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Che cosa è successo oggi? – Martedì 10 novembre 2020

emergenza coronavirus

Il racconto della giornata di martedì 10 novembre 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia in Italia col punto fatto dall’Istituto Superiore di Sanità e i primi segnali di decelerazione della curva dei contagi, mentre il governo sta valutando l’ipotesi di rendere “zona rossa” l’intero Paese per un mese. Il ritardo nella chiusure delle discoteche in Sardegna all’inizio di agosto diventa il oggetto di un’inchiesta per epidemia colposa. Otto persone sono state arrestate per caporalato tra La Spezia, Ancona e Carrara. La Corte di Giustizia UE certifica che l’Italia ha violato in modo sistematico e continuativo i limiti europei sul particolato atmosferico. Negli Stati Uniti, intanto, il presidente eletto Joe Biden punta a portare avanti l’eredità di Obama potenziando l’Affordable Care Act. Infine, i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

580 morti per COVID in un giorno. È il dato peggiore di quelli diffusi oggi dal Ministero della Salute, e che non si vedeva dalla prima metà di aprile. 35,098 i nuovi positivi, a fronte d circa 218mila tamponi, un rapporto che si mantiene stabile tra il 16 e il 17%. Sono 122 in più i ricoverati in terapia intensiva, 997 gli ospedalizzati.

Il punto fatto dall’Istituto Superiore di Sanità mostra una situazione dove si intravede qualche segnale di rallentamento della curva, ma resta gravemente critica soprattutto la situazione nelle strutture sanitarie. Tra molti dubbi si fa strada nel governo l’ipotesi di estendere in tutta Italia le misure di mitigazione più restrittive. L’ISS intanto ha chiesto di anticipare le misure restrittive, rispetto ai 15 giorni di monitoraggio, per 4 regioni: Emilia-Romagna, Campania, Friuli Venezia Giulia e Veneto.
Sulla Campania era attesa una decisione già oggi, che però non è ancora arrivata: il Ministero ha mandato a Napoli gli ispettori per verificare i dati. Da domani entrano in vigore le misure delle nuove zone arancioni: Abruzzo, Basilicata, Toscana, Liguria e Umbria. Mentre iniziano a moltiplicarsi i provvedimenti a livello locale, con i comuni o le province che chiudono piazze o strade, come ha fatto ad esempio il comune di Palermo.
In Emilia-Romagna uscirà domani un’ordinanza contro gli assembramenti. Il Viminale ha emesso una circolare che invita prefetti e questori a controlli più serrati, e ad andare proprio nella direzione delle chiusure mirate. Mentre si allargano le inchieste giudiziarie: dopo quelle di Napoli e Genova – dove la procura indaga anche sulle carenze del personale ospedaliero – la procura di Cagliari indaga per epidemia colposa sull’apertura delle discoteche estive.
Sul fronte del vaccino la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha confermato che domani firmerà il contratto per 300 milioni di dosi del vaccino sviluppato dalla società tedesca BioNTech e Pfizer. La ripartizione delle dosi avverrà sulla base della popolazione di ciascun Stato membro. L’italia avrà accesso a circa 40 milioni di dosi.

Primi segnali di decelerazione della curva dei contagi

(di Massimo Alberti)

La curva dei contagi mostra primi segnali di lenta decelerazione. Ma non vuol dire che si fermi, anzi, soprattutto con numeri assoluti così alti, ormai stabilmente intorno ai 30.000 nuovi contagi e al migliaio di ricoveri ogni giorno, ed a un indice di trasmissione che a livello nazionale resta ad 1,7, sopra il 2 in alcune Regioni, mentre deve esser riportato sotto l’1. La crescita continua ed è in questo contesto che la preoccupazione dell’Istituto Superiore di Sanità va tutta sulla situazione negli ospedali. “In alcune regioni – sottolinea il presidente Brusaferro – si è superata la soglia critica e c’è probabilità alta in tutta Italia di saturazione entro un mese per le terapie intensive. Quindi ci troviamo in una situazione di rischio alto”.
Il cuore del problema dunque resta qui: la curva delle ospedalizzazioni segue in genere di 10-14 giorni quella dei contagi. Ed il suo ritmo di crescita è dunque destinato a restare alto ancora per settimane. I provvedimenti di mitigazione decisi con la divisione in fasce, del resto, avevano proprio questo scopo: rallentare la circolazione del virus, senza fermare l’economia, cercando di erogare le cure necessarie da parte delle strutture sanitarie evitandone il collasso. Ma con i ritardi negli interventi, sempre all’inseguimento della diffusione del virus, il dubbio degli esperti è che queste misure non bastino nemmeno più per raggiungere questo obbiettivo minimo. Come dimostrano gli appelli che da giorni si susseguono, da parte di tutti gli ordini di medici ed infermieri, ad un lockdown generale e nazionale.

Lockdown in tutta italia? Ipotesi al vaglio del governo

(di Michele Migone)

Nel governo si riaffaccia l’ipotesi di un lockdown generalizzato su tutto il territorio nazionale. Verrà deciso dopo il 15 novembre, dopo l’analisi dell’andamento dell’epidemia nelle due settimane precedenti. Allora si vedrà se la divisione in Zone Rosse, Arancioni e Gialle, con le misure restrittive del caso avranno avuto effetto nell’abbassare la curva dei contagi oppure no. Nell’esecutivo c’è chi è più deciso, come il Ministro Speranza, e chi più prudente, come lo stesso Giuseppe Conte, ma, a differenza di qualche settimana fa, nessuno più si dice contrario. [CONTINUA A LEGGERE]

Discoteche e Sardegna, si indaga per epidemia colposa

(di Monia Melis)

Sulle aperture ad agosto delle discoteche in Sardegna – stabilite da un’ordinanza
regionale, poi chiuse dal governo a stretto giro – c’è un’inchiesta della Procura di
Cagliari. Il reato è epidemia colposa. Si indaga per capire se la Regione fosse consapevole dei rischi di diffusione del COVID-19 e quanto peso abbiano avuto le pressioni degli imprenditori (tra tutti quelli dei locali vip in Costa Smeralda, incluso il Bilionaire di Briatore).
Fatti noti, ma rilanciati in un’inchiesta della trasmissione Report, dove il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Angelo Cocciu, ammette che “abbiamo rischiato un
po’
“. E in effetti, passato Ferragosto, si sono moltiplicati i focolai: dipendenti e
ospiti di ritorno, come era già successo a Carloforte. Quell’ordinanza arrivava – dopo lunghe discussioni – da un ordine del giorno in Consiglio firmato anche da PD e LeU, non invece da M5s e Progressisti. Ma era vincolata a un parere positivo del Comitato tecnico scientifico che di fatto non è stato divulgato, nemmeno dietro accesso agli atti. Ora spetterà alla magistratura recuperarlo. A fine agosto si era già mossa per le stesse ragioni, la procura gallurese di Tempio. Il presidente Solinas tace, mentre il suo assessore alla Sanità, Nieddu, chiede al governo di chiudere le scuole. Il bollettino recita: record di positivi, ospedali in tilt e 24 morti in due giorni.

Alarm Phone segnala centinaia di migranti in difficoltà nel Mediterraneo

(di Andrea Monti)

Oggi l’ong Alarm Phone, che raccoglie sos telefonici dal Mediterraneo, ha parlato di centinaia di migranti in difficoltà su tre imbarcazioni diverse. Un primo gruppo di circa 110 persone è riuscito a salvarsi arrivando a Lampedusa. Altri 85 naufraghi sono stati soccorsi dall’organizzazione umanitaria Open Arms. Nessuna notizia di interventi invece per 20 migranti che hanno chiesto aiuto da acque internazionali al largo della Libia. Le partenze dal paese africano continuano mentre diverse navi delle ong sono bloccate in porti italiani, in cui le capitanerie hanno deciso di fermarle. Il senatore Gregorio De Falco ha lavorato per anni come ufficiale della Marina:


 

Caporalato, arresti e sequestri tra Spezia, Ancona e Carrara

(di Alessandro Principe)

Minacciati, picchiati, pagati 4 euro l’ora. Arresti e sequestri tra Spezia, Ancona e Carrara. La società spezina costruisce yacht. Caporalato e sfruttamento ai danni dei lavoratori immigrati le accuse.
La Guardia di finanza ha arrestato otto persone accusate di far parte di un’associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro. Gli inquirenti sostengono che il gruppo controllasse unasocietà – la Gs painting – con circa 150 dipendenti (la maggior parte di origini bengalesi) attiva nei principali cantieri che realizzano yacht di lusso alla Spezia.
Lo stato di assoggettamento degli operai era favorito dall’imprescindibile necessità di non perdere il lavoro, unico mezzo di sostentamento delle famiglie e unica possibilità di avere il permesso di soggiorno. Si sono verificati casi in cui, in caso di infortunio sul lavoro, i lavoratori erano costretti a fornire una falsa dichiarazione al personale sanitario del pronto soccorso, senza fare alcun riferimento al lavoro svolto.
Nei giorni di assenza per malattia, compresi quelli recentemente avvenuti per casi di positività al tampone per il Covid, i lavoratori bengalesi non percepivano alcun pagamento, perdendo, di fatto, l’unica fonte di reddito. A volte, per dare una parvenza di legalità, venivano accreditati stipendi più o meno corretti, ma gli operai erano poi costretti a prelevare parte del denaro e a consegnarlo in contanti ai capi. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro di quote societarie, immobili e auto per un valore di un milione di euro.

Inquinamento, procedura d’infrazione UE contro l’Italia

(di Diana Santini)

L’Italia ha violato in modo sistematico e continuativo i limiti europei sul particolato atmosferico, il pm10, e non ha saputo mettere in atto misure di contrasto in tempo utile. Lo ha deciso da Corte di giustizia europea, chiudendo il primo ciclo della procedura di infrazione iniziata nel 2014. “Il ritardo accumulato dall’Italia è tanto, questa sentenza deve indurci a raddoppiare gli sforzi“, ha commentato il Ministro dell’ambiente Sergio Costa. La corte potrebbe ora imporre sanzioni nei confronti dell’Italia, che è coinvolta in altre due analoghe procedure su microparticolato e ossido di azoto nell’aria.
Ci sono zone rosse che tutti fanno finta di non vedere: sono così da talmente tanto tempo che i loro morti, 400mila l’anno in Europa, 76mila solo in Italia, ormai non commuovono nemmeno più. Le morti premature da inquinamento sono morti attese. E poi presto dimenticate. La mappa è quella dei veleni nei cieli d’europa. E la zona più rossa di tutte è la pianura padana: secondo l’agenzia europea dell’ambiente, vive qui il 95% dei cittadini del continente sottoposti allo sforamento contemporaneo dei livelli di particolato, ossido di azoto e ozono. In altri termini, solo un cittadino europeo su 20 respira un’aria peggiore della nostra. L’Italia è prima in Europa per le morti premature da biossido di azoto e ozono, e seconda per quelle legate alle polveri sottili, da sole ritenute causa di quasi 60mila decessi prematuri l’anno. Senza contare che è ormai accertato da autorevoli studi, l’ultimo di Harvard, il legame tra esposizione a lungo termine all’inquinamento e rischio aumentato di morte da COVID-19.
La decisione di oggi della Corte Europea mette in fila un po’ di verità sotto gli occhi di tutti. “Il superamento dei limiti è rimasto sistematico e invariato per almeno otto anni nelle zone interessate, sostiene la corte, le misure previste sono state adottate solo in tempi estremamente recenti e spesso con orizzonti temporali di misurazione dei risultati oltremodo generosi“. Basterà tanta disarmante chiarezza? Improbabile. Tra il politici è già scattato il ritornello dell'”io non c’ero”, dato che la sentenza si riferisce agli anni 2008-2017. Quanto alle azioni, proprio ieri la regione Lombardia ha sospeso tutte le misure e i blocchi alle auto contro i picchi di smog. Causa covid, per paradossale che sembri.

USA, Biden punta a rafforzare l’Obamacare

(di Roberto Festa)

C’è molto in gioco nell’audizione che è iniziata oggi alla Corte Suprema degli Stati Uniti. In gioco, per la precisione, c’è il diritto all’assistenza sanitaria durante una delle emergenze più terribili in decenni. I nove giudici della Corte sono infatti chiamati a decidere sul futuro dell’Affordable Care Act, l’Obamacare, la riforma che Barack Obama e il Congresso democratico approvarono nel 2010. Da allora, repubblicani e conservatori hanno cercato in tutti i modi di cancellare la legge. Per esempio, andando per ben due volte senza successo proprio davanti alla Corte Suprema, perché dichiarasse l’incostituzionalità dell’Obamacare. Per la terza volta quindi alla Corte arriva un caso, sponsorizzato dal Texas e da altri Stati guidati dai repubblicani. Che vogliono cancellare l’individual mandate, cioè la norma della legge che dice che chi non si dota di una polizza sanitaria è soggetto a una multa. In realtà, il Congresso repubblicano ha già ridotto a zero la multa. Il Texas e gli altri Stati sostengono che, dato che la multa è stata cancellata, deve essere cancellato anche l’obbligo di dotarsi di una assistenza sanitaria. E se si cancella questo, tutta la legge, nella sua interezza, deve essere annullata. I primi botta e risposta, alla Corte, sembrano però favorevoli alla riforma di Obama. Due giudici conservatori, John Roberts, il presidente, nominato da Bush, e Brett Kavenaugh, nominato da Trump, hanno espresso la loro contrarietà a cancellare tutta la legge per una sola norma. Aspettiamo gli sviluppi. Se la corte dovesse dare ragione ai repubblicani, oltre 20 milioni di americani perderebbero qualsiasi copertura sanitaria, in tempi di pandemia.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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