Approfondimenti

Che cosa è successo oggi? – Mercoledì 26 agosto 2020

Lucia Azzolina

Il racconto della giornata di mercoledì 26 agosto 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia in Italia al mancato accordo tra governo e regioni sugli ultimi dettagli in vista della riapertura delle scuole. La tensione tra Grecia e Turchia resta alta nonostante l’appoggio dell’UE al dialogo, mentre negli Stati Uniti proseguono le proteste a Kenosha, Wisconsin, con due persone rimaste uccise e una ferita in modo grave. Oggi la terza serata della Convention repubblicana. Infine, i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

Tornano a salire i contagi in Italia. Nelle ultime 24 ore si sono registrati 1.367 nuovi positivi, contro gli 878 di ieri. È il dato più alto dagli inizi di maggio, ma va registrato anche il record assoluto di tamponi dall’inizio dell’epidemia, ben 93.529. 13 I morti, ma su questo dato pesano le 11 persone decedute in Veneto nei giorni scorsi e conteggiate solo oggi. Tre in più le persone ricoverate in terapia intensiva nelle ultime 24 ore, in lieve calo i ricoveri ordinari.
L’incremento maggiore di nuovi casi si è registrato in Lombardia: 269 I nuovi positivi, contro i 119 di ieri. Delle nuove positività “circa 2/3 sono determinate da rientri in Lombardia dall’estero ben 214 dei nuovi positivi hanno una età inferiore a 50 anni”, ha spiegato l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera.
Dopo la Lombardia per numero di nuovi contagi ci sono il Lazio, 162 casi, e la Toscana con 161. Anche in questo caso si tratta in maggioranza di casi di rientro dall’estero e dai luoghi di villeggiatura, con una età media dei nuovi positivi che si abbassa e arriva a 36 anni in Toscana.

Il commento del virologo Andrea Crisanti:


 

Scuola, nessun accordo tra governo e regioni su mascherine e trasporti

(di Anna Bredice)

Gli autobus che trasportano gli studenti e l’uso delle mascherine a scuola sono i due punti sui quali non si è ancora trovato nessun accordo tra il governo e le regioni, domattina ci sarà un incontro delle regioni e province per definire anche tra loro una linea comune, e poi nei prossimi giorni continuerà il confronto con il governo, con l’obiettivo soprattutto del ministero della Sanità di raggiungere una decisione unitaria e non scelte a macchia di leopardo. L’impressione nel governo è che sugli evidenti nodi irrisolti legati alla scuola, e sono molti, le regioni del centrodestra che vanno al voto sei giorni dopo l’apertura della scuola stiano facendo campagna elettorale. È sul trasporto pubblico che c’è uno stallo, con posizioni diverse anche dentro al governo: la ministra dei trasporti sarebbe propensa ad assecondare le regioni che chiedono una deroga all’obbligo del metro di distanza, prevedendo per i compagni di classe la categoria dei congiunti che possono camminare vicini. Il ministro Speranza sarebbe contrario. Altro tema le mascherine, obbligatorie sempre, a meno che i banchi siano distanti, anche in questo caso le regioni vorrebbero una deroga, perlomeno regole differenti a seconda dell’andamento dei contagi. In Campania poi De Luca chiede che siano le scuole a misurare la febbre all’ingresso e non i genitori a casa. Tante questioni importanti, che attendono una risposta da un confronto obbligatorio tra governo e regioni. Approvato invece da queste ultime il protocollo del Comitato scientifico sulle regole che le scuole devono seguire nel caso di contagi in classe e tra gli insegnanti, c’è l’immediata richiesta di tamponi e quarantena per la famiglia, in caso di presenza del virus e questa eventualità aprirà un altro capitolo, il ritorno allo smart working di chi dovrà rimanere a casa con i figli, contagiati o in attesa di un tampone.

Il centrodestra contro le piste ciclabili a Milano

(di Claudio Jampaglia)

Il centrodestra a Milano ha la sua grande battaglia contro le piste ciclabili. Che sarebbero nell’ordine inutili, pericolose, dannose per i commerci, ideologiche e soprattutto causerebbero caos e aumento del traffico. Sono le affermazioni nell’ordine di un assessore regionale, De Corato già vicesindaco di Milano, del sindaco di Sesto San Giovanni, Roberto Di Stefano, indispettito perché il Comune di Milano ha iniziato a tracciare la pista che da Piazzale Loreto arriverà proprio alla ex Stalingrado d’Italia, e anche del presidente del Municipio 2, dove la pista lineare prende vita, Samuele Piscina. CONTINUA A LEGGERE.

Turchia-Grecia, la tensione resta alta

(di Serena Tarabini)

Pochi giorni fa il Presidente Erdoğan con un discorso alla nazione aveva annunciato la scoperta di un enorme giacimento di gas nel Mar Nero che avrebbe dato un grande impulso alle politiche energetiche turche. Nonostante ora disponga di un consistente serbatoio su cui nessuno avrà niente da ridire, le tensioni con la Grecia sulle risorse energetiche del Mediterraneo non scendono. Sull’annosa questione c’è sempre stata la Germania a fare da mediatore Gli sforzi continuano anche se al momento senza grandi risultati. Il ministro degli esteri tedesco è volato ieri prima ad Atene e poi ad Ankara per incontrare i suoi omologhi. Al ministro greco ha garantito l’appoggio dell’Unione Europea per un dialogo con la Turchia nel rispetto della sovranità greca e delle leggi internazionali, la risposta è stata “grazie, ma finché c’è violazione noi non riprendiamo nessun dialogo”. Il Ministro degli Esteri turco dal canto suo ha replicato duramente alla Grecia, accusata di stare deteriorando una situazione invece affrontabile e oggi il Presidente Erdoğan ha rincarato la dose. La versione turca della controversia è quella di avere tutti i diritti per lo sfruttamento di quella parte di Mediterraneo, che la Grecia sta commettendo dei gravi errori e che farebbe bene a riprendere il dialogo, altrimenti le conseguenze potrebbero essere gravi. Sicuramente non aiutano ad abbassare la tensione le esercitazioni militari che da alcuni giorni stanno aumentando nella parte est del Mediterraneo: avviate proprio dalla Grecia, vi si sono aggiunti Cipro, Francia, Israele, Stati Uniti, Emirati Arabi ed ora anche l’Italia, un insieme di paesi che sembra stare formando un blocco anti-turco, non tanto per ragioni politiche semmai economiche essendo che ognuno di essi ha le proprie compagnie fortemente interessate alle riserve energetiche del mediterraneo. Erdogan dal canto suo ha detto chiaramente di non avere nessuna intenzione di fare passi indietro e all’Unione Europea non resta che continua a mediare.

USA, terza notte di proteste a Kenosha

(di Davide Mamone)

Terza notte di proteste a Kenosha, 40 miglia a sud di Milwaukee in Wisconsin, dove due persone sono state uccise e una terza è rimasta ferita gravemente, secondo quanto riportato dalla polizia.
Le manifestazioni stava calano di intensità, attorno alla mezzanotte ora locale, dopo diversi scontri con gli agenti, che hanno utilizzato i gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti, quando un uomo armato di fucile avrebbe aperto il fuoco in mezzo alla folla sparando diversi colpi. L’uomo sembrava essere parte di un gruppo di cittadini armati che hanno affrontato i manifestanti sostituendosi alle forze di polizia.
E sono stati i contenuti pubblicati sui social media a dare un’idea, ancora poco chiara, dell’accaduto. Un video mostra infatti un folto gruppo di persone seguire l’uomo che si pensa sia stato autore della sparatoria, secondo quanto riportato dall’emittente CNBC. Mentre un altro si vede tentare di estrarre una pistola prima di essere colpito e cadere a terra.
“Siamo fiduciosi, prenderemo il responsabile”, ha detto al Milwaukee Sentinel lo sceriffo di contea David Beth. Le tensioni arrivano dopo che domenica, a Kenosha, Jacob Blake, afroamericano di 29 anni, è stato raggiunto da sette colpi di pistola alle spalle sparati da uno o due agenti di polizia mentre apriva la porta della sua macchina. Blake che, secondo quanto riportato dalla famiglia in queste ore, non sarebbe in pericolo di vita ma dovrebbe rimanere paralizzato.

USA, la terza serata della Convention repubblicana

(di Roberto Festa)

Terza serata, stasera, della Convention repubblicana. C’è attesa per il discorso del vice presidente Mike Pence, che guida la task force contro il coronavirus, e cui spetterà quindi un compito ingrato. Difendere l’azione dell’amministrazione durante l’emergenza sanitaria. Intanto, dopo due sere di Convention, possiamo già individuare alcuni punti fermi. Anzitutto: Il partito repubblicano non è più soltanto il partito di Donald Trump, che in questi giorni domina indisturbato la scena. Rischia di diventare il partito della dinastia Trump, con moglie, figli, parenti chiamati ogni sera a magnificare le doti del leader. Secondo punto: questa Convention mostra l’assoluta indifferenza di Trump nel mescolare interessi privati e responsabilità pubbliche. Molti degli interventi, anche quello finale di Trump, sono stati e saranno tenuti alla Casa Bianca, simbolo che dovrebbe essere di tutti gli americani e che invece diventa palcoscenico della propaganda elettorale di Trump. Infine, un’altra questione importante: ieri sera, la campagna repubblicana ha cercato di attenuare i toni più polemici: presenti molte donne, neri, con Melania Trump che ha fatto un intervento moderato e composto. Segno che il presidente più divisivo della storia americana cerca di dimostrarsi anche inclusivo per recuperare il voto di moderati e indipendenti.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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