Mia cara Olympe

Piccole lezioni da Tokio 2020

Finisce l’Olimpiade delle 40 meravigliose medaglie e delle mille storie di donne e uomini che hanno consentito a ciascuno di costruirsene una personalissima memoria, un proprio podio, un personale palmares da archiviare, in sfasatura temporale, alla voce Tokio 2020. Finisce l’Olimpiade delle mattinate a cercare di capire le regole del karate e invidiare l’occhio degli arcieri, a compatire chi marcia o nuota in mare aperto, a entusiasmarsi della vittoria dei piccoli contro i grandi e a stupirsi della quantità di capacità umane al lavoro, non certo di sola forza si tratta.

Finisce con il rimpianto di chi è entrato in una bolla scandita da orari e nomi; e reduci da questa piccola fuga dal reale e portati per mano in un mondo che conserva, nonostante tutto, la capacità di meravigliare veniamo riconsegnati all’estate della variante Delta, dei roghi –  in Sardegna come in Grecia e Calabria, le colline giusto qui sopra – e del warning sul clima degli scienziati dell’Onu che avvisano che non c’è tempo e che la crisi è irreversibile.

Tengo qui di questo viaggio a Tokio dal divano di casa due immagini: la prima è di quel formidabile arciere che è Mauro Nespoli,  34 anni di infaticabile disciplina,  che perde, letteralmente all’ultima freccia, l’oro contro un giovane turco e ha la  saggezza di avvertirci tutti: ‘Sappiatelo, vincere è l’eccezione’ .

E poi  c’è lei, che non ha vinto nessuna medaglia e che ha una storia di quelle toste, Daisy Osakue che molti ricordano  perché vittima di una vigliacca aggressione a sfondo razziale nelle vicinanze della sua Torino e che a Tokio ha eguagliato il primato italiano di lancio del peso ben qualificandosi per la finale. E lì non è andata come lei si aspettava e noi si sperava: gara non bella, arriva ultima. Ma alla rituale intervista al microfono della brava e competente Elisabetta Caporali una medaglia al merito se la prende, eccome. Con un sorriso bello dice solo una cosa ed è quella più giusta: ‘ Non vedo l’ora di tornare a gareggiare, lo farei anche subito’.  E’ tutto da Tokio, anzi dal divano.

 

 

  • Assunta Sarlo

    Calabromilanese, femminista, da decenni giornalista, scrivo e faccio giornali (finché ci sono). In curriculum Ansa, il manifesto, Diario, il mensile E, Prima Comunicazione, Io Donna e il magazine culturale cultweek.com. Un paio di libri: ‘Dove batte il cuore delle donne? Voto e partecipazione politica in Italia’ con Francesca Zajczyk, e ‘Ciao amore ciao. Storie di ragazzi con la valigia e di genitori a distanza’. Di questioni di genere mi occupo per lavoro e per attivismo. Sono grata e affezionata a molte donne, Olympe de Gouges cui è dedicato questo blog è una di loro.

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