Tra Buddha e Jimi Hendrix

A Piedi Nudi sulla Terra con Folco Terzani e Baba Cesare: nuove strade per una vita diversa

“Le cose che possiedi ti possiedono” dice uno straordinario Brad Pitt a un altrettanto straordinario Edward Norton durante una celebre battuta di “Fight Club”, uno dei cult massimi per noi figli di quella Generazione X raccontata da Douglas Coupland nel suo bestseller.
Quella stessa battuta l’ho ripetuta qualche giorno fa a un amico che non riesce a privarsi della sua moto, che usa una volta ogni morte di papa. Ovviamente la mia era una battuta, il mio amico farà quello che deve e non ha certo bisogno dei miei consigli.
La frase mi è tornata in mente questa mattina quando ho sentito l’amico Folco Terzani parlare della nuova edizione del suo “A piedi nudi sulla terra” (Tea Edizioni) con gli amici di Controradio. Il libro – per quel che vale il mio giudizio uno dei dieci che porterei con me sulla fantomatica “isola deserta” – racconta la straordinaria storia di Baba Cesare, un pazzo scatenato originario di Torino che dopo una lunga serie di errori e scelte sbagliate, negli anni Settanta parte per l’India. E laggiù, dopo un percorso fatto di droghe, relazioni sentimentali complicate, arresti e viaggi improvvisati, trova la serenità e la pienezza interiore diventando un sadhu, un rinunciate, che cammina a piedi nudi sulla terra, senza pianificare nulla, senza preoccuparsi di nulla, sapendo che comunque, nel bene o nel male, Dio provvederà.
In una società come la nostra, dove si insegna che per essere soddisfatti bisogna aggiungere cose – soldi, beni, prestigio, sicurezze – i sadhu predicano l’esatto contrario. Per loro il pieno appagamento, la piena comprensione della vita, è un esercizio di sottrazione. Più levi, più sei ricco, di quella ricchezza vera e autentica, quella che ti permette di essere sempre pacificato e tranquillo qualsiasi cosa succeda. E di conseguenza più vicino al vero significato della vita, allo spirito della creazione e, in ultima analisi, a quella cosa che se la nomini perde forza e diventa meno vera ma se la vivi, eccome se la senti. Sarà mica questa la grammatica di Dio?
In India, i sadhu vengono accolti con gioia dalla gente, che ritiene un privilegio offrirgli da mangiare, preparargli un chai, occuparsi di loro. E lo fanno non per misericordia, né per un atto di carità verso chi non ha nulla di materiale, ma perché riconoscono il lavoro che i sadhu stanno facendo: un viaggio, non privo di difficoltà, verso la comprensione del divino. La loro è una rinuncia liberatoria che va sostenuta, perché poi i frutti possano essere condivisi con tutti gli altri e portare pace nelle menti dei tanti che invece hanno scelto di rimanere nella società. 
La formula del sadhu, meglio ripeterlo, è davvero semplice: più rinunci, più hai. Più dai, più prendi. Semplice, naturale e mistico come direbbe Bob Marley. 

Nel ventennale dalla morte del mai abbastanza ricordato Tiziano Terzani, questa nuova edizione di “A Piedi nudi sulla Terra” di suo figlio Folco è il libro giusto al momento giusto. Quasi più attuale adesso di quando è uscito originariamente, ormai più di una decina di anni fa. Oggi, mentre con le nuove tecnologie si urla, parla e straparla sempre di più, e ci sono le bombe e tanto rumore di fondo, forse è giunto il momento di fare proprio come fanno i sadhu. Abbassare la voce, fare silenzio, allontanarsi dal trambusto, restare fermi, respirare. Cercare il Divino nel semplice, comprendendo che il semplice è divino, e poi camminare a piedi nudi sulla terra, proprio come Baba Cesare, che libero e vicino a Dio lo è stato per davvero. 

  • Federico Traversa

    Genova 1975, si occupa da anni di musica e questioni spirituali. Ha scritto libri e collaborato con molti volti noti della controcultura – Tonino Carotone, Africa Unite, Manu Chao, Ky-Many Marley – senza mai tralasciare le tematiche di quelli che stanno laggiù in fondo alla fila. La sua svolta come uomo e come scrittore è avvenuta grazie all'incontro con il noto prete genovese Don Andrea Gallo, con cui ha firmato due libri di successo. È autore inoltre autore di “Intervista col Buddha”, un manuale (semi) serio sul raggiungimento della serenità mentale grazie all’applicazione psicologica del messaggio primitivo del Buddha. Saltuariamente collabora con la rivista Classic Rock Italia e dal 2017 conduce, sulle frequenze di Radio Popolare Network (insieme a Episch Porzioni), la fortunata trasmissione “Rock is Dead”, da cui è stato tratto l’omonimo libro.

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    Neil Young e l'appello ai giovani americani: "Sappiamo cosa fare. Ribellarci. Pacificamente a milioni."

    Neil Young torna a prendere apertamente posizione contro Donald Trump. L’artista utilizza i suoi social e siti per commentare le recenti tensioni politiche e riaffermare la sua storica contrarietà nei confronti del presidente degli Stati Uniti. Young lancia un appello diretto al pubblico, invitandolo a prendere coscienza della situazione attuale. Secondo il musicista, il Paese starebbe attraversando una fase di profondo declino politico e sociale, che attribuisce alla leadership e all’influenza di Trump. Il grande cantautore canadese naturalizzato statunitense afferma che Trump sta causando danni progressivi al Paese e sta accentuando fratture interne sempre più profonde. “Rendiamo l’America di nuovo grande”, ha scritto Young. “Non sarà facile finché cercherà di trasformare le nostre città in campi di battaglia per poter annullare le nostre elezioni con la legge marziale e sottrarsi a ogni responsabilità”. Nel suo intervento, il cantautore richiama anche alla responsabilità collettiva, invitando la popolazione a non restare in silenzio e a rispondere attraverso forme di mobilitazione pacifica. “Qualcosa deve cambiare”, ha continuato Young. “Sappiamo cosa fare. Ribellarci. Pacificamente a milioni. Troppe persone innocenti stanno morendo”. Infine Young prende di mira l’ICE, utilizzando un’immagine simbolica per descrivere la situazione attuale del Paese: “Fa un freddo glaciale qui in America”. “Ogni sua mossa mira a creare instabilità per poter rimanere al potere”. In conclusione, Young invita i lettori a reagire guidati dall’empatia e non dal timore, richiamando valori come “l’amore per la vita” e “l’amore reciproco”.

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    La Filarmonica della Scala apre al pubblico la sua prova per la Fondazione Giulia Cecchettin

    Il prossimo 18 gennaio la Filarmonica del Teatro alla Scala terrà una Prova Aperta straordinaria il cui ricavato andrà alla Fondazione "Giulia Cecchettin" per i progetti di educazione all’affettività realizzati dalla Fondazione, in risposta all’emergenza della violenza di genere. Sul podio ci sarà il maestro Riccardo Chailly, al pianoforte Alexandre Kantorow, con un programma che comprenderà opere di Sergei Prokof'ev e di Petr Il'ic Čajkovskij. Le Prove Aperte della Filarmonica della Scala sono ormai una vera stagione musicale che ogni anno permette al pubblico di assistere alla messa a punto di grandi concerti a prezzi contenuti, contribuendo allo stesso tempo a importanti progetti nel campo del sociale. In 14 edizioni ne sono state realizzate 74, con la partecipazione di quasi 138.000 spettatori che hanno permesso di raccogliere oltre 1 milione e 700 mila euro. Dal 2010 l’iniziativa ha sostenuto 58 associazioni. Quattro appuntamenti in abbonamento, dal 22 febbraio al 25 ottobre 2026, che anticipano i rispettivi concerti della stagione dell’orchestra Filarmonica della Scala e raccolgono fondi per altrettanti progetti di associazioni non profit milanesi. Il ciclo di quest’anno è dedicato a enti del Terzo Settore che a Milano realizzano progetti finalizzati al contrasto alla povertà educativa, oltre alla già citata Prova Aperta inaugurale dedicata appunto alla Fondazione "Giulia Cecchettin". Ira Rubini ha intervistato Daria Fallido sulle attività della Fondazione Giulia Cecchettin.

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