir, ha sempre avuto il supporto di Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi, tra paesi chiave, che in questi anni hanno dato un importante aiuto economico e finanziario. Non è ancor chiaro però quale sia la loro posizione su quanto successo. Dietro a Burhan sembra comunque esserci un blocco militare che di fronte all’instabilità dell’ultimo periodo ha ritrovato una qualche unità. Un altro personaggio importante potrebbe essere il suo ex-numero due dentro il Consiglio Sovrano, il generale Hemeti, che durante la guerra nel Darfur, nel 2003, guidava le famigerate milizie Janjaweed. Il conflitto nel Darfur fece almeno 300mila morti. La comunità internazionale cercherà di non perdere questo paese, anche perché nell’ultimo periodo si stava trasformando in un mercato importante per una serie di investimenti. Previsioni a parte la crisi sudanese ci dice in ogni caso alcune cose. La prima. In alcuni paesi i militari non mollano mai il potere, o almeno ci provano. In Sudan la strategia, con tutte le differenze del caso, sembra simile a quella usata dai militari egiziani nel 2013 – sfruttare il malcontento popolare e le proteste di piazza.
La seconda. I civili – partiti e società civile – non hanno forse avuto la pazienza necessaria in un processo di transizione e hanno provato a bruciare le tappe. Diversi esponenti civili del governo di transizione stavano per esempio spingendo per la consegna dell’ex-dittatore al-Bashir alla Corte Penale Internazionale. Mossa che i militari non hanno gradito. Terzo e ultimo elemento che rimane dalla crisi di queste ore. La popolazione civile in Sudan non mollerà la piazza. Lo dimostrano le manifestazioni in diverse città. Anche per questo l’esito della crisi è tanto pericoloso quanto imprevedibile.

Foto | Una protesta a Khartoum, in Sudan, lo scorso 21 ottobre

  • Autore articolo
    Emanuele Valenti
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Adesso in diretta

  • Ascolta la diretta

Ultimo giornale Radio

  • PlayStop

    Giornale Radio domenica 11/01 19:31

    Le notizie. I protagonisti. Le opinioni. Le analisi. Tutto questo nelle tre edizioni principali del notiziario di Radio Popolare, al mattino, a metà giornata e alla sera.

    Giornale Radio - 11-01-2026

Ultimo giornale Radio in breve

  • PlayStop

    Gr in breve domenica 11/01 17:30

    Edizione breve del notiziario di Radio Popolare. Le notizie. I protagonisti. Le opinioni. Le analisi.

    Giornale Radio in breve - 11-01-2026

Ultima Rassegna stampa

  • PlayStop

    Rassegna stampa di domenica 11/01/2026

    La rassegna stampa di Popolare Network non si limita ad una carrellata sulle prime pagine dei principali quotidiani italiani: entra in profondità, scova notizie curiose, evidenzia punti di vista differenti e scopre strane analogie tra giornali che dovrebbero pensarla diversamente.

    Rassegna stampa - 11-01-2026

Ultimo Metroregione

  • PlayStop

    Metroregione di venerdì 09/01/2026 delle 19:47

    Metroregione è il notiziario regionale di Radio Popolare. Racconta le notizie che arrivano dal territorio della Lombardia, con particolare attenzione ai fatti che riguardano la politica locale, le lotte sindacali e le questioni che riguardano i nuovi cittadini. Da Milano agli altri capoluoghi di provincia lombardi, senza dimenticare i comuni più piccoli, da dove possono arrivare storie esemplificative dei cambiamenti della nostra società.

    Metroregione - 09-01-2026

Ultimi Podcasts

  • PlayStop

    Prospettive Musicali di domenica 11/01/2026

    In onda dal 2001, Prospettive Musicali esplora espressioni musicali poco rappresentate. Non è un programma di genere, non è un programma di novità discografiche, non è un programma di classici dell’underground, non è un programma di gruppi emergenti. Ma è un po’ tutte queste cose mischiate insieme dal gusto personale dei conduttori. Ad alternarsi in onda e alla scelta delle musiche sono Gigi Longo, Fabio Barbieri e Lino Brunetti, con un’incursione annuale di Alessandro Achilli che è stato uno storico conduttore del programma.

    Prospettive Musicali - 11-01-2026

  • PlayStop

    News della notte di domenica 11/01/2026

    L’ultimo approfondimento dei temi d’attualità in chiusura di giornata

    News della notte - 11-01-2026

  • PlayStop

    La sacca del diavolo di domenica 11/01/2026

    “La sacca del diavolo. Settimanale radiodiffuso di musica, musica acustica, musica etnica, musica tradizionale popolare, di cultura popolare, dai paesi e dai popoli del mondo, prodotto e condotto in studio dal vostro bacicin…” Comincia così, praticamente da quando esiste Radio Popolare, la trasmissione di Giancarlo Nostrini. Ascoltare per credere. Ogni domenica dalle 21.30 alle 22.30.

    La sacca del diavolo - 11-01-2026

  • PlayStop

    Sudedoss di domenica 11/01/2026

    Sudedoss è il programma di infotainment che ogni domenica sera dalle 19.45 alle 21.30 accompagna le ascoltatrici e gli ascoltatori di Radio Popolare con leggerezza, ironia e uno sguardo semiserio sull’attualità. Conducono Matteo Villaci e Gaia Grassi, tra chiacchiere, musica, racconti e condivisione. Un momento per fare il punto sul weekend che sta per finire e prepararsi, insieme, alla settimana in arrivo, creando uno spazio di ascolto e partecipazione. Perché la domenica sera… ci dovete mollare.

    Sudedoss - 11-01-2026

  • PlayStop

    Mash-Up di domenica 11/01/2026

    Musica che si piglia perché non si somiglia. Ogni settimana un dj set tematico di musica e parole scelte da Piergiorgio Pardo in collaborazione con le ascoltatrici e gli ascoltatori di Radio Popolare. Mail: mischionepopolare@gmail.com

    Mash-Up - 11-01-2026

  • PlayStop

    Gli scenari per il futuro dell’Iran scosso dalle proteste contro il regime

    In Iran proseguono le proteste contro il regime degli ayatollah. Anche nelle ultime ore ci sono state manifestazioni. Secondo l'agenzia statunitense Human Rights Activists News Agency il numero di persone uccise nelle manifestazioni sale a 466. Il presidente Usa Donald Trump riceverà un briefing martedì sulle opzioni per rispondere alla repressione dopo che ha detto di poter intervenire a difesa dei manifestanti. L'incontro tra il presidente americano e alti funzionari dell'amministrazione verterà sui prossimi passi da intraprendere, che potrebbero includere cyber attacchi contro siti militari e civili iraniani, l'imposizione di ulteriori sanzioni al regime di Teheran ma anche attacchi militari, hanno detto i funzionari al Wall Street Journal. Il regime iraniano può cadere senza interventi esterni? Lo abbiamo chiesto a Luigi Toninelli, ricercatore dell’Ispi, studioso dell’Iran.

    Clip - 11-01-2026

  • PlayStop

    DOC 181 - TERRAZZA SENTIMENTO - 11/01/2026

    Un fatto di cronaca del 2020 ci offre lo spunto per tornare a parlare di violenza di genere e di quanto sia importante intervenire con urgenza su un tema che ancora oggi riempie le pagine dei giornali e ancora prevede alibi e tolleranza. Ospite: Giuseppina Seppini - Criminologa e vice presidente di Forum Lex, professionisti in rete contro la violenza

    DOC – Tratti da una storia vera - 11-01-2026

  • PlayStop

    Alice, chiacchiere in città di domenica 11/01/2026

    A cura di Elena Mordiglia. Nella città frenetica, in quello che non sempre sembra un paese delle meraviglie, ci sono persone da raccontare e da ascoltare. Quale lavoro fanno? Come arrivano alla fine del mese? Quale rapporto hanno con la città in cui vivono? Ma parleremo anche di cosa le appassiona ed entuasisma. Registratore alla mano e scarpe buone, queste storie ve le racconteremo.

    Alice, chiacchiere in città - 11-01-2026

  • PlayStop

    Bollicine di domenica 11/01/2026

    Che cos’hanno in comune gli Area e i cartoni giapponesi? Quali sono i vinili più rari al mondo? Giunta alla stagione numero 17, Bollicine ogni settimana racconta la musica attraverso le sue storie e le voci dei suoi protagonisti: in ogni puntata un filo rosso a cui sono legate una decina di canzoni, con un occhio di riguardo per la musica italiana. Come sempre, tutte le playlist si trovano sul celeberrimo Bolliblog.com. A cura di Francesco Tragni e Marco Carini

    Bollicine - 11-01-2026

  • PlayStop

    Ricordi d'archivio di domenica 11/01/2026

    Da tempo pensavo a un nuovo programma, senza rendermi conto che lo avevo già: un archivio dei miei incontri musicali degli ultimi 46 anni, salvati su supporti magnetici e hard disk. Un archivio parlato, "Ricordi d'archivio", da non confondere con quello cartaceo iniziato duecento anni fa dal mio antenato Giovanni. Ogni puntata presenta una conversazione musicale con figure come Canino, Abbado, Battiato e altri. Un archivio vivo che racconta il passato e si arricchisce nel presente. Buon ascolto. (Claudio Ricordi, settembre 2022).

    Ricordi d’archivio - 11-01-2026

  • PlayStop

    Giocare col fuoco di domenica 11/01/2026

    Giocare col fuoco: storie, canzoni, poesie di e con Fabrizio Coppola Un contenitore di musica e letteratura senza alcuna preclusione di genere, né musicale né letterario. Ci muoveremo seguendo i percorsi segreti che legano le opere l’una all’altra, come a unire una serie di puntini immaginari su una mappa del tesoro. Memoir e saggi, fiction e non fiction, poesia (moltissima poesia), musica classica, folk, pop e r’n’r, mescolati insieme per provare a rimettere a fuoco la centralità dell’esperienza umana e del racconto che siamo in grado di farne.

    Giocare col fuoco - 11-01-2026

  • PlayStop

    Comizi d’amore di domenica 11/01/2026

    Quaranta minuti di musica e dialoghi cinematografici trasposti, isolati, destrutturati per creare nuove forme emotive di ascolto. Ogni domenica dalle 13.20 alle 14.00, a cura di Stefano Ghittoni.

    Comizi d’amore - 11-01-2026

Adesso in diretta