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Lo stallo messicano di Conte e Schlein sull’Ucraina

05 agosto 2026|Luigi Ambrosio
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Giuseppe Conte ed Elly Schlein

Ieri Conte e Schlein si sono visti a pranzo. Tentativo di smussare – quantomeno sul piano della comunicazione – una crisi pericolosa che è esplosa all’improvviso, innescata da Conte, sul tema cruciale dell’Ucraina. L’escalation è stata rapida: Conte che dice “basta armi a Kiyv, andiamoci a sedere con Putin, andiamo a vedere” e poi dice “il nodo ucraino lo sciogliamo con le primarie, chi vince decide”. Schlein che replica “prima il programma comune poi le primarie”, Conte che tiene il punto e ribadisce il suo pensiero. Si è arrivati a tanto così dal far saltare in aria l’alleanza.Non è accaduto, ma adesso il campo largo è in uno stallo messicano: nessuno può cedere, chi cede muore. Il Pd non può rinunciare alla sua linea, pena il disfacimento di fragili equilibri interni; se però si dovesse rompere la coalizione sarebbe la fine politica di Schlein, visto che era stata eletta con il mandato di tenerla insieme, dopo la sconfitta del 2022. Conte si è spinto talmente tanto in là che spiegare di aver cambiato idea sul “chi vince le primarie decide” sarebbe difficile. Gli altri, Avs, renziani, centristi, nulla possono in questo momento. Conte ha una carta, come va di moda dire: se corresse da solo potrebbe addirittura guadagnare voti, perché per i 5 Stelle l’alleanza con il Pd, per non parlare dell’odiato Renzi, è onerosa. Soprattutto ora che Grillo e Di Battista incalzano. Per il Pd invece l’alleanza coi 5 Stelle è vitale. Che rompa o che rimanga in questa maniera Conte mette in crisi il Pd. Al Nazareno in molti avevano pensato che la convergenza sarebbe stata inevitabile, un destino ineluttabile e che anche su questo punto, il ruolo italiano ed europeo sull’Ucraina, sarebbe arrivata quasi da sé. Ora, per trovare una soluzione, il tempo è poco.

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