Radio Popolare Home
sostienici

Vannacci è l’Italia reazionaria e fascista che non è mai morta

14 giugno 2026|Luigi Ambrosio
CONDIVIDI
Vannacci ANSA

La sparata di Vannacci che ha preso i titoli nella seconda giornata della costituente del suo partito, a Roma, è un insulto alle vittime di violenza di genere: “il femminicidio non esiste, è un omicidio come tutti gli altri”, ha detto il generale in pensione.

Con una sola dichiarazione Vannacci ha ottenuto più effetti: ha attirato l’attenzione, ha ribadito la sua cultura di estrema destra e ha parlato direttamente agli elettori di Giorgia Meloni, reali o potenziali. La fattispecie del femminicidio è diventata reato in Italia lo scorso inverno. Al Governo c’era Meloni. La presidente del Consiglio si era detta soddisfatta e aveva ringraziato maggioranza e opposizioni per il voto bipartisan. Vannacci oggi si rivolge all’elettorato di destra che si considera deluso da Meloni, se non tradito.

Sempre oggi, un colpo di teatro è stata la lettura, al congresso di Futuro Nazionale, del messaggio di Gianni Alemanno, ex leader della destra sociale del Msi, ora in carcere. Quando uscirà, tra pochi giorni, aderirà al partito. Alemanno è uno che si è detto tradito da Meloni. Tutte le affermazioni di Vannacci, come una serie di frame, sono servite a stabilire un contesto culturale: dal femminicidio alla remigrazione, dal ritorno a una scuola che è severa e punisce e ha classi separate per i disabili al mandare i ragazzi a lavorare a 14 anni. È il richiamo della foresta per una destra fascista che in Italia non è mai morta. Ma è anche il solleticare la nostalgia passatista che pure, in Italia, non è mai morta. Un’Italia etnicamente e culturalmente pura, non corrotta dal dopoguerra “americano”.

Vannacci non ha fatto alcun cenno a una politica economica per il Paese ma non gli interessa farlo. Gli interessa raccogliere la rabbia, non dare risposte alla rabbia. Una rabbia che lui stesso contribuisce ad alimentare con campagne di odio verso gli immigrati che non trovano sbocco in programmi concreti.

“Vogliamo limitare la presenza degli stranieri al 4% della popolazione”, ha detto Vannacci oggi. Significherebbe deportare milioni di persone. Rimane, intanto, lo slittamento del linguaggio. Dopo “remigrazione” è proprio “deportazione” la parola che Vannacci ha iniziato a usare, con l’obiettivo di farla diventare di uso comune. Come se fosse una parola come le altre.

Segui Radio Popolare su