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L’addio a Giampiero Galeazzi, la quarta ondata di Covid in Europa e le altre notizie della giornata

galeazzi ANSA

Il racconto della giornata di venerdì 12 novembre 2021 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. L’addio a Giampiero Galeazzi, amato telecronista sportivo, morto a 75 anni. L’Europa fronteggia la quarta ondata di Covid tra corsa alla terza dose di vaccino e restrizioni. A Glasgow i negoziatori di tutti i Paesi cercano l’accordo finale in chiusura della Cop 26. Cresce la tensione nelle forze politiche in vista dell’elezione del Presidente della Repubblica. Nell’ormai consueto sabato di proteste no-green pass di Milano sarà consentito solo un sit-in. 

È morto Giampiero Galeazzi

Addio a una delle voci storiche del giornalismo sportivo italiano. Giampiero Galeazzi è morto all’età di 75 anni, da tempo soffriva di una grave forma di diabete.

Prima atleta azzurro e poi commentatore della sua più grande passione sportiva, il canottaggio, la sua telecronaca rese memorabile il trionfo olimpico dei fratelli Giuseppe e Carmine Abbagnale e del timoniere Peppiniello di Capua a Seoul 88.

Senza mai abbandonare il suo sport, che avrebbe commentato fino alle olimpiadi di Atene 2004, per anni Galeazzi è stato anche la voce di tennis e calcio, diventando conduttore di Novantesimo Minuto, la celebre trasmissione RAI sul campionato di Serie A.

Da Franco Baresi a Valentina Vezzali, sono stati centinaia gli omaggi e i messaggi di commozione ed affetto dopo la notizia della sua morte. Abbiamo intervistato la voce di Tutto il Calcio Minuto per Minuto, il suo collega e amico Riccardo Cucchi:

 

L’Europa è nel pieno della quarta ondata di Covid

La situazione è molto preoccupante in 10 Paesi. L’allarme è stato lanciato dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie.
I Paesi dove la situazione si fa sempre più critica, per numero di casi, ricoveri e decessi, sono : Belgio, Polonia, Paesi Bassi, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria e Slovenia.
In Austria il governo potrebbe annunciare nelle prossime ore un lockdown per i non vaccinati, il via libera formale è atteso per domenica e dovrebbe entrare in vigore già lunedì. Ha annunciato il premier Alexander Schallenberg. I non vaccinati potranno uscire di casa solo per andare al lavoro e per acquistare beni di prima necessità.

Anche in Italia i dati confermano un peggioramento. Lo ha certificato il monitoraggio settimanale dell’istituto superiore di sanità. “In tutte le Regioni c’è un aumento della circolazione del virus l’andamento è in crescita anche se meno che in altri Paesi Europei ” ha dichiarato oggi il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro.

L’incidenza settimanale di casi è arrivata a 78 per 100mila abitanti contro 53 della scorsa settimana. Sale anche l’indice di trasmissibilità Rt. In crescita ma ancora sotto il livello di guardia i ricoveri ordinari e le terapie intensive, fatta eccezione per Friuli Venzia Giulie e Marche che superano il limite del 10% dei ricoveri in rianimazione.
Abbiamo fatto un punto sulla situazione nelle Marche con il dottor Stefano Menzo, direttore della Virologia dell’ospedale di Torrette di Ancona:

Negoziati non stop nell’ultima giornata di COP26

Oggi è l’ultimo giorno dei negoziati a Glasgow per trovare un accordo al termine della COP26, ma il presidente della cop Alok Sharma ha detto che i negoziati continueranno per tutta la notte.
Intanto oggi è circolata una seconda bozza dell’accordo finale, nella quale si indica come priorità l’accelerazione su rinnovabili e l’ eliminazione del carbone. E’ sparita però l’indicazione del limite del 2023 per attivare il fondo da 100 miliardi di dollari l’anno per i Paesi meno sviluppati.
Cosa significa? Ne abbiamo parlato con il nostro collaboratore Andrea di Stefano:

 

La partita di poker per il Quirinale

(di Anna Bredice)

Parafrasando il titolo di un film, si potrebbe dire “i partiti sull’orlo di una crisi di nervi” e di tempo ne manca tanto alle prime votazioni per il capo dello Stato. Forse è per questo che Enrico Letta tenta di mostrare una calma apparente, è l’unico al momento, una calma che sembra del tutto surreale rispetto alle voci, alle tensioni e agli interrogativi che sono diventati ancora più densi dopo le parole di Mattarella.

E in questo clima, a rendere tutto ancora più surreale ci si è messo il barista della signora Draghi che ad “Un giorno da pecora” ha raccontato che la signora gli avrebbe dato già per scontato che il marito sarebbe pronto a traslocare al Quirinale. Il marito, Mario Draghi, chiuso in un silenzio che nessuno ormai sa più come interpretare, certamente non è una persona pronta a dichiarare pubblicamente di essere disponibile, anche perché se venisse bocciato nel segreto del voto, per lui sarebbe uno smacco gravissimo e chissà se potrebbe considerare questo quasi come una sfiducia e dimettersi.

Nel Pd soprattutto, ma anche in chi teme molto il voto anticipato, non hanno rinunciato del tutto all’ipotesi doppio mandato di Mattarella, evidenziando che al massimo sarebbe inopportuno rimanere al Quirinale, ma non incostituzionale, perché la Costituzione non lo vieta.

In questo caos, emergono altri nomi. Se Draghi dicesse un netto no, potrebbero salire le quotazioni di Giuliano Amato, è uno dei nomi che potrebbe fare il Pd, che potrebbe trovare il consenso di Forza Italia e magari di una parte della Lega, quella meno sovranista. A lavorare per questa ipotesi potrebbe esserci Gianni Letta, quando Berlusconi avrà capito che la sua candidatura non è realistica e dovrà pensare a quale nome sia il più utile a conservare il suo ruolo e soprattutto le sue aziende. Gianni Letta da decenni è il diplomatico per eccellenza, primo consigliere di Berlusconi, ma stimato anche da Draghi, è l’uomo del dietro le quinte, del patto del Nazareno e degli accordi trasversali. Più facile questo ruolo per lui, più che di essere il candidato al Colle, e poi dice qualcuno nel Pd: sarebbe inelegante per noi votare lo zio del segretario.

Milano, per i no green pass concesso solo un presidio statico

(di Luca Parena)

Senza preavviso, niente cortei per le vie della città. Alla vigilia del 17esimo sabato di proteste No Green Pass, è questa la decisione che arriva dal Comitato per l’ordine e la sicurezza convocato dal prefetto di Milano. Nelle intenzioni, quindi, per la nuova prevedibile iniziativa dei No Pass sarà consentito solo un presidio statico, nessuno spostamento improvvisato come accaduto nei fine settimana degli ultimi quattro mesi.

Più in generale, per le manifestazioni preavvisate, i cortei saranno consentiti solo con precise assunzioni di responsabilità degli organizzatori e comunque con la facoltà per la questura di dare eventuali prescrizioni. Tradotto: se i No Green Pass continueranno a non avere un’organizzazione chiara non saranno possibili eccezioni ai sit-in.

Sui gruppi social e nelle chat No Pass circolano generici inviti a “disobbedire al divieto di manifestare” e a intensificare le proteste anche durante la settimana. Appelli da prendere con le pinze dato che in calce a questi comunicati non ci sono firme e talvolta sono semplicemente rilanciati dai vari gruppi.

Per il pomeriggio di domani a Milano l’unica certezza è l’affine iniziativa statica delle 15 all’Arco della Pace. A tenere banco sarà il presidente del Children Health Defense, Robert Kennedy jr., nipote di John Fitzgerald e presidente di questo comitato che dal nome riecheggia gli appelli a proteggere i bambini da non meglio precisate offensive alla loro salute. I No Green Pass potrebbero dividersi tra l’Arco della Pace e il solito ritrovo in piazza Fontana. Solo che questa volta da lì non si dovrebbero spostare.

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    Il pubblico ministero alle dipendenze della politica? C'è già! Per trovarne qualche traccia, inutile cercare nella legge Meloni-Nordio, che smembra il Csm e stravolge l’autonomia delle toghe con la scusa della separazione delle carriere dei magistrati. E’ la legge su cui voteremo nel referendum di fine marzo. Il pm che dipende da criteri generali e criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale è già scritto, nero su bianco, nella cosiddetta riforma Cartabia del processo penale. Le norme della Cartabia (legge n.134/2021) prevedono che sia il parlamento a dettare criteri generali per le indagini. Se è il parlamento a doversene occupare è probabile che a decidere sia allora la maggioranza di governo. Dunque, la maggioranza parlamentare detta i criteri generali e poi – secondo la legge Cartabia – gli uffici del pm individuano i criteri di priorità (questo sì, questo no) tra i vari reati. Infine, il pm si adegua. Una forma di dipendenza c’è, anche se forse più blanda di quella paventata dai sostenitori del NO (un pm alle dipendenze del Guardasigilli). Ora, la norma è contenuta in una legge delega approvata dal parlamento cinque anni fa e che il ministro Nordio dovrebbe attuare con decreti legislativi. Ma questo non sta avvenendo. Perchè Nordio tiene chiusa in un cassetto la legge Cartabia? Pubblica lo ha chiesto all’ex magistrato Nello Rossi, direttore della rivista giuridica “Questione giustizia” (Magistratura democratica), autore con Armando Spataro (ex pm ed ex membro del Csm) di «Le ragioni del NO» (Laterza 2025). «Questa legge – racconta Nello Rossi - è stata relegata nel dimenticatoio perchè era un utile meccanismo di coordinamento tra il parlamento e le procure della repubblica. La maggioranza di destra l'ha sistematicamente ignorata, lasciata nel cassetto. A loro non interessa questo meccanismo di coordinamento. Il che poi giustifica scelte come quelle di un meccanismo di controllo del pubblico ministero da parte dell'esecutivo».

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    Solo poche delle 368 vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 hanno un corpo e un nome, sia perché molti corpi non sono stati recuperati, sia perché solo di pochi c’è stato un prelievo del Dna e la faticosa ricerca del match con i parenti delle vittime che si sono rintracciate nel corso di questi anni. Ma il Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa, continua a lavorare con i familiari e con il Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, per dare un nome a ciascuno di loro. “Chiediamo solo di recuperare i morti e raccogliere i campioni, quest’anno siamo riusciti a dare una risposta a 12 famiglie, ce ne sono altre 65 che hanno chiesto il nostro aiuto solo nell’ultimo mese”, ci spiega Tareke Brhane, Presidente Comitato 3 Ottobre, che chiede il riconoscimento di una Giornata della Memoria, da celebrare ogni 3 ottobre a livello europeo per onorare i migranti deceduti, così come le persone che hanno rischiato la propria vita per salvarli.

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    Giuseppe Acconcia, Docente di Storia Delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Milano analizza la ripercussione della violentissima repressione sulle manifestazioni iraniane e prova a delineare quale potrebbe essere la via d'uscita del regime e la tenuta delle proteste. Riccardo Noury, portavoce Amnesty Italia, presenta l’iniziativa di venerdì con Women Life Freedom for Peace and Justice sulla scalinata del Campidoglio per esprimere solidarietà alla popolazione iraniana. Il Ministro degli Interni ieri in Parlamento ha definito Hannoun, il presidente dell'Associazione di solidarietà con la Palestina in carcere con l'accusa di aver finanziato Hamas, capo di una cellula di Hamas in Italia, ma cosa dicono le carte della Procura di Genova? Ce lo spiega  Mario Di Vito, giornalista de il manifesto, che racconta come le accuse contro Hannoun arrivino da un'agenzia dell'intelligence israeliana senza possibilità di verifica e soprattutto senza prove (come dice la stessa agenzia). Tareke Brhan presidente del Comitato 3 Ottobre, organizzazione non profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 in cui 368 persone persero la vita, ci racconta l'identificazione della vittima 186 del maxi naufragio,  un uomo, originario dell'Eritrea, sepolto al cimitero di Bompensiere nel Nisseno, che grazie all'equipe di Labanof dell'Università di Milano ha finalmente un nome.

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