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La Sala da Ballo di Trump verrà pagata anche con i soldi delle tasse degli americani

16 giugno 2026|Roberto Festa
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Non doveva costare un centesimo di denaro del contribuente. Annunciando il progetto della sua imponente ballroom lo scorso marzo, Donald Trump aveva spiegato che la struttura da costruire sulle rovine della East Wing della Casa Bianca che lui ha fatto abbattere sarebbe costata 400 milioni di dollari e sarebbe stata interamente finanziata con donazioni private. Aveva dichiarato Donald Trump “Nessun contribuente pagherà un centesimo”. Secondo un articolo, un report del Washington Post, non è vero. Non è vero, anzitutto, che tutte le spese saranno a carico dei privati, metà della spesa di costruzione della ballroom sarà sostenuta con soldi pubblici. Non è nemmeno vero che la ballroom costerà 400 milioni, ne costerà 600.
E c’è un altro dettaglio non particolarmente positivo per l’amministrazione, secondo il rapporto del Washington Post, i sei preventivi, elaborati tra luglio 2025 e marzo 2026 dalla Clark Construction, l’azienda con sede nel Maryland che sovrintende al progetto. Ecco, appunto, questi sei preventivi erano di gran lunga superiori alla cifra di 400 milioni.
Questo, dunque, significherebbe che nel momento in cui i funzionari dell’amministrazione parlavano di 400 milioni di dollari, sapevano che la cifra finale sarebbe stata più alta. Il progetto della ballroom ha già suscitato molte critiche, polemiche di cui abbiamo dato conto anche qui nella trasmissione Esteri.
Difetti di progettazione, dimensioni faraoniche del progetto, completamente fuori scala rispetto alla struttura della Casa Bianca, in particolare il blocco centrale, quello degli appartamenti del presidente, che risulterebbe completamente schiacciato dalla ballroom. Ballroom che non è, diciamo, soltanto una sala da ballo, ballroom è soprattutto il luogo dove organizzare eventi, incontri, cene ufficiali che Donald Trump ritiene indispensabile. In ogni suo viaggio, ormai, pensiamo a quello recente in Cina, Trump rimarca il fatto che all’estero hanno strutture di questo tipo che invece mancano all’amministrazione americana e che lui vuole dare all’America, agli Stati Uniti. La costruzione della ballroom fa del resto parte di un progetto assai più ambizioso di reinvenzione di Washington D.C. che il presidente americano sta appunto conducendo. C’è la ballroom, c’è un arco trionfale accanto al Potomac, il fiume, c’è un giardino degli eroi, c’è un campo da golf da campionato, c’è il Kennedy Center ristrutturato e a lui intitolato. È un progetto complessivo che tende a indebolire la visione di Pierre Charles L’Enfant, l’ingegnere di origine francese assunto da George Washington per progettare la nuova capitale americana.
Pierre Charles L’Enfant pensò ad una città come opera d’arte civica, in cui tutto, dal Campidoglio alla mappa delle strade, rimandava alla nascita della giovane democrazia americana. È comunque un progetto che incontra qualche difficoltà. Una giudice, per esempio, ha fatto levare dall’edificio del Kennedy Center, nato per celebrare il lascito alle arti di JFK, il nome di Trump. Il presidente, appunto, si era auto intitolato la struttura con Kennedy, primo probabile passo verso la totale reintitolazione del centro, ovviamente a suo nome. Vedere decine centinaia di persone a esultare mentre gli operai scalpellavano via, tiravano via le lettere giganti del nome di Trump, è stata un’esperienza che dà il senso di come il progetto trumpiano, come molte altre sue politiche, incontri l’opposizione di molti americani. La notizia che ora toccherà ai contribuenti americani pagare 300 milioni di dollari per la ballroom del presidente è destinata con ogni probabilità ad alimentare lo scontento per i piani immobiliari e auto celebratori di Donald Trump.

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