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Coronavirus e bambini: ha senso chiudere le scuole?

coronavirus e bambini - scuole chiuse

Tra i nuovi casi di positività al coronavirus COVID-19 in Italia ci sono anche dei bambini e dei minorenni, almeno otto secondo gli ultimi dati ufficiali diffusi in queste ore, tutti in buone condizioni di salute o addirittura asintomatici.

Come si inserisce questa notizia nel quadro che abbiamo già di questo coronavirus COVID-19 in Italia? Lo abbiamo chiesto a Rocco Russo della Società Italiana di Pediatria e responsabile del tavolo tecnico sulle vaccinazioni.

L’intervista di Diana Santini ad Ora di Punta.

Noi abbiamo a che fare con un virus nuovo che ha fatto un salto di specie dall’animale all’uomo e che ci trova impreparati perché il nostro sistema immunitario è impreparato a rispondere all’infezione provocata dal nuovo virus.
I dati epidemiologici che noi abbiamo a disposizione ci danno delle informazioni che ci tranquillizzano sull’eventuale contagio da parte dei bambini. E, soprattutto all’interno di questi contagi, non ci sono casi che hanno portato al decesso di questi bambini.
Non sappiamo quali sono i motivi che stanno alla base di questa “scelta” del virus di non interessare i bambini, ma è anche vero che nell’ambito della diversificazione tra i vari virus ci sono dei virus che hanno una predilezione per quanto riguarda i bambini più piccoli. Ora abbiamo la fortuna di trovarci in un momento storico in cui un virus non sembra prediligere la popolazione infantile. Questo per noi è un aspetto di fondamentale importanza, ma non significa che non si infettino. C’è una maggiore diffusione del virus nella fascia adulta. Di fronte ad un bambino che contrae l’infezione bisogna comunque mettere in atto tutte le norme di profilassi come per gli adulti. Il bambino che ha il raffreddore o manifestazioni simil-influenzali non deve frequentare la scuola, ma questa è una buona regola che vale per tutte le condizioni di infezioni in cui si può trovare un bambino.

In questo momento le scuole nel Nord Italia e non solo sono chiuse. Secondo lei ha senso lasciare chiuse le scuole?

Non stiamo parlando della peste, ma di un virus nuovo che, anche nei soggetti adulti, ha un indice di letalità molto basso. L’unica arma a suo vantaggio è la capacità di diffondersi in maniera più rapida. Tutti gli interventi che devono essere messi in atto sono finalizzati solo ed esclusivamente a contenere la diffusione del virus, non a creare panico all’interno della popolazione. Il discorso della chiusura delle scuole è una scelta non supportata da evidenze scientifiche.
La chiusura della scuola in quanto tale crea ulteriori problemi e ulteriore carico di emotività all’interno dei contesti sociali. Se si rispetta una giusta quarantena e se si applicano le norme igieniche comuni noi riusciamo a contenere la diffusione del virus. Il bambino che ha un’infezione resta a casa per proteggere sé stesso e la comunità con la quale può venire in contatto. È un sistema di protezione, ma non è una una quarantena che viene vissuta come se fosse una quarantena da peste bubbonica.
Sono solo delle norme precauzionali finalizzate solo ed esclusivamente a bloccare la diffusione del virus.

È una misura che serve a tutti, non destinata soltanto ai bambini.

Il bambino che sta a scuola deve mettere in atto una serie di norme igieniche come l’igiene delle mani alla pulizia col disinfettante. La scuola deve provvedere a pulire i banchi e le superfici e areare i locali. Se noi mettiamo in atto una serie di norme precauzionali non c’è bisogno di chiudere la scuola. Ecco perché le evidenze scientifiche non sono a supporto della raccomandazione di chiudere le scuole.

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    Colonialismo e imperialismo. Due concetti che ritornano e forse non se ne sono mai andati. Il dibattito pubblico li usa come sinonimi di alcune eclatanti azioni dell’autoritarismo trumpiano: l’attacco al Venezuela con il rapimento di Maduro, le minacce a mezzo mondo, da Cuba alla Colombia, dalla Groenlandia a Panama. Le ferite del passato, il colonialismo di due e più secoli fa, e il colonialismo di oggi, per alcuni niente di più che protettorati. Pubblica ha ospitato Maria Rosaria Stabili, professoressa emerita di «Storia dell'America Latina» all'università di Roma Tre. Si è occupata nelle sue ricerche di temi come colonialismo, processi di occidentalizzazione, esilio. L’altro ospite è stato Marco Aime, antropologo, africanista e scrittore, già docente di antropologia culturale all'Università di Genova.

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