Intervista e video

Mimmo Lucano a Radio Popolare

venerdì 02 novembre 2018 ore 15:30

Il sindaco di Riace Mimmo Lucano  è stato ospite di Radio Popolare nella trasmissione After Snooze condotta da Alessandro Braga e Disma Pestalozza.

Riascolta l’intervista

Si aspettava un’accoglienza così dalla città di Milano?

No, sono rimasto ovviamente entusiasta di questa accoglienza e sono contento di poter trasmettere, anche attraverso la vostra radio, la storia di Riace che negli ultimi periodi è diventata così importante dal punto di vista mediatico.

Sono tanti anni che questo modello porta avanti le sue idee e viene raccontato.

Sì, io ricordo l’intervista Radio Popolare di qualche anno fa. Questo modello in realtà è semplicemente un’idea, anche banale se mi posso permettere. L’ho ribadito in diverse diverse circostanze, è una idea che nasce da casualità e che ha fatto scattare sensibilità umane in un’area particolare come la Locri della Calabria, dove ci sono forti spinte alla rassegnazione sociale e un’idea di futuro non possibile. Quel popolo in viaggio incontra una realtà col destino segnato, incontra poche persone con un sogno politico, incontra una parte di Chiesa che stranamente si lega a quel sogno. Queste istanze si incontrano e convergono e per me ricomincia un impegno politico che dentro non era mai finito. Ed è nata questa utopia.

Immagino che ieri a Palazzo Marino sia stato un momento molto emozionante per lei.

Sì, certamente. Non lo dico per modo di dire, ma secondo me quello che ha fatto di Riace una cosa così straordinaria è legato ad un ideale politico, non è stata un’accoglienza per buonismo, ma un processo di riscatto per delle realtà col destino segnato e anche per aprire il cuore, perchè gli immigrati che sono arrivati sono la testimonianza di una palese ingiustizia nel mondo, una ingiustizia che obbliga migliaia di esseri umani ad intraprendere questo viaggio della speranza.

Il riscatto i valori. Lei suo malgrado è diventato un simbolo in questo momento. Le pesa questo ruolo?

Sono io a ringraziare tutti per le emozioni che ho vissuto ieri sera. Quando vedi questa forte empatia e questa intensità emotiva, te ne vai cambiato. Mi porterò tutto dietro, questi ricordi vissuti in pochi attimi che danno entusiasmo per continuare a resistere. Bisogna ricondurre tutto alla dimensione della normalità. Ho ribadito il concetto del riscatto sociale di una terra condannata, ma questi luoghi comuni non sono dei veri luoghi comuni. Spesso l’unica dimensioni che viene data è quella della criminalità organizzata. Quando si trasmette un’immagine e si contribuisce a fare in modo che questo possa avvenire in una terra che è ultima in tantissime graduatorie sociali a livello europeo, questo dà un forte impulso di umanità, dimostra tutta la sensibilità umana. Nonostante la precarietà abbiamo aperto le porte per il Mondo e questo Mondo è il Mondo in cui c’è la narrazione dei drammi dell’umanità, delle persone che non hanno nulla e si mettono in fuga dalle guerra, ma anche dalla miseria, dalla povertà.
In tutto questo c’è una grande responsabilità dell’Occidente che ha provocato queste situazioni a livello globale. E il paradosso è che quando arrivano da noi rifiutiamo queste persone con le nostre politiche e i nostri Tribunali, persone che ingiustamente devono intraprendere questo viaggio della speranza come una soluzione per la loro vita.

Quello che avete fatto a Riace non va soltanto incontro a chi arriva qua in cerca di una speranza, ma va anche incontro anche allo spopolamento dei nostri piccoli comuni o borghi. Voi avete riportato in vita dei nuovi artigiani che hanno imparato nuovi mestieri, come accade anche in altri esempi sull’Appennino tosco-emiliano dove si cerca di creare integrazione nel recupero di vecchi mestieri grazie anche all’inserimento di migranti e richiedenti asilo. Voi avete ridato via ad un paese che si stava spopolando.

La legge 18 del 2009, una legge regionale che in pratica nasce a Riace dall’esperienza concreta, riguarda il ruolo del fenomeno migratorio nelle cosiddette ali interne della Calabria che si sono spopolate per effetto dell’emigrazione, per effetto della questione meridionale o perché sono delle realtà con i destini segnati. Riace era imboccata verso quell’orizzonte, io dico spesso che quella nave che il vento ha portato a Riace non ha segnato soltanto un punto di svolta per la nostra comunità, ma ha anche contribuito a costruire una speranza per il futuro.
Da quello sbarco c’è stata una nuova storia ed è davvero indescrivibile quello che è venuto dopo, la questione sociale e il recupero di attività che erano state abbandonate, soprattutto artigianali. È nato una sorta di turismo dell’accoglienza. Abbiamo tantissime altre case che erano abbandonate nel centro storico e che sono state recuperate per costruire quello che comunemente viene chiamato villaggio-albergo. Tante persone sono arrivate a Riace dall’Europa anche per condividere questo processo e accompagnarlo. Questa è stata una delle cose più importanti perché ha aperto
l’orizzonte a relazioni sociali e relazioni umane, abbiamo contribuito a rendere il Mondo migliore per molte persone che hanno avuto la possibilità di conoscere da vicino il Mondo coi suoi drammi attraverso i protagonisti veri, quelli che hanno subito le guerre e che avevano come unica prospettiva quella di andare via dalle loro terre. Questo credo abbia formato delle coscienze nuove.
E tutto questo è avvenuto in una realtà insignificante rispetto a quelle che sono le grandi città e metropoli.

Ricordiamo infatti che Riace fa 1.500 abitanti, non 20.000

Diciamo che da un punto di vista strutturale Riace è costituito da due agglomerati urbani, il centro storico che è il nucleo originario e la Marina, che sta a 7 chilometri di distanza. Nella parte alta, dove vivo anche io, siamo in 600 e siamo circa metà popolazione di riacesi e metà immigrati. Nel 2015 siamo arrivati ad avere più popolazione immigrata che riacesi, perché quel periodo è coinciso col cosiddetto flusso dei minori stranieri non accompagnati che arrivavano con gli sbarchi. Quell’estate è stata un po’ impegnativa, ma allo stesso tempo è stata anche la dimostrazione di come non è vero, come questo fenomeno viene spesso descritto, che ha portato paura o emergenze. Proprio per nulla. Questo numero di persone, anche semplicemente come dimensione, non ha spaventato nessuno a Riace. Anzi si è rivelato utile visto il percorso che Riace aveva imboccato grazie ai progetti SPRAR con la Prefettura, al turismo solidale, al recupero della scuola e delle attività economiche che hanno trovato una ragione di essere proprio per la straordinaria presenza di persone.
La propaganda che è stata fatta contro i flussi migratori è stata un’operazione squallida che ha generato odio, ha generato divisioni, ha generato delle cose che hanno prodotto divisioni profonde tra poveri. Chi ha avuto questa intuizione di creare ad arte l’industria della paura ha prodotto questi risultati.

Le sue parole smuovono emozioni.

Questo fenomeno a Riace è stato così e io ovviamente sono contento che apra delle speranze anche per ripensare ad una strategia politica. Io però non sono molto esperto in questo, anche se mi porto dietro il sogno di una uguaglianza sociale che ovviamente ha condizionato l’evoluzione di questo fenomeno, perchè le persone sono centrali in questi processi al di là delle idealità.
Ieri la presenza delle persone di Lodi mi ha emozionato molto, mi sono immedesimato nell’amarezza che provavano quelle persone che hanno costituito quel fronte a partire da una grande ingiustizia. Vogliamo giustizia: come si può impossibile che si possa fare discriminazione su dei bambini, decidere chi ha diritto e chi non ha diritto? Qui anche dal punto di vista legale l’accesso ai servizi sociali deve essere garantito per tutti allo stesso modo. Che senso ha fare il sindaco e non rispettare la Costituzione italiana? Quello che mi ha guidato come sindaco è stata proprio la Costituzione italiana. Forse questo sindaco dovrebbe andarsela a leggere.

Qualcuno le ha proposto una candidatura o un ruolo politico a livello nazionale?

Guardi, venendo qui a Milano ho incontrato almeno due persone che mi hanno fatto rivivere. Il mio sogno è quello racchiuso nelle due parole “democrazia proletaria” e io in questi anni non ho mai abbandonato questo sogno, anzi probabilmente tutto quello che ho fatto in questi anni è legato a questo sogno.

Lei lo farebbe a livello nazionale se arrivasse questa proposta?

Non mi sono mai arrivate proposte, neanche quando ci sono state le elezioni del 4 marzo scorso. Credo che si possa dare un contributo anche semplicemente partecipando emotivamente e mettendoci l’anima a prescindere da tutto. Dobbiamo cercare di dare un contributo in qualsiasi modo e in qualsiasi momento.

Purtroppo Mimmo Lucano non può tornare a Riace. Ci sono novità sul fronte della vicenda giudiziaria in cui è stato coinvolto?

Ancora no. È giusto parlare anche di questi aspetti giudiziari. Io dal 2 ottobre ero agli arresti domiciliari per due reati, favoreggiamento all’immigrazione clandestina e per aver affidato la raccolta dei rifiuti a due cooperative sociali di Riace che secondo l’accusa non avevano i requisiti, mancava la loro iscrizione all’albo delle cooperative sociali regionali. Nel corso del dibattito il mio avvocato ha sottolineato che il reato era inesistente perché l’albo delle cooperative regionali non esisteva nel periodo per cui vengono contestati i fatti.
Ma io qua vorrei soffermarmi su una novità che forse non ho ancora mai detto, una novità che è un paradosso. Io sono stato arrestato per questi due reati. Due cooperative sociali di Riace, una delle quali anche con due ragazzi rifugiati presenti a Riace. Anche la costruzione delle cooperative era veramente legata al senso sociale vero e proprio, non è un escamotage. Il settore dei rifiuti in Calabria è dominato dalla ‘ndrangheta perché si tratta di un settore – non voglio fare nominativi e imboccare una strada che potrebbe portarmi nuove accuse – ad alto rischio di condizionamento da parte della criminalità organizzata. Noi con quella strategia, però, siamo riusciti a tenere lontano quel mondo ed è stata una cosa molto importante, anche sul fronte dei risultati: siamo riusciti a fare il porta a porta, eliminare i contenitori stradali e tenere le strade pulite a Riace. Nell’ultimo anno, proprio in questo contesto, abbiamo dovuto fare il bando che prima non era stato fatto facendo l’assegnazione diretta a quelle due cooperative.
Qualcuno mi sta dicendo che a Riace in questo momento la società che si è aggiudicata questo appalto pare abbia dei legami col mondo della criminalità organizzata. Lo dico e di questo mi assumo la responsabilità, perché magari questa ditta deciderà di querelarmi. Io dico però che c’è questo rischio, quello che noi abbiamo tenuto distante con l’azione politica e amministrativa. Appena io vengo arrestato, ecco qual è il risultato.

Gli ascoltatori chiedono se c’è un modo per dare un aiuto diretto a Riace, anche soltanto per la vicenda giudiziaria e le spese legali.

Da un punto di vista dell’aiuto concreto dico semplicemente che i miei avvocati non vogliono essere pagati. Forse non avrei avuto nemmeno la possibilità di poter sostenere i costi di una cosa così. Ovviamente anche gli avvocati hanno la consapevolezza che questo è un processo diventato di dominio pubblico a livello nazionale.

Di seguito il video dell’intervista:

20181031_Mimmo Lucano Radio Popolare

Aggiornato lunedì 05 novembre 2018 ore 17:32
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