Adesso in diretta

Ultimo giornale Radio

  • PlayStop

    Jazz Ahead di mer 22/01

    Jazz Ahead di mer 22/01

    Giornale Radio - 23/01/2020

Ultima Rassegna stampa

  • PlayStop

    Rassegna stampa di mer 22/01

    La rassegna stampa di Radio Popolare

    Rassegna Stampa - 23/01/2020

Ultimo Metroregione

  • PlayStop

    Metroregione di mer 22/01 delle 19:48

    Metroregione di mer 22/01 delle 19:48

    Rassegna Stampa - 23/01/2020

Ultimi Podcasts

  • PlayStop

    Funk shui di mer 22/01

    Funk shui di mer 22/01

    Funk shui - 23/01/2020

  • PlayStop

    psicoradio di mer 22/01

    psicoradio di mer 22/01

    Psicoradio - 23/01/2020

  • PlayStop

    Cosa ne Bici del mer 22/01

    Cosa ne Bici del mer 22/01

    Cosa ne BICI? - 23/01/2020

  • PlayStop

    Ora di punta di mer 22/01 (prima parte)

    Ora di punta di mer 22/01 (prima parte)

    Ora di punta – I fatti del giorno - 23/01/2020

  • PlayStop

    Ora di punta di mer 22/01 (seconda parte)

    Ora di punta di mer 22/01 (seconda parte)

    Ora di punta – I fatti del giorno - 23/01/2020

  • PlayStop

    Esteri di mer 22/01

    1-Ucrainagate: Il dibattito procedurale ha favorito Donald Trump. I senatori repubblicani dicono no a nuovi testimoni. (Roberto Festa)..2-Libano: il movimento…

    Esteri - 23/01/2020

  • PlayStop

    Ora di punta di mer 22/01

    Ora di punta di mer 22/01

    Ora di punta – I fatti del giorno - 23/01/2020

  • PlayStop

    Malos di mer 22/01 (prima parte)

    Malos di mer 22/01 (prima parte)

    MALOS - 23/01/2020

  • PlayStop

    Malos di mer 22/01 (seconda parte)

    Malos di mer 22/01 (seconda parte)

    MALOS - 23/01/2020

  • PlayStop

    Malos di mer 22/01

    Malos di mer 22/01

    MALOS - 23/01/2020

  • PlayStop

    Due di due di mer 22/01

    Due di due di mer 22/01

    Due di Due - 23/01/2020

  • PlayStop

    Jack di mer 22/01 (prima parte)

    Jack di mer 22/01 (prima parte)

    Jack - 23/01/2020

  • PlayStop

    Jack di mer 22/01 (seconda parte)

    Jack di mer 22/01 (seconda parte)

    Jack - 23/01/2020

  • PlayStop

    37 e 2 di gio 16/01

    Il caso dell'ospedale di Abbiategrasso; caso disabilità e ATM; le domande degli ascoltatori.

    37 e 2 - 23/01/2020

  • PlayStop

    37 e 2 di gio 09/01

    Le liste di attesa; accessibilità alle piattaforme on line della sanità; il caso Zarotin.

    37 e 2 - 23/01/2020

  • PlayStop

    Cult di mer 22/01 (prima parte)

    Cult di mer 22/01 (prima parte)

    Cult - 23/01/2020

  • PlayStop

    Cult di mer 22/01 (seconda parte)

    Cult di mer 22/01 (seconda parte)

    Cult - 23/01/2020

  • PlayStop

    Considera l'armadillo mer 22/01

    Si parla con Barbara, pastora e allevatrice di Lessinia Futura, della riduzione del Parco Naturale Regionale della Lessinia, della Regione…

    Considera l’armadillo - 23/01/2020

  • PlayStop

    Jailhouse Rock di lun 20/01/2020 - Eminem

    EMINEM

    Jailhouse Rock - 23/01/2020

  • PlayStop

    Radio Session di mer 22/01

    Radio Session di mer 22/01

    Radio Session - 23/01/2020

Adesso in diretta

Approfondimenti

Il 2018 che se ne va

Per definire il periodo natalizio non si può certo usare l’aggettivo “sereno”. Il mondo è come in apnea, in attesa di capire quale piega prenderà la situazione internazionale nei prossimi anni. Il 2018 stato un anno pieno di segnali non proprio rassicuranti: soprattutto per la messa in discussione della dimensione multilaterale nei rapporti fra gli Stati, a partire dalla situazione dall’Unione Europea per arrivare agli accordi commerciali internazionali. Più che all’affermazione del sovranismo stiamo assistendo al ritorno della politica delle cannoniere, e cioè a dinamiche tipiche dei tempi in cui le grandi potenze coloniali piegavano altri popoli a suon di cannonate. Una politica che, nel XXI secolo, forse può essere esercitata dagli Stati Uniti e, in misura molto minore, da Russia e Cina, ma non certo da quelle piccole nazioni dell’Est europeo o del Mediterraneo che si comportano come se avessero qualche chance di cavarsela da sole.

Eppure questo non è stato un anno di sole negatività. Se non altro perché il rischio bellico nucleare della Corea del Nord è stato almeno momentaneamente stoppato, grazie al dialogo con gli Stati Uniti. In Medio Oriente il conflitto siriano è calato di intensità anche grazie al risoluto intervento russo, che ha colpito duramente l’ISIS, mentre la Turchia, con una piroetta degna di menzione, è passata dalla parte dei vincitori per portare avanti la sua guerra infinita contro il popolo curdo. Intanto, all’interno dei confini nazionali, l’autocrate Erdogan è riuscito nell’impresa di reprimere il dissenso e cambiare natura allo Stato nel completo silenzio internazionale: anzi, con l’Europa che sta finanziando le sue controriforme, pagando il dazio richiesto perché la Turchia non riapra le porte della rotta migratoria balcanica.

Dalla vicenda siriana, Putin è riuscito a ottenere un reddito politico che ha subito speso sul fronte dell’Ucraina. In sostanza, la posizione centrale assunta dalla Russia sullo scacchiere euro-asiatico permette a Mosca di infischiarsi dall’embargo europeo e di continuare la politica di consolidamento e di allargamento dei confini ereditati al momento del crollo dell’URSS.

In America Latina a fare da contraltare alle affermazioni delle destre, anche estreme come in Colombia e in Brasile, c’è stata la prima vittoria di un presidente proveniente dalla sinistra in Messico, il “socio povero” degli Stati Uniti. Anche in Africa si registrano segnali contraddittori sul fronte dei conflitti in corso, come quello nelle regioni settentrionali della Nigeria e quello tra anglofoni e francofoni in Camerun. Le buone notizie sono la fine dell’antica ostilità tra Etiopia ed Eritrea e la stabilizzazione crescente dell’Africa australe. Per il Nordafrica, invece, sono ancora tempi difficili: dalla Libia, dove la ricostruzione di uno stato unitario è boicottata dai signori della guerra, all’Egitto, sotto una dittatura che ormai ha zittito qualsiasi forma di protesta.

 

La pagina più vergognosa del 2018 è stata la Cop24 in Polonia sul cambiamento climatico, o meglio il suo fallimento, perché il carbone continuerà a regnare indisturbato in tutto il mondo. Ai problemi posti dalla globalizzazione e dall’ambiente si sta rispondendo con il ritorno al passato, senza capire che è impossibile riavvolgere il filo della storia. Un fallimento che è l’emblema di un atteggiamento più generale, e di una politica urlata che ricorre a un linguaggio sempre più diretto e propone solo soluzioni semplici. Una politica che fa un uso sapiente dei social per creare, manipolare e spacciare notizie che così diventano verità e consenso.

Prima di lasciarci, Umberto Eco aveva parlato di Internet dicendo che la rete aveva reso autorevoli una legione di imbecilli, quelli che una volta parlavano solo al bar. Il punto è che ormai gli “imbecilli da tastiera” sono solo gli strumenti di chi, invece, se ne intende fin troppo della vecchia arte della manipolazione di massa. Attuata oggi con mezzi mai immaginati prima.

Il mondo del 2019 dovrà chiedersi se va bene continuare a distruggere quanto si è fatto fino a ieri senza costruire nulla di nuovo, lasciando il potere di governare il presente e indirizzare il futuro a chi manovra l’opinione pubblica da dietro le quinte del mondo digitale. La legge fiscale di Trump, la riforma pensionistica di Bolsonaro in Brasile, la flat tax italiana lasciano facilmente capire che, anche questa volta, i populisti finiranno molto presto per colpire quello stesso popolo che dicono di rappresentare. Una lezione che ormai dovremmo conoscere bene, ma che in molti abbiamo dimenticato.

  • Autore articolo
    Alfredo Somoza
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni