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Iran, Meloni non sa cosa dire. E si volta dall’altra parte

04 marzo 2026|Anna Bredice
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Indubbiamente per Giorgia Meloni quella odierna è stata una giornata impegnativa. Prima un vertice a Palazzo Chigi, poi la presenza ai funerali del piccolo Domenico a Nola, infine, l’intervento ad un convegno a Bankitalia. In questo vorticoso giro continua a mancare il Parlamento, dove le opposizioni le chiedono ancora una volta di andare per dare una valutazione politica, per spiegare qual è la posizione del Governo su quello che gli Stati Uniti stanno compiendo in Iran. Ma tutto questo non c’è ancora perché domattina alla Camera dei deputati e nel pomeriggio al Senato andranno i ministri Tajani e Crosetto per riferire della situazione e poi chiedere il voto sulle loro comunicazioni, in modo che il Parlamento possa esprimersi. Ma su cosa esattamente non si sa, perché a sentire il presidente del Senato La Russa, che dice “quando gli Stati Uniti ci chiederanno le basi il Governo risponderà”, vuol dire che siamo ancora al punto iniziale. Nessuna decisione e nessuna presa di posizione chiara. Sicuramente Giorgia Meloni non potrà fare ciò che chiedono il Pd e Avs, di fare cioè, come la Spagna. Meloni sta sfuggendo, ed è segno di un’enorme difficoltà, dell’incapacità, in questo momento, di affermare, come ha sempre fatto, di stare dalla parte di Donald Trump, ma, nello stesso tempo, nemmeno di cominciare a prenderne le distanze. Eppure, nel suo elettorato, anche a destra, probabilmente la situazione comincia a pesare, soprattutto se si intercettano le preoccupazioni tra i parlamentari di destra sulle conseguenze degli aumenti del gas, dell’elettricità, della benzina, dell’inflazione, di dover pagare, dunque, tutto questo con i consensi che scendono, ad un anno dal voto. Domani le opposizioni aspettano di sapere qualcosa in più sulle forniture e sugli aiuti logistici che i Paesi del Golfo chiedono, se si sposterà, ad esempio, nel Mediterraneo una nave già presente nell’area, soprattutto, cosa farà il Governo se gli Stati Uniti chiederanno l’uso delle basi presenti in Italia, anche perché lo stesso capo dello Stato avrà forse bisogno di risposte. Le sue parole pronunciate ieri già esprimevano una preoccupazione e c’è la possibilità che dopo undici anni possa convocare una riunione straordinaria del Consiglio supremo di Difesa.

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