Approfondimenti

“Perché sono contraria all’assoluzione di Šešelj”

Sono passati pochi giorni dall‘assoluzione in primo grado del leader del Partito radicale serbo Vojislav Šešelj da parte dei giudici del Tribunale dell’Aja per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia. Assoluzione per tutti i capi d’accusa che gli venivano contestati: crimini contro l’umanità, deportazione della popolazione non-serba nei territori della Regione autonoma della Vojvodina, della Bosnia Erzegovina e della Croazia e, inoltre, omicidio, tortura, violazione degli usi e costumi di guerra, distruzione indiscriminata di villaggi e devastazione.

La giudice italiana Flavia Lattanzi, uno dei tre componenti del collegio giudicante nel processo a Vojislav Šešelj, spiega la sua contrarietà alla sentenza in questa intervista ad Andrea Oskari Rossini.

Giudice Lattanzi, lei si è espressa in maniera contraria a quasi tutte le conclusioni del collegio giudicante nel processo Šešelj. Perché?

“Perché sono conclusioni che si basano su postulati generali, non sull’analisi specifica degli elementi di prova. La tendenza della maggioranza dei giudici, espressa più volte chiaramente, era di cercare di giustificare le singole contestazioni con considerazioni generali, argomentando ad esempio che la secessione era illegittima, o che i serbi si difendevano, o che in guerra esiste la violenza, o che il procuratore non aveva chiarito bene le accuse. Il tutto per ridurre al nulla gli elementi di prova, per rendere senza senso l’esame degli elementi di prova. Questo atteggiamento ha distrutto il processo dalle fondamenta”.

Cioè la maggioranza tendeva a giustificare gli atti criminali con considerazioni di natura storica e politica?

“Sì, certo”.

Quali sono invece i crimini per i quali secondo lei la Procura aveva presentato prove sufficienti a determinare la condanna dell’imputato?

“La procura aveva presentato prove sufficienti per i crimini contro l’umanità, che invece la maggioranza ha escluso del tutto dicendo che non esisteva un attacco generalizzato e sistematico, cioè l’elemento di contesto necessario perché ci siano crimini contro l’umanità. Non essendoci l’attacco, non potevano esserci crimini. Quindi non sono neppure andati a analizzare gli elementi di prova su questi crimini, cioè la persecuzione, l’espulsione e il trasferimento forzato, che erano il nodo della vicenda”.

Si è trattato dunque di un problema di impostazione generale, più che di errori gravi commessi nella determinazione della sentenza?

“Entrambi. Insieme al problema dell’impostazione generale sono stati anche commessi errori gravi di diritto e di fatto. Ad esempio è stata esclusa l’esistenza di una impresa criminale comune sulla base di elementi di prova che secondo me non erano pertinenti. Se un onesto ufficiale serbo si ribella a quello che stanno facendo sul terreno i volontari di Šešelj, ma i suoi superiori presenti sul terreno invece coprono [le azioni dei volontari], questo non significa che non ci sia un’impresa criminale comune, al contrario. Del resto avendo eliminato l’espulsione come crimine contro l’umanità, si è svuotata anche di senso l’impresa criminale comune, che il procuratore provava proprio con riferimento al trasferimento forzato delle popolazioni”.

Secondo la maggioranza dunque l’espulsione non era rubricabile come crimine contro l’umanità, ma le persone lasciavano volontariamente le proprie case?

“Esatto”.

In che modo questa sentenza differisce dalla precedente giurisprudenza del Tribunale penale dell’Aja per l’ex Jugoslavia, in particolare per quanto riguarda la fattispecie dell’istigazione e favoreggiamento? Le parole di Šešelj erano chiare, e le attività di reclutamento dei volontari pure. Se questo non corrisponde a istigazione e favoreggiamento, che cosa lo è?

“Questo bisognerebbe chiederlo alla maggioranza. La maggioranza ha ritenuto che si trattava semplicemente di un aiuto allo sforzo di guerra”.

Tutto questo però è in contrasto con precedenti sentenze del Tribunale per l’ex Jugoslavia…

“Certo, come anche la questione dell’accertamento di un attacco generalizzato e sistematico. Lasciamo perdere la Vojvodina, che era un punto più delicato e complesso. Ma per quanto riguarda la Croazia e la Bosnia Erzegovina ci sono tantissime sentenze che sulla base degli stessi fatti e delle stesse prove hanno affermato l’esistenza di un attacco generalizzato e sistematico. Questa sentenza invece dice che non esisteva un attacco, ma che c’erano solo iniziative militari. Le espulsioni poi non ci sono perché la gente “partiva”. Si è riusciti persino a dire che i bus organizzati dalle forze serbe per far partire le persone erano assistenza umanitaria… Sono cose veramente inaudite, non posso dire altro. Nella mia opinione dissenziente ho scritto che sembra di essere tornati ai tempi dei Romani, quando in tempo di guerra le leggi erano sospese”.

Quanto ha contato l’intimidazione dei testimoni nella manipolazione delle prove e nell’economia generale del processo?

“Ha contato tantissimo, e di questo non è stato tenuto il minimo conto. Abbiamo avuto molti testimoni che avevano fatto dichiarazioni preliminari al procuratore incriminanti nei confronti di Šešelj, quando la procura raccoglieva prove sui fatti in Croazia e in Bosnia Erzegovina. Poi ci sono state le intimidazioni e le minacce. Alcuni testimoni, coraggiosi, sono venuti in aula e hanno confermato le dichiarazioni preliminari. Molti altri testimoni importanti invece, insider, la cui testimonianza pesava moltissimo tra gli elementi di prova, hanno smentito in aula tutto quello che avevano dichiarato al procuratore. Abbiamo avuto grandi discussioni su questo nel collegio giudicante. Naturalmente non posso svelarne il contenuto. Le posso garantire però, e appare chiaro anche se si leggono i verbali delle udienze, che era del tutto evidente che le smentite erano conseguenza di minacce e intimidazioni. Questi avevano paura, morivano di paura davanti a Šešelj. Bastava lo sguardo di Šešelj. Io guardavo continuamente i testimoni, e Šešelj che controinterrogava. Erano impauriti. Alcuni hanno avuto il coraggio di testimoniare, nonostante tutto. Altri no. E di questo non si è tenuto conto, si sono prese pari pari le cose dette in udienza invece delle dichiarazioni preliminari. Anche quando le dichiarazioni preliminari si corroboravano inter se ed erano corroborate da altri elementi di prova”.

Alla luce di queste considerazioni, che valutazione possiamo dare della prassi di permettere agli imputati di difendersi da soli?

“La questione del difendersi da solo è un diritto che è stato dato dalla Camera d’Appello, e io non lo voglio contestare. Ma la capacità di intimidire non dipende dal fatto che un imputato si difenda da solo. Le intimidazioni avvenivano anche fuori dall’udienza, ad opera dei collaboratori. C’erano molte persone intorno a lui, aveva un’équipe di difesa molto nutrita, internazionale. Tutti questi erano ai suoi ordini, anche per intimidire i testimoni”.

Qual è lo stato del diritto penale internazionale dopo la sentenza Šešelj?

“Dal mio punto di vista, questa sentenza non conta nulla”.

In che senso?

“Nel senso che è fatta talmente male, sia in fatto che in diritto, che è una nullità”.

Quindi?

“Quindi resta la delusione per le vittime, ma il diritto penale internazionale non soffre assolutamente per una sentenza del genere. È talmente sbagliata, in fatto e in diritto, che non conta nulla”.

Non farà giurisprudenza?

“No, assolutamente no, glielo assicuro. Sotto certi aspetti, potevano arrivare a queste conclusioni in modo più decente”.

Con che stato d’animo ha concluso il suo lavoro presso il Tribunale dell’Aja?

“Negli ultimi mesi, forse due o tre anni, ho sofferto molto. Ho resistito grazie al lavoro che ho potuto svolgere in altri processi, ad esempio ero giudice di riserva nel processo Karadžić. Lì si è lavorato molto bene, con un’équipe di legal officers molto competenti. Invece ho sofferto molto nel caso Šešelj”.

Come è possibile che nel diritto penale internazionale si arrivi a conclusioni così diverse?

“Ancora adesso mi chiedo perché questa sentenza sia finita in questo modo. Dentro di me faccio delle ipotesi, ma non le posso certo rivelare. Non posso dire quello che penso. Posso dire però che ritengo che non farà giurisprudenza, e penso che questo lo sappiano tutti, e che sia stato un grosso incidente. Però è un incidente del Tribunale per l’ex Jugoslavia, non di tutta la giustizia penale internazionale”.

 

Leggi la sintesi dell’opinione dissenziente redatta dalla giudice Flavia Lattanzi.

L’intervista a Flavia Lattanzi è stata originariamente pubblicata sul sito dell’ Osservatorio Balcani Caucaso.

  • Autore articolo
    Redazione
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni

Adesso in diretta

Ultimo giornale Radio

Ultima Rassegna stampa

  • PlayStop

    Rassegna stampa di lunedì 08/08/2022

    La rassegna stampa di Popolare Network non si limita ad una carrellata sulle prime pagine dei principali quotidiani italiani: entra…

    Rassegna Stampa - 08/08/2022

Ultimo Metroregione

Ultimi Podcasts

  • PlayStop

    News della notte di lunedì 08/08/2022

    L’ultimo approfondimento dei temi d’attualità in chiusura di giornata

    News della notte - 08/08/2022

  • PlayStop

    Conduzione musicale di lunedì 08/08/2022 delle 21:00

    Un viaggio musicale sempre diverso insieme ai nostri tanti bravissimi deejay: nei giorni festivi, qua e là, ogni volta che…

    Conduzione musicale - 08/08/2022

  • PlayStop

    Popsera di lunedì 08/08/2022

    Popsera è lo spazio che dedicheremo all’informazione nella prima serata per tutta l’estate. Si comincia alle 18.35 con le notizie…

    Popsera - 08/08/2022

  • PlayStop

    La Portiera di lunedì 08/08/2022

    Dopo aver rivoltato la redazione della radio come un calzino durante le vacanze invernali, Cinzia Poli ritorna in portineria per…

    La Portiera - 08/08/2022

  • PlayStop

    Il clima come questione di genere

    Elena Mordiglia e Gianluca Ruggieri ne parlano con Serena Giacomin, fisica dell’atmosfera, meteorologa, presidente di Italiana Climate Network, Caterina Sarfatti,…

    All you need is pop 2022 - 08/08/2022

  • PlayStop

    Conduzione musicale di lunedì 08/08/2022 delle 15:35

    Un viaggio musicale sempre diverso insieme ai nostri tanti bravissimi deejay: nei giorni festivi, qua e là, ogni volta che…

    Conduzione musicale - 08/08/2022

  • PlayStop

    Episodio 6 - To Pimp A Butterfly (Parte 2)

    Nel 2015 esce uno degli album più importanti della storia della musica. Se good kid, mad city raccontava cosa vuol…

    The Good Kid from Compton - 08/08/2022

  • PlayStop

    Episodio 6 - To Pimp A Butterfly (Parte 2)

    Nel 2015 esce uno degli album più importanti della storia della musica. Se good kid, mad city raccontava cosa vuol…

    The Good Kid from Compton - 08/08/2022

  • PlayStop

    Poveri ma belli di lunedì 08/08/2022

    Un percorso attraverso la stratificazione sociale italiana, un viaggio nell’ascensore sociale del Belpaese, spesso rotto da anni e in attesa…

    Poveri ma belli - 08/08/2022

  • PlayStop

    This must be the place - Episodio 6

    Chapter 6: The Fillmore West A San Francisco si respira un'aria diversa. La beat generation, le librerie indipendenti, i primi…

    This must be the place - 08/08/2022

  • PlayStop

    This must be the place - Episodio 6

    Chapter 6: The Fillmore West A San Francisco si respira un'aria diversa. La beat generation, le librerie indipendenti, i primi…

    This must be the place - 08/08/2022

  • PlayStop

    La Scatola Magica di lunedì 08/08/2022

    La scatola magica? una radio? una testa? un cuore? un baule? questo e altro, un'ora di raccolta di pensieri, parole,…

    La Scatola Magica - 08/08/2022

  • PlayStop

    Radiosveglia di lunedì 08/08/2022

    Radiosveglia è il nostro “contenitore” per l’informazione dei mattini d’estate. Dalle 7.45 alle 10, i fatti del giorno, (interviste, commenti,…

    Radiosveglia - 08/08/2022

  • PlayStop

    Caffè Shakerato di lunedì 08/08/2022

    In agosto il caffè del mattino si raffredda con un risveglio musicale e con il primissimo sfoglio dei quotidiani ancora…

    Caffè Shakerato - 08/08/2022

  • PlayStop

    Reggae Radio Station di domenica 07/08/2022

    A ritmo di Reggae Reggae Radio Station accompagna discretamente l’ascoltatore in un viaggio attraverso le svariate sonorità della Reggae Music…

    Reggae Radio Station - 08/07/2022

  • PlayStop

    Prospettive Musicali di domenica 07/08/2022

    Prospettive musicali dà risalto a una serie di espressioni musicali che trovano generalmente poco spazio nelle programmazioni radiofoniche mainstream. Non…

    Prospettive Musicali - 08/07/2022

Adesso in diretta