La nave di Penelope

Il mostro del dimensionamento

La soluzione del governo al problema delle troppe scuole in reggenza, cioè senza preside titolare, è il dimensionamento. Ma è una soluzione o è una normalizzazione del problema? Facciamo un passo indietro.

Dimensionamento. Una parola da addetti ai lavori su cui vige parecchia confusione. In questi giorni si sono spesi fiumi d’inchiostro e sono volate parole d’indignazione, slogan e accuse al ministro “che vuole chiudere decine di scuole”. Poi sono arrivate le rassicurazioni. Viene spiegato che i plessi rimangono, i bambini continueranno a sedersi allo stesso banco dello stesso edificio e che si tratta solo di un fatto amministrativo: si raggruppano i plessi sotto un’unica guida insieme ad altre scuole. Un solo preside e un solo dsga (direttore dei servizi generali e amministrativi).

Niente di nuovo, in realtà. Alle scuole piccole e con pochi iscritti succede di continuo. Vengono “accorpate”. Un modo per razionalizzare spesa e gestione. Al momento la regola è che sotto ai 600 iscritti (portati a 500 in modo provvisorio dai precedenti governi) la scuola perde la sua autonomia e viene “unita” a un’altra.

Il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, riporta La Stampa, spiega come il numero di plessi rimarrà invariato ma che le autonomia scolastiche diminuiranno di 700 unità in due anni. Ricorda, contestualmente che ci sono 975 reggenti al momento: si tratta di presidi che oltre a farlo da titolari nella scuola dove sono assegnati, devono coprire da “supplenti” l’incarico in altri istituti attualmente privi di dirigente scolastico. Per cui, secondo quanto dice Valditara, con il dimensionamento ci sarà una riduzione delle reggenze che negli anni arriverà “fino alla loro eliminazione”.

Forse ci si aspetta che sia un risultato positivo. Ma non lo è.

Se ora i presidi reggenti si trovano a lavorare in più istituti, non sempre vicini tra di loro e a volte molto diversi anche come tipo di utenza e problematiche (si pensi a chi amministra da anni un liceo e si trova con un istituto comprensivo con diversi plessi tra elementari e medie) e con una maggiorazione ridicola (ma questa è un’altra storia) al loro stipendio ordinario, con il dimensionamento sparisce questa figura ma non il metodo. Perché di fatto quello che ora è (o dovrebbe essere) una situazione straordinaria diventerà ordinaria. Molte scuole che prima erano in reggenza ora perderanno l’autonomia e entreranno a far parte di altre. Di fatto verranno assegnate ai presidi di queste ultime che diventeranno ufficialmente titolari anche di quelle che hanno perso l’autonomia.

Quindi, questi presidi continueranno a doversi dividere tra più istituti e più plessi. Come loro anche i dsga, che non sono figure mitologiche ma importanti membri del personale scolastico. Il dsga è colui che dirige il personale Ata, le segreterie e firma bandi e bilanci. Una figura fondamentale e in via d’estinzione, visto che sono tante le scuole a non averne uno titolare.

Di fatto con il dimensionamento, presidi e dsga avranno più lavoro e potranno garantire meno presenza in ognuno di questi plessi, esattamente come avviene con le reggenze. Insomma si va verso un indebolimento dell’efficienza e a un peggioramento del servizio scolastico, non a una soluzione del problema.

Oltretutto, alzando la soglia minima dell’autonomia a 900 studenti, si andrà verso mega scuole, o mega aggregati di plessi (soprattutto per quanto riguarda gli istituti comprensivi). Che cosa ne può derivare?

Che cosa ne pensate? Mi piacerebbe conoscere le vostre idee. Scrivetemi a: lanavedipenelope@gmail.com

  • Claudia Zanella

    Sono nata a Milano nel 1987. Ma è più il tempo che ho passato in viaggio, che all’ombra della Madonnina. Sono laureata in Filosofia e ho sempre una citazione di Nietzsche nel taschino. Mi piacciono tante cose ma, se devo scegliere tra le mie passioni quali sono quelle che più parlano di me, direi: la Spagna, il rock e il giornalismo. Dopo averci vissuto, Madrid è la mia città d’elezione; il rock scandisce il mio ritmo di vita e venero le mie chitarre come oggetti magici; infine, fare la giornalista soddisfa il mio impulso alla Jessica Fletcher di voler sempre vedere chiaro e poi raccontare. Ho lavorato per cinque anni per La Repubblica, come cronista e responsabile del settore “Educazione e scuola” a Milano. Cofondatrice del progetto di storytelling su Milano ai tempi del coronavirus: “Orange is the new Milano”. Sono approdata a Radio Popolare nel 2019, occupandomi di un po’ di tutto, ma mantenendo sempre un occhio vigile sul mondo della scuola.

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    Pubblica di mercoledì 14/01/2026

    Come possiamo pensare di uscire da un lungo periodo di stagnazione dell’economia italiana, quando lo zero-virgola regna ancora incontrastato in alcune importanti statistiche italiane? Mi riferisco al dato pubblicato ieri dall’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”. A questo proposito l’Istat ci ha detto che nel terzo trimestre dell’anno scorso (tra luglio e settembre 2025) l’aumento del Pil italiano è stato dello….0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (aprile-giugno 2025). Se guardiamo agli scambi commerciali con l’estero (import ed export) la crescita tra agosto e ottobre scorsi è stata dello 0,3% per le esportazioni e dello 0,2% per le importazioni. Nelle stesse ore in cui ieri l’Istat diffondeva i suoi dati nella nota congiunturale veniva pubblicato un altro documento – importante - di analisi della congiuntura: un report su lavoro e demografia redatto dal centro ricerche REF, autorevole centro di ricerche economiche milanese, diretto da Fedele de Novellis, ospite oggi a Pubblica.

    Pubblica - 14-01-2026

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    Europa: basta partnership con Israele

    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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