Trump vuole una soluzione venezuelana per l’Iran. E la vuole presto

Dopo una settimana di guerra, Donald Trump ha detto con chiarezza che per l’Iran lui vuole una soluzione venezuelana: dopo una resa incondizionata, fuori gli esponenti più radicali, ma il regime può sopravvivere affidato a una personalità scelta dagli USA. Lo ha fatto prima con un messaggio sul suo social Truth e poi con un’intervista alla CNN, durante la quale è stato più articolato. La leadership iraniana è stata neutralizzata. “Stiamo cercando una nuova dirigenza che abbia intenzione di trattare bene gli Stati Uniti e Israele, anche se si dovesse trattare di un leader religioso” – ha aggiunto. Una ricerca che può prevedere la sopravvivenza del regime degli ayatollah se negasse la nascita di uno stato democratico.
“L’Iran non è più lo stesso Paese di una settimana fa. Una settimana fa era potente, e ora è stato effettivamente neutralizzato” ha dichiarato. “Funzionerà molto facilmente. Funzionerà come in Venezuela. Abbiamo una leader meravigliosa lì. Sta facendo un lavoro fantastico” ha aggiunto. Trump ha anche detto di essere aperto all’idea di avere un leader religioso in Iran. “Potrei esserlo, sì, insomma, dipende da chi è la persona. Non mi danno fastidio i leader religiosi. Ho a che fare con molti leader religiosi e sono fantastici” ha detto. La parole di Donald Trump sono state chiare. Possono avere un duplice significato: il primo è che l’attacco USA andrà avanti fino a quando non ci saranno le condizioni di una resa iraniana, condizioni che riguardano la capacità bellica e nucleare di Teheran. Il secondo significato è che Trump sta riflettendo seriamente sui costi politici ed economici di un conflitto di lunga durata. I dati economici non sono buoni: negli USA sono stati persi 92.000 posti di lavoro, i suoi consiglieri fanno pressioni affinché intervenga sul prezzo della benzina. Wall Street non va bene. La guerra, con la chiusura dello Stretto di Hormuz, ha già prodotto danni significativi al commercio internazionale, i Paesi del Golfo sono spaventati dalla reazione iraniana. Le sue parole non possono essere interpretate solo come un aut aut ai pragmatici e ai riformisti del regime, ma anche come una possibile via d’uscita per tutti dalla guerra. A parte che per i milioni di iraniani che non vogliono più questo regime in alcuna forma.
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