Approfondimenti

La crisi umanitaria in Ucraina, il si della Camera alla legge sul suicidio assistito e le altre notizie della giornata

rifugiati - blocco Ucraina ANSA

Il racconto della giornata di giovedì 10 marzo 2022 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Una catastrofe umanitaria che continua a peggiorare. In ucraina bombardamenti e combattimenti anche oggi, anche durante l’incontro di stamattina tra il ministro degli Esteri di Kiev e quello di Mosca, che in sostanza si sono detti d’accordo su un solo punto: la volontà’ di continuare a trattare. “Garantire l’indipendenza energetica e trovare 30 miliardi di metri cubi di gas”. Il ministro alla transizione ecologica Cingolani riassume così la sfida del governo per affrontare le conseguenze economiche causate dalla guerra in Ucraina. La censura russa è scattata anche per l’Eco di Mosca e molti giornalisti sono fuggiti dal Paese. Irina Babloyan ci racconta cosa è successo. La legge sul suicidio assistito approvata alla Camera presenta tre ordini di problemi, non da poco. Infine, l’andamento della pandemia di COVID-19 in Italia.

Ucraina, ancora nessun accordo sul cessate il fuoco

(di Emanuele Valenti)

“Sembra che i russi non siano pronti a prendere in considerazione un cessate il fuoco”.
In queste poche parole, pronunciate dal ministro degli esteri ucraino, Kuleba, c’è tutto il senso dell’incontro di questa mattina.
Come previsto nessun accordo per una tregua generalizzata e nemmeno per un vero corridoio umanitario da Mariupol, la città che sta soffrendo di più l’attacco russo.
Sia Lavrov che Kuleba hanno confermato di aver parlato di questioni umanitarie e di essere disposti a vedersi ancora. Il ministro degli esteri russo ha anche detto di non escludere un possibile incontro Putin-Zelensky. Ma niente di più.
Lavrov ha aggiunto che l’operazione di liberazione dell’Ucraina prosegue come previsto.
Considerando anche quello che sta succedendo sul terreno, tra poco lo vedremo, credo che all’orizzonte non ci sia una soluzione che possa passare dal negoziato. La sensazione è che i russi si stiano muovendo su più piani ma con l’unico obiettivo – da raggiungere con ogni mezzo – di far capitolare Zelensky.

Save The Children: “6 milioni e mezzo di minori vivono nei rifugi delle città bombardate

Dopo 15 giorni di offensiva russa la crisi umanitaria è sempre più grave. I profughi ucraini sono già 2 milioni e 300 mila; oltre la metà di loro si trova in Polonia

All’interno dell’Ucraina sono un milione gli sfollati; l’ONU stima che
3 milioni di civili nel paese non abbiano accesso a cibo e acqua.
L’ONG Save The Children lancia l’allarme per i minori ancora bloccati in Ucraina: sono 6 milioni e mezzo, vivono in condizioni drammatiche nei rifugi delle città bombardate

I tre fronti della guerra in Ucraina

(di Emanuele Valenti)

Sul campo sono tre i fronti più caldi. Kiev, l’est con Kharkiv e Mariupol.
A Kiev il sindaco Vitali Klitschko ha detto che ormai più della metà della popolazione, più di due milioni di persone, ha lasciato la città. E sappiamo che molti di quelli rimasti si stanno preparando a un possibile assalto russo. In queste ultime 24 ore è stato fortificato tutto il possibile, nel centro e nella periferia. I russi avanzano sempre da ovest ma adesso anche da nord-est. Un’altra direttrice.
Vale lo stesso per Kharkiv, dove la distruzione pare impressionante.
Per entrambe le città la situazione è questa: i russi hanno incontrato una resistenza imprevista. La campagna militare non è andata come si aspettava il Cremlino due settimane fa. A questo punto, credo, ci sono due possibilità, considerando che Putin non farà passi indietro sull’obiettivo finale: la neutralità dell’Ucraina. Un attacco ancora più indiscriminato, come a Mariupol, anche su Kiev e Kharkiv. Oppure una guerra che durerà ancora a lungo con un esito aperto.
Abbiamo citato Mariupol. La situazione sta nelle parole del responsabile della Croce Rossa Internazionale in quella zona: la gente inizia a litigare, anche a picchiarsi, per prendere quel poco cibo rimasto. Le autorità locali hanno detto che sono stati recuperati quasi 1300 cadaveri.

Siamo riusciti a contattare Elina, giornalista del giornale cittadino di Mariupol, che è riuscita a mettersi in salvo qualche giorno fa, ma che a Mariupol ha ancora la sua famiglia e i suoi amici. Ci ha detto che due giorni fa è riuscita a contattare il suo fidanzato, che combatte in città, ma da allora non è più riuscita a parlare con nessuno. Questa è la sua testimonianza.

 

Le conseguenze economiche della guerra in Ucraina: dal caro carburante alla crisi delle aziende del settore agroalimentare

(di Anna Bredice)

“Garantire l’indipendenza energetica e trovare 30 miliardi di metri cubi di gas”. Il ministro alla transizione ecologica Cingolani riassume così la sfida del governo per affrontare le conseguenze economiche causate dalla guerra in Ucraina, soprattutto sul piano energetico, un tema che sta creando già preoccupazione, in particolare per uno sciopero annunciato dagli autotrasportatori per il 14 marzo. Denunciano il caro carburante, i costi eccessivi del diesel che potrebbero portare a una riduzione del loro servizio. In Sardegna un messaggio whatsApp di un sindacalista, non concordato con nessuno, che minacciava uno sciopero di 15 giorni con conseguente blocco delle consegne, ha creato una sorta di panico con gli scaffali dei supermercati presi di mira e svuotati. La Coop ha rassicurato che in nessun luogo o regione esiste un rischio di mancanza di prodotti. Malgrado ciò c’è una preoccupazione diffusa, amplificata dalle notizie che arrivano dall’Ucraina, che il governo cerca di tenere a bada assicurando e ripetendo che gli stoccaggi energetici, soprattutto per il riscaldamento, non sono in questo momento a rischio. Sono tanti i risvolti del conflitto qui in Italia, energia e materie prime in particolare. Draghi ne sta parlando a Parigi chiedendo una risposta unitaria, nel Consiglio dei ministri di questa mattina sia il ministro Patuanelli per l’Agricoltura che Giorgetti per le imprese, hanno sollecitato risposte per affrontare la crisi delle aziende del settore agroalimentare, a causa dell’aumento del prezzo del grano e del mais e la riduzione dell’offerta, proposte che oltre alla ricerca di altri paesi da cui importare, vanno dalla rinegoziazione del debito delle imprese, il potenziamento della produzione nazionale per sostenere la filiera alimentare, eventualmente applicando dei dazi su alcuni prodotti da esportazione. Ci sono poi misure che sono state prese a livello locale per affrontare il caro energie, Zingaretti ad esempio propone in solidarietà al popolo ucraino la riduzione dell’uso dei riscaldamenti e la Camera dei deputati ha accolto subito la proposta spegnendoli un’ora prima. Il segretario del Pd Letta va oltre, chiedendo di rafforzare le sanzioni alla Russia, inserendo anche lo stop al petrolio e al gas russo. Infine la ricerca di altre fonti di energia, oggi il consiglio dei ministri ha deciso di realizzare sei parchi eolici, in Puglia, Basilicata e Sardegna.

Il governo russo chiude la radio “Eco di Mosca”. Intervista alla giornalista Irina Babloyan

(di Martina Stefanoni)

Non era assolutamente un viaggio pianificato. Ho deciso di trasferirmi venerdì, quando hanno semplicemente ucciso la mia radio, l’Eco di Mosca. Ho preso un biglietto e nella notte ho preso un volo per l’Armenia e poi per la Georgia. Non era pianificato, era semplicemente pericoloso e quindi sono qui e non ho idea di quanto a lungo dovrò stare qui.

La giornalista Irina Babloyan ha lasciato la Russia dopo che il Roskomnadzor ha bloccato le trasmissioni della storica emittente Ekho Moskvy, Eco di Mosca, per la sua copertura dell’invasione russa dell’Ucraina. L’intervista di Martina Stefanoni.

Cosa è successo alla radio Eco di Mosca in cui lavoravi?

In agosto sarebbero stati 32 anni dalla nascita della nostra radio. Io lavoro lì… lavoravo lì, ora devo usare il passato…. Lavoravo lì da 17 anni [CONTINUA A LEGGERE]

Il si della Camera alla legge sul suicidio assistito

(di Lorenza Ghidini)

La legge approvata alla Camera presenta tre ordini di problemi, non da poco.
Il primo è una palese discriminazione tra malati. Potrà accedere al suicidio assistito chi sarà in grado di mettere fine autonomamente alla propria vita. Quindi opzione negata a chi, per via della malattia, non è in grado di schiacciare il bottone che attiva l’iniezione del farmaco letale. I requisiti per ottenere l’iniezione, poi, non sono certo per tutti. Il malato deve essere tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale. I pazienti oncologici ad esempio non lo sono mai, quindi per loro niente. Ancora, bisogna aver rifiutato le cure palliative. E chi non le ha avute, che non le può rifiutare, cosa fa? Bisogna infine provare forti sofferenze fisiche e psicologiche. Quella ‘E’ rende le cose più difficili, ci vuole insomma un combinato disposto che non è scontato, ma anche quando non c’è non significa che restare in vita risulti tollerabile.
Per farla breve, questa legge da questo punto di vista è più indietro della sentenza della Corte Costituzionale sul caso DJ Fabo, quella con cui si è stabilito che Marco Cappato non fosse punibile. Un peggioramento delle norme attuali, in pratica.
Secondo punto, i tempi. Sono 10 i passaggi previsti per avere il via libera a questa pratica, senza alcuna garanzia di risposta in tempi certi. Ma chi chiede il suicidio assistito di tempo non ne ha.
Infine l’obiezione di coscienza, che i medici dovranno mettere nero su bianco in un registro, una volta per tutte. Si poteva fare diversamente, come per il testamento biologico, il medico può scegliere caso per caso, analizzando le singole situazioni. Sapendo quanto è difficile in Italia accedere all’interruzione di gravidanza, possiamo ben immaginare come andrà col suicidio assistito.

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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    Si è chiuso venerdì mattina al cimitero Monumentale il ciclo di eventi dedicati a Anna Kuliscioff, nel centenario della morte, avvenuta il 29 dicembre del 2025 a Milano. Una serie di iniziative che hanno puntellato l’anno appena terminato, e che si è concluso simbolicamente nel giorno del suo compleanno, il 9 gennaio. Medica, giornalista, rivoluzionaria socialista, femminista ante-litteram, la figura di Anna Kuliscioff ha lasciato un segno fortissimo nella cultura progressista italiana. Spinta da idee rivoluzionarie fin dalla giovinezza, Kuliscioff nella sua vita ha attraversato diverse correnti del rivoluzionarismo di quel tempo, dall’anarchismo bakuniano fino ad avvicinarsi, e portare avanti quelle idee per tutto il resto della sua vita, alla corrente cosiddetta del “riformismo socialista”, insieme al marito Filippo Turati. Una delle sua grandi battaglie fu quella per il voto alle donne. Fu fondamentale per il socialismo italiano e per il progresso della città di Milano. Walter Galbusera, presidente della Fondazione Kuliscioff, la ricorda così al microfono di Alessandro Braga.

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