Approfondimenti

Che cosa è successo oggi? – Domenica 3 maggio 2020

Il racconto della giornata di domenica 3 maggio 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dall’analisi dei dati dell’epidemia di Vittorio Agnoletto ai dubbi sulle misure di controllo sanitario nella fase 2, quando 4 milioni di persone torneranno al lavoro. Anche la Spagna si appresta alla riapertura. Infine i grafici dell’epidemia in Italia a cura di Luca Gattuso.

L’analisi di Vittorio Agnoletto sui dati dell’epidemia diffusi oggi

Domani mattina prenderà il via la Fase 2 e i dati di oggi della Protezione Civile confermano che l’epidemia è in calo. È diminuito i numero di decessi: oggi sono stati 174,  ieri erano 192. Prosegue il calo delle persone ricoverate in ospedale e nelle terapie intensive. Il numero dei guariti (1740) torna superiore a quello dei nuovi positivi nelle ultime 24 ore: 1.389; ieri erano stati 1.900 anche se il dato di oggi, va sottolineato, si basa su un numero di tamponi inferiore. Oggi non ci sono stati nuovi positivi in due regioni: Umbria e Molise. E quattro regioni non hanno avuto decessi : Umbria, Sardegna, Calabria e Basilicata.

In Lombardia, la regione più colpita dalla pandemia, cala il numero di morti: nelle ultime 24 ore i decessi sono stati 42 . Ma la diffusione del Covid 19 nella regione mostra ancora dati in crescita in alcune province, come Lecco, Varese, Bergamo, Monza e Brianza, mentre a Milano e provincia calano i nuovi positivi anche se resta la provincia più colpita con 118 nuovi casi nelle ultime 24 ore.

Questo il quadro alla vigilia della fase 2, ecco il commento di Vittorio Agnoletto:

Le nuove regole della fase 2

(di Anna Bredice)

Si calcola che saranno circa quattro milioni e mezzo le persone che usciranno di casa per andare al lavoro. Inizia la fase due con nuove regole e qualche rischio legato soprattutto allo spostamento delle persone sui mezzi di trasporto nella fascia del mattino. La fase due viene accompagnata da un messaggio del Ministro della salute Speranza, uno dei più cauti sulle aperture, che si appella in vista di questa nuova fase alle regole, ma soprattutto al senso di responsabilità individuale. Ma quest’ultimo dipende anche dalla chiarezza delle regole e la circolare emessa dal Viminale ha cercato di elencare tutte le novità.

Innanzitutto per quanto riguarda il modulo di autocertificazione, questo servirà per gli spostamenti, quelli necessari, la spesa ad esempio, per le visite ai parenti, per ragioni di salute, per uscire dalla propria regione ma solo per motivi di lavoro e urgenza o per tornare nella propria residenza, dove però bisognerà fermarsi. Ma coloro che domani dovranno andare al lavoro potranno mostrare anche solo una documentazione fornita dal proprio datore di lavoro, non è necessaria l’autocertificazione in questo caso. Ci sarà un nuovo modulo, ma sarà possibile usare anche il vecchio che si potrà compilare al momento e per quanto riguarda le visite, bisognerà segnare la destinazione, ma non il nome della persona che si va a trovare. “Congiunti”, nella circolare del Viminale viene declinato come “coniugi, rapporti di parentela, affinità e unioni civili, nonché (si legge), relazioni connotate da duratura comunanza di vita e di affetti”.

Riaprono le fabbriche e scade la deroga che le aziende devono chiedere alle Prefetture per ricominciare. Quindi le fabbriche ricominceranno a produrre, ma devono applicare i protocolli di sicurezza, perché i controlli che verranno fatti da un gruppo misto costituito da Vigili del fuoco, Inail, Asl e Carabinieri, dovranno verificare sia la presenza di dispositivi di sicurezza, che la distanza, con tutte le conseguenze penali e amministrative. I trasporti pubblici saranno uno dei punti più delicati e da giorni le grandi città si stanno organizzando. Le mascherine dovranno essere usate sui mezzi, ma anche in tutti i luoghi pubblici al chiuso. Le scuole restano chiuse, ma saranno possibili gli esami universitari e di laurea in presenza. E’ permessa l’attività motoria anche lontano da casa e la ripresa degli allenamenti di squadra, sempre rispettando le distanze. Sarà possibile raggiungere le seconde case, che si trovano nella propria regione, solo per ragioni di necessità, ad esempio interventi urgenti di manutenzione. Riaprono i parchi, ma non le aree giochi. I negozi ancora chiusi, salvo quelli di necessità e bar e ristoranti aperti solo per attività di asporto.  

I rischi della fase 2

(di Michele Migone)

Una delle proposte della Task Force Colao per la Fase 2 era differenziare gli orari del lavoro, scaglionare le entrate negli uffici e nelle fabbriche per evitare l’ora di punta sui mezzi pubblici. Una proposta di cui si è persa ogni traccia. Milioni di persone tornano al lavoro, ma quella che avrebbe dovuto essere una rivoluzione nel nostro modo di vivere e convivere con il virus è scomparsa. La realtà parla d’altro: comuni che non sanno come fronteggiare il ritorno dei lavoratori nelle metropolitane, Regioni (vedi la Lombardia) che cancellano il 20 % dei treni per i pendolari,  delibere non omogenee sull’obbligo della mascherina sui mezzi pubblici, controlli inesistenti. E poi: il Piano Sanitario sul controllo dell’epidemia firmato dal ministro Speranza è ancora solo sulla carta. Tamponi, test sierologici e app di tracciamento avrebbero dovuto essere pronti per la riapertura. Dove sono? Il governo li ha promessi, 5 milioni di tamponi nelle prossime settimane, ma chi li vedrà visto che ci sono Regioni come la Lombardia che continueranno a non farli ? A quanti dei più di 4 milioni di persone che tornano al lavoro (quasi 3 milioni nelle sole regioni del Nord, il 70% dei quali uomini sopra i 50 anni), è stato fatto un tampone prima del rientro?  Ora che si riapre, il controllo dell’epidemia dovrebbe essere la priorità. Specialmente nelle tre Regioni – Lombardia, Liguria e Piemonte – che, come dice la Fondazione Gimbe, sono ancora in piena Fase 1. Benvenuti nella Fase 2 dove poco cambia rispetto a prima; eppure tutto avrebbe dovuto cambiare.

La Spagna e la “Fase zero”

(di Giulio Maria Piantadosi)

La Spagna entra nella “fase 0”, il primo passo verso la fine delle misure di distanziamento sociale più severe. Migliaia di persone si sono riversate per strade, parchi e spiagge nel primo fine settimana in cui si può uscire, complice un tempo estivo.
Le uscite però sono regolate per fasce orarie: la mattina presto e la sera tardi gli adulti, le ore centrali per i bambini, infine gli anziani a mezzogiorno e nel tardo pomeriggio.
Da domani apriranno i piccoli negozi su appuntamento, bar e ristoranti con servizio d’asporto. Le mascherine saranno obbligatorie, ma solo sui trasporti pubblici.
La vigilanza epidemiologica sarà fatta su base territoriale: le province che non avranno nuovi picchi di infezioni tra una settimana potranno passare alla fase 2  che prevede il via libera ai bar con tavoli all’aperto – ma solo al 50% – riapertura dei negozi con orario ridotto e riunioni fino a 10 persone.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

 

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