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C’è l’accordo tra Stati Uniti e Iran. Dubbi sulla sua tenuta, la firma venerdì a Ginevra

15 giugno 2026|Roberto Festa
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Stretto di Hormuz

“Navi del mondo, accendete i vostri motori. Lasciate che il petrolio scorra”. Usa toni immaginifici, Donald Trump, per dipingere il preliminare d’intesa raggiunto con l’Iran. Il presidente ha anche telefonato al New York Times, mentre era in corso la sua festa di compleanno, per spiegare che lo stretto di Hormuz sarà permanentemente libero da ogni pedaggio, che Benjamin Netanyahu è un tipo difficile, che lui, con questo accordo, ha salvato Israele dall’estinzione. Trump ha assicurato che il quadro d’intesa prevede che l’Iran rinunci per sempre a ogni ambizione nucleare militare, e che lui è pronto a riprendere la guerra, nel caso Teheran non rispetti l’accordo. Trump ha anche alluso alla possibilità che gli Stati Uniti si trasformino in una sorta di polizia del Medio Oriente, acquisendo il 20 per cento del petrolio che vi viene estratto. Ha parlato anche il vice presidente JD Vance, che dovrebbe essere a Ginevra, venerdì, per la firma: ha detto che questo testo trasforma il Medio Oriente per i prossimi 50 anni e che
l’Iran non avrà mai il nucleare. L’amministrazione USA, quindi, toni trionfalistici, per un’intesa che lascia, invece, molti punti aperti. L’Iran ha già detto che lo stretto di Hormuz sarà comunque soggetto alla disposizioni iraniane, frase ambigua che lascia intendere che Teheran considera comunque l’area di sua pertinenza. Non ci sono commenti da parte israeliana, ed è tutt’altro che certo che Netanyahu e Hezbollah non riprendano i combattimenti. E, la cosa più importante, nell’intesa non sembra esserci
alcun chiaro riferimento all’abbandono, da parte dell’Iran, dei suoi programmi nucleari. Come ha commentato il senatore e falco repubblicano Lindsay Graham: “Temo che in Iran abbiano una percezione dell’intesa molto diversa da quella del team di negoziatori americani”. Graham è un alleato di Trump, ma appunto proietta molte ombre, e dubbi, sull’accordo di Trump.

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