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Iran. Il governo Meloni sta con Trump ma teme gli effetti economici della guerra

05 marzo 2026|Anna Bredice
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Crosetto

Nel corso della replica, quasi fosse un inciso, Crosetto ha riconosciuto che l’attacco di USA e Israele è certamente avvenuto al di fuori delle regole del diritto internazionale. A queste parole l’opposizione ha applaudito perché, dopo sei giorni, un membro del governo ha riconosciuto ciò che è sotto gli occhi di tutti. La guerra è un atto unilaterale, fuori dal diritto e dai trattati.
Il problema è che al momento non si sa se l’affermazione di Crosetto sia condivisa da Giorgia Meloni, perché la presidente del Consiglio questa mattina è intervenuta in una trasmissione radiofonica per dire che l’Italia non è in guerra e che, se gli USA chiederanno di utilizzare le basi, il governo tornerà in Parlamento. Nulla di più.
Giorgia Meloni sfugge ancora, ma non molto, perché l’11 marzo sarà alle Camere per riferire sia dell’Iran sia del Consiglio europeo. Ha semplicemente anticipato l’appuntamento che era previsto il 18. Questo insospettisce l’opposizione, che pensa possa essere anche un tentativo di non mostrare le enormi difficoltà del momento: sia nell’alleanza controversa con Trump sia negli effetti economici sui cittadini, a pochi giorni dal voto. Un referendum che impensierisce molto la maggioranza, tanto che Tajani, di Forza Italia, butta lì — per confondere le acque — il pericolo di brogli.
Una situazione complicata per il Governo, perché Tajani ancora questa mattina ha rivendicato la validità degli accordi tra Italia e USA. Poi, insieme a Crosetto, ha insistito su una scelta di aiuti ai Paesi del Golfo e sulla disponibilità delle basi solo per la logistica comune agli altri Paesi europei. Solo che gli altri Paesi, tra cui la Spagna, hanno detto chiaramente che non interverranno in altro modo. Da Roma, questo ancora non si sa.
Meloni è consapevole che una subalternità a Trump potrebbe costarle non poco in termini di consenso elettorale, se la situazione si protrarrà e se gli effetti saranno gravi per le famiglie. Ma lo strappo non lo farà. Lo dimostra il fatto che né nella risoluzione né nei discorsi sia mai stato citato Trump.

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