Il negazionismo sulla strage di Bologna: Meloni non dice che fu neofascista

Giorgia Meloni non abbandona la sua lettura negazionista sulla matrice della strage di Bologna, – ancora una volta non ha voluto definirla neofascista –, mentre Ignazio La Russa rilancia il revisionismo sulle responsabilità su quel massacro, parlando di una completa verità che deve essere ancora ricercata. Nulla muta nelle posizioni dei due. La presidente del consiglio ha parlato genericamente di un terrorismo feroce che ha colpito la cuore l’intera nazione”. Nulla i più. Nonostante la richiesta del presidente dell’associazione dei familiari delle vittime Paolo Lambertini, ad avere il coraggio di riconoscere la matrice neofascista, Giorgia Meloni, ancora una volta, non l’ha fatto, come in tutti questi anni. Ambiguo, invece, il presidente del Senato: è la magistratura, con le sue sentenze, a dire che la strage è fascista – ha affermato – ma la completa verità deve ancora emergere. L’allusione è ad altre piste, quella palestinese, però già archiviata come un depistaggio. Negare o riscrivere la storia della strage. Cancellare le responsabilità del neofascismo italiano. Operazione politica e culturale tanto più necessaria nel momento in cui la Destra punta al colle più alto. Chi, invece, ora si trova proprio al Quirinale, offre la vera chiave di lettura sul 2 agosto, Nel giorno delle commemorazioni, scrive Sergio Mattarella, la Memoria diventa “l’impegno a salvaguardare il futuro, futuro da costruire nei valori di libertà, di giustizia, di democrazia. I valori che la strategia neofascista del terrore pretendeva distruggere”. Memoria e presente si sono intrecciate nel discorso di Lambertini: ha Invitato a non abbassare la guardia sul progetto di Licio Gelli. Ricordando, tra gli applausi, la vittoria del no nel referendum sulla separazione delle carriere, e, tra i fischi per il guardasigilli, l’uscita del ministro Nordio che aveva affermato di non conoscere il piano di rinascita democratica.
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