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I mondiali di Presto Presto

15 giugno 2026|Chawki Senouci
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Mondiali NL

Lunedì 15 giugno 2026

Grazie Deschamps! È la prima reazione dei tifosi del Marocco alla fine della partita contro il Brasile. Perché il centrocampista Ayoub Bouaddi – 18 anni – ha fatto vedere in campo tecnica, corsa, personalità da vendere. Bouaddi, un genio in matematica, ha fatto tutta la trafila delle giovanili francesi fino all’U21. Il CT della nazionale francese lo ha ignorato, e il Marocco — terra di suo padre — è intervenuto al momento giusto. Forse Deschamps si pentirà, forse no. Ma una cosa è certa: il mondo ha imparato il suo nome.

Il Mondiale è ancora roba da uomini
Su 150 giornalisti accreditati dalla Francia per questo Mondiale, appena 10 sono donne. Sul giornale Libération la giornalista Marie Portolano ha scritto una lettera aperta ai direttori delle testate: «Solo il 6% di donne? Impensabile. Nella carta stampata è ancora più ridicolo. Due donne su 80 uomini. Il 2%. […] La professione ha già poche donne. Ma per di più, quando si tratta di uno degli eventi sportivi più prestigiosi, spariscono”.

Cooling break per tutti. La Fifa ha reso obbligatoria la pausa idratazione: sono due per partita, anche con temperature di 23 gradi o 19 gradi come è successo in questo Mondiale. A suscitare malumori non è soltanto l’interruzione del gioco, ma soprattutto la gestione televisiva delle soste. La multinazionale Fox ha scelto di sfruttare le pause per trasmettere spot pubblicitari e ha addirittura ritardato la ripresa della partita Messico–Sudafrica. L’ennesima trovata della Fifa per regalare soldi ai grandi network ha fatto infuriare il tecnico tedesco Jürgen Klopp: «A chi serve davvero la Coppa del Mondo? Ai tifosi? Ai giocatori? O agli inserzionisti? Una partita di Coppa del Mondo dovrebbe scorrere come un fiume. Invece, costruiamo dighe in mezzo al campo perché possano passare le pubblicità. È pericoloso per lo spirito del gioco. Il calcio un tempo era l’evento principale, ma rischia ormai di diventare la musica di sottofondo di uno spettacolo pubblicitario. Il pallone deve essere la star. Il rischio è che il calcio diventi solo l’interruzione tra una pubblicità e l’altra”.

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