Iran – Stati Uniti. La diplomazia a due velocità

Anche se continua a minacciare la ripresa dei bombardamenti sull’Iran, Donald Trump sta cercando in tutti i modi di trovare una soluzione diplomatica a questa crisi, perché ha ormai capito come la via militare non sia efficace: seppur indebolito, il regime iraniano è ancora lì, così come il suo programma nucleare. Non solo, Teheran ha dimostrato come possa tenere in scacco l’economia mondiale attraverso lo Stretto di Hormuz. Questa mattina ha protestato per la prima volta anche il presidente cinese Xi Jinping.
Teheran sta facendo leva proprio su questo e sta cercando di imporre alla trattativa i suoi tempi, che non sono quelli di Trump, che vorrebbe tutto e subito. Seppur in un contesto completamente diverso sembra ripetersi quello che abbiamo visto nei mesi scorsi in Ucraina: l’incapacità di Trump di convincere Putin a fermare la guerra. Con chi ha una certa solidità non basta alzare la voce.
I fatti delle ultime ore: secondo i media americani – CNN e Axios – la delegazione americana guidata dal vice presidente Vance dovrebbe partire per Islamabad, Pakistan, nelle prossime ore e i negoziati dovrebbero tenersi domani, mercoledì, ultimo giorno di tregua. Ma gli iraniani non hanno ancora scoperto le carte. “Non tratteremo sotto minaccia”, ha detto il presidente del parlamento, Ghalibaf, che aveva guidato la delegazione di Teheran nei colloqui di dieci giorni fa.
Il regime, però, deve tenere a bada anche l’ala più oltranzista, contraria al dialogo con il nemico. Molte dichiarazioni ufficiali sono dirette quindi all’interno e vanno lette in quest’ottica. Fonti anonime, citate da alcuni media nazionali e internazionali, sostengono infatti che alla fine gli iraniani andranno a Islamabad per chiedere innanzitutto la rimozione del blocco americano ai loro porti nel Golfo Persico.
Un accordo definitivo – nella migliore delle ipotesi, anche in caso di un incontro diretto domani – è comunque ancora lontano. Per arrivare all’intesa sul nucleare del 2015 furono necessari anni di trattative. Ora non possono certo bastare pochi giorni.
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