Più poveri, più a lungo. Il rapporto Caritas è una bocciatura delle politiche del governo

La Caritas ha presentato oggi il suo rapporto sulla povertà, un osservatorio statistico basato sulle persone assistite, che l’anno scorso hanno toccato un nuovo record. “Non abbiamo mai seguito così tante famiglie”; Le parole del direttore di Caritas Don Marco Pagnello danno l’idea di un problema che, oltre alle statistiche ufficiali, si aggrava. Gli assistiti da Caritas lo scorso anno hanno superato i 282mila, il valore più elevato mai registrato, in aumento di quasi il 2% rispetto all’anno precedente. La povertà perde sempre più il carattere eccezionale e temporaneo, trasformandosi in “strutturale normalità”, rileva il rapporto. Insomma qualcosa con cui la società convive.
Nel complesso, le persone sono sempre più povere e ci restano sempre più a lungo: aumenta infatti povertà cronica e intensità della povertà. Di conseguenza l’aumento è più forte tra gli anziani, si invecchia da poveri, e tra chi ha un reddito da lavoro, nella fascia tra 35 e 54 anni. Le famiglie con figli restano la maggior parte degli assistiti, ma crescono i single. E aumenta l’ISEE medio: un brutto segnale, che indica che un leggero miglioramento non basta a uscire da una condizione di fragilità.
Difficile non legare alle politiche del governo questo quadro: i dirigenti di Caritas non lo dicono esplicitamente ma lo fanno capire, quando chiedono il salario minimo e una misura universale di contrasto della povertà, dopo la cancellazione del reddito di cittadinanza fatta da Meloni. “Non è degno trovare soldi per il riarmo e non per la povertà” ha concluso il presidente di Caritas italiana, mons. Benoni Ambarus.
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