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Secondo la giustizia britannica Palestine Action è un’organizzazione terroristica

15 giugno 2026|Elena Siniscalco
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Decine di persone sono state arrestate dalla polizia oggi fuori dalla Royal Courts of Justice di Londra. Erano lì in supporto del gruppo di attivisti pro-palestina Palestine Action, il cui futuro si stava decidendo all’interno dello storico palazzo della giustizia inglese.  Il verdetto è stato per molti inaspettato, per altri proprio per niente. Alla fine, Palestine Action è stato designato un gruppo terroristico, proprio come voleva il governo. A febbraio la High Court aveva ritenuto illegittimo il provvedimento con cui il Ministro degli Interni aveva messo al bando Palestine Action, ma il verdetto è stato rimandato alla Court of Appeal, che oggi ha decretato che invece il provvedimento e legittimo ai sensi del Terrorism Act del 2000. 

I giudici della Court of Appeal hanno dato diverse motivazioni, concentrandosi prevalentemente sui danni materiali che Palestine Action ha causato alle aziende di difesa e armi con sede in Regno Unito come Elbit Systems. I giudici hanno detto che sicuramente all’interno dell’organizzazione ci sono anche cittadini che seguono le leggi e protestano pacificamente, ma che “l’organizzazione clandestina e la targhettizzazione di aziende che operano in modo totalmente legale” fosse un fattore che aveva pesato troppo nella decisione. 

Huda Ammouri, una delle fondatrici del movimento, ha detto che intende fare appello alla Corte Suprema del Regno Unito. Ammouri vuole lottare fino alla fine, così ha detto. Ma la Supreme Court è ben diversa dalla Corte di Cassazione italiana: accetta un numero limitatissimo di casi, tendenzialmente solo quando ritiene che accettarne uno possa avere delle conseguenze più ampie sul resto del diritto, o creare un precedente. Se dovesse accettare un appello per il caso di Palestine Action, le conseguenze sarebbero grosse.  La BBC ha definito la decisione di oggi della Court of Appeal “una delle sentenze più significative degli ultimi anni in materia di sicurezza nazionale”.

Più di 700 persone sono state finora incriminate ai sensi dell’articolo 13 della legge sul terrorismo, in base al quale rischiano una pena detentiva massima di sei mesi. Molti sono stati arrestati solo per aver utilizzato cartelloni con scritto “Mi oppongo al genocidio, supporto Palestine Action”. I loro procedimenti erano stati sospesi in attesa della decisione della Court of Appeal.  Se questa decisione fosse effettivamente quella finale, e chiaro che l’effetto sul diritto a protestare potrebbe essere devastante. Infatti anche chi è molto devoto a una causa non può che rimanere spaventato di fronte al prospetto di essere arrestato e definito un terrorista.

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