Approfondimenti

Che cosa è successo oggi? – Giovedì 15 ottobre 2020

Terapie Intensive Campania

Il racconto della giornata di giovedì 15 ottobre 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia in Italia alle nuove restrizioni annunciate dal governatore della Campania Vincenzo De Luca. Dalla situazione COVID a Genova agli errori fatti all’avvio della cosiddetta Fase 2, mentre sembra sempre più probabile che lo stop ai licenziamenti non verrà rinnovato. Parigi, intanto, si prepara al coprifuoco in partenza dalla mezzanotte di venerdì. Infine, i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

Il doppio dei decessi e un forte aumento dei contagi in Italia, anche se la percentuale rispetto ai tamponi resta quasi la stessa di ieri.
I morti nelle ultime 24 ore sono stati 83. Ieri erano stati 43. I contagi accertati da ieri sono al livello più alto mai registrato: 8.800. Ieri erano stati 7.300. Dunque 1.500 in più, ma il numero dei tamponi aumenta ancora: oggi quasi 163mila, circa 10mila più di ieri. La percentuale dei positivi individuata oggi, rispetto al numero dei tamponi processati, è intorno al 5%: vuol dire che su 100 test eseguiti 5 sono risultati positivi.
Più 2mila casi accertati in Lombardia. In Campania oltre 1.100 casi più di ieri. +1.000 i contagi in Piemonte. In terapia intensiva sono state ricoverate 46 persone più di ieri. I ricoveri nei reparti ordinari sono aumentati di 326 unità.

Campania, De Luca annuncia nuove restrizioni

(di Anna Bredice)

Niente scuola in presenza per primarie e secondarie e per le feste nessun invitato estraneo al nucleo familiare. Queste sono le decisioni prese dalla Campania, con un’ordinanza che De Luca firmerà a breve. Il governatore della Campania aveva annunciato che quando il saldo tra nuovi contagi e guariti avesse superato le 800 unità sarebbe intervenuto. Oggi si è andati oltre quella cifra e per questo arriva un’ordinanza che prevede parecchie restrizioni: bambini e adolescenti quindi, comprese gli studenti delle superiori, faranno lezioni a distanza, anche per gli universitari didattica a distanza, con l’eccezione delle matricole. Oltre a questo ci saranno parecchie limitazioni negli orari, ad esempio oltre le 21 funzionerà solo il servizio di asporto per i ristoranti, e poi uno stop alle feste con più persone, visto che non si possono invitare persone estranee al nucleo familiare. È la prima ordinanza molto forte da parte di una Regione, che prevede un lockdown che salva al momento solo il lavoro e che riguarderà alcuni milioni di persone, una delle regioni più densamente popolate.
Il governo al momento si aspetta questo tipo di interventi, ordinanze quindi restrittive, non ci sono in vista altri decreti, rimane in vigore quello approvato qualche giorno fa che obbliga all’uso delle mascherine e limita il numero di persone invitate, un decreto che appare già superato. I dati sono in rialzo dappertutto, oltre la Lombardia e Campania, anche nel Lazio e Puglia dove si annunciano nuove misure, ma si attende il rapporto complessivo settimanale di domani del comitato scientifico, con le stime e le previsioni e in base a quello sarà possibile capire se nei prossimi giorni ci saranno interventi a livello di governo. Altra attesa è lo sviluppo del confronto tra il ministro dei trasporti, della scuola e i relativi sindacati e associazioni per modulare ingressi diversi a scuola oppure aumentare il numero dei mezzi pubblici. I presidi oggi hanno ribadito il no alla didattica a distanza, un diniego che la Campania non ha considerato.

Genova tra zone rosse e aumento dei tamponi

(di Alessandra Fava)

I self service, prima aperti 24 ore su 24, devono restare chiusi. Tutti gli alimentari chiusi dalle 21 alle 8 di mattina e, soprattutto in 4 zone rosse a Genova, è vietato fermarsi a tutte le ore.
Sono le misure di una nuova ordinanza regionale in vigore da oggi a mezzogiorno per un mese. In concerto col Ministero della Salute.
Le 4 zone rosse sono state individuate nella parte del centro storico, dalla cattedrale a ponente e nei quartieri del ponente di Sampierdarena e Cornigliano e in Valpolcevera a Rivarolo.
In questi quartieri è vietato lo stazionamento in ogni ora del giorno e della notte e sono stati chiusi tutti i circoli pubblici e privati.
A fronte del crescendo di malati in Liguria, il governatore Toti, col sindaco Marco Bucci, ha deciso di far qualcosa. I liguri sono quanti i marchigiani, ma gli infetti sono il doppio. 3.113 di cui 342 ospedalizzati. Ogni giorno saltano fuori centinaia di nuovi infetti. Da ieri hanno aumentato i tamponi: oggi in tutta la Regione sono 5mila tra molecolari e antigenici. Pochi giorni fa erano solo 1.500 al giorno.
Finora si è fatto poco tracciamento dei contatti, come ha denunciato nei giorni scorsi anche il consigliere/giornalista Ferruccio Sansa che ha contratto il COVID.
Ogni giorno saltano fuori 500 nuovi ammalati. Molti ai domiciliari con un po’ di febbre. 315 in ospedale, 30 in terapia intensiva. Negli ultimi giorni ci sono oltre 300 positivi ogni 24 ore.
Intanto c’è polemica per le finestre aperte nelle scuole per favorire il riciclo d’aria. Nei giorni scorsi in una scuola hanno anche scioperato. Altri hanno postato su TikTok e Instagram le storie che raccontano raffreddori, malattie e la necessità di portarsi la coperta a scuola.

Gli errori fatti all’avvio della Fase 2

(di Michele Migone)

L’errore più grande è stato dare il via alla Fase 2 senza gli strumenti necessari per affrontarla. Se non sulla carta. Ma, a causa dell’economia, a maggio si doveva ripartire a tutti i costi. Così l’attenzione si è focalizzata sull’uscita dall’emergenza e non sulle misure per non rientrarvi. Leggere ora lo studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet sugli sbagli commessi da alcuni governi Con le riaperture diventa illuminante. E fa comprendere cosa sia accaduto anche da noi. Non abbiamo riaperto troppo presto rispetto ad altri Paesi perché il nostro lockdown è stato più lungo, ma lo abbiamo fatto con misure troppo allentate. Ma lo abbiamo fatto senza sapere quanto fosse veramente diffuso allora il contagio. Avevamo imparato a contare i morti, i ricoverati e i guariti ufficiali, ma non a tracciare i positivi. Troppi pochi tamponi in Italia. Impreparati durante la chiusura, impreparati dopo. Nelle lezioni apprese, gli scienziati di The Lancet mettono questa al primo posto tra le condizioni indispensabili per convivere con il virus: costruire un efficace sistema di tracciamento, ricerca, verifica, isolamento e supporto dei positivi. L’app Immuni è stata scaricabile da lunedì 15 giugno, un mese e mezzo dopo la riapertura. Per mesi gli italiani l’hanno snobbata per disinteresse o per paura di finire in una morsa burocratica fatta di quarantene infinite in attesa di un tampone. La app è poi diventata uno strumento di lotta politica tra il Governo e le Regioni, come conferma il caso del Veneto. Le Ats di Zaia non scaricano i dati di Immuni. Che così è inutile. E se il tracciamento è in affanno lo screening è una chimera anche nelle regioni dove la sanità è più avanti.

Lo stop ai licenziamenti non può essere rinnovato

Lo stop ai licenziamenti non può essere rinnovato. Dopo le parole di ieri, il Ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli tira dritto. “Non credo che rimandare significhi risolvere il problema dei disoccupati”, ha detto oggi. Ieri aveva detto che un ulteriore blocco è impensabile.
Il governo dunque pensa di togliere da gennaio il divieto di licenziare. Al contrario si studia l’ipotesi di rinnovare la cassa integrazione COVID. Alle parole di Patuanelli hanno risposto oggi i sindacati. “Sarebbe un dramma sociale”, ha detto la Cisl. “Si rischiano un milione di posti di lavoro”, il commento della Cgil.
Tania Scacchetti fa parte della segreteria nazionale della Cgil:


 

Parigi si prepara al coprifuoco

(di Luisa Nannipieri)

Venerdì a mezzanotte a Parigi si spegneranno le luci, si abbasseranno le serrande e inizierà il coprifuoco sanitario. La notizia, annunciata ieri in diretta tv dal presidente Macron, è stata accolta con un po’ di sconcerto, rassegnazione e anche un po’ di rabbia.
I ristoratori, che pochi giorni fa erano riusciti a scampare a una chiusura prestiva introducendo le nuove regole che da sabato verranno estese a tutto il Paese, come il registro dei clienti e il gel sui tavoli, si chiedono se valga la pena rimanere aperti. Il coprifuoco notturno, dalle 9 di sera alle 6 del mattino, per loro è una catastrofe: chi va a cena alle 6, a Parigi? [CONTINUA A LEGGERE]

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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