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Parla Maurizio Martina

“Il PD deve combattere contro un governo pericoloso”

lunedì 24 settembre 2018 ore 14:26

Il Partito Democratico proverà a riorganizzarsi e risollevarsi a partire dalla manifestazione nazionale in programma domenica 30 settembre in piazza del Popolo a Roma, un evento fortemente voluto dal segretario nazionale Maurizio Martina che sta cercando di tenere le fila di un partito sempre più spaccato al suo interno, con diverse fazioni che sembrano sempre meno d’accordo tra loro.

Per l’Italia Che Non Ha Paura, questo il nome dato alla manifestazione, servirà a dare un segnale ai cittadini e a tentare di costruire una valida e forte alternativa al governo del cambiamento e al centrodestra più in generale. Ne abbiamo parlato con Maurizio Martina, fiducioso sulla rinascita del Partito Democratico e di un centrosinistra unito che possa dare battaglia a un centrodestra sempre più in crescita di consensi.

L’intervista di Lorenza Ghidini e Massimo Bacchetta.

Bisogna combattere contro un governo pericoloso. Abbiamo visto in questi 100 giorni tutte le scelte che hanno fatto: anziché essere scelte per risolvere i problemi sono state scelte per individuare i nemici, dai vaccini al tema delle periferie, dalla delicatissima questione delle armi alla disastrosa proposta di legge Pillon.
È un governo che rischia di mandarci a schiantare ed è un governo che ci vuole isolare dall’Europa e per tutto questo occorre un’alternativa. Il Partito Democratico c’è, deve cambiare, riorganizzarsi, rilanciarsi.
E serve una mobilitazione popolare perché questa alternativa si costruisce con le persone in maniera larga e diffusa. Io spero che sia il punto di inizio di un lavoro che andrà fatto anche con altre forze e dentro un campo più vasto, ma è fondamentale che il Partito Democratico dia questo segnale di presenza importante e che tantissimi siano con noi domenica a Piazza del Popolo.

Sono ore in cui il Governo è alle prese con due questioni, la manovra e il decreto Sicurezza. Vi affidate a Tria per quanto riguarda la manovra e il mantenimento di quel rigore sui conti e al Quirinale per quanto riguarda il decreto Sicurezza?

No. Noi faremo la nostra parte sia sulla legge di bilancio che sul decreto sicurezza. Su quest’ultimo adesso vediamo come esce dal Consiglio dei Ministri, ma se quello che abbiamo letto si confermerà rischiamo una deriva pericolosissima. Anche solo l’idea che questo Paese abbandoni il sistema di accoglienza diffusa così come si è costruito in questi anni, con lo sforzo dei comuni, mi pare una follia che produrrà più insicurezza e meno gestione. Noi daremo battaglia, per me fondamentale.
Sulla legge di bilancio noi presenteremo una contro-proposta di legge di bilancio. Per noi ci sono priorità che questo governo non sta neanche mettendo a fuoco. Io temo che alla fine si produrrà una legge di bilancio con un bel condono fiscale per gli evasori, con più debito pubblico per i giovani, senza la questione sociale al centro delle scelte fondamentali, magari inventandosi qualche formula per tirare su i numeri e per coprire più il bisogno di copertura propagandistica ed elettorale che Lega e M5S hanno da gestire. Non si affronteranno, invece, le questioni fondamentali che questo Paese ha davanti a partire dalla questione sociale: una scelta che dovrebbero fare è coprire integralmente il costo del reddito di inserimento per azzerare davvero da qui ai prossimi quattro anni, come è possibile fare e come ci dicono le associazioni, la povertà assoluta. Non lo faranno perché sono accecati biologicamente da alcune bandiere che devono in qualche modo poter sventolare. Temo che questo sia un grande problema per il Paese. Noi daremo battaglia, presenteremo la nostra proposta alternativa in Parlamento e anche fuori, cercheremo di animare un’iniziativa molto diversa.

I giornali in queste ore sono pieni di racconti e retroscena su un braccio di ferro importante non soltanto col ministro Tria o con l’Europa, ma anche tra i due alleati principali del governo, la Lega e il Movimento 5 Stelle. Lei è di quelli che pensano che questo governo durerà o questo braccio di ferro verrà poi portato avanti anche su altri temi?

Penso che le contraddizioni nella maggioranza emergeranno sempre di più. Penso che ancora oggi, però, ci sia un collante spaventoso fra di loro, che è quello del potere. Come abbiamo visto in queste settimane, Di Maio è disposto a cedere tutto, anche dal punto di vista dei princìpi, pur di rimanere lì. E Salvini non è certo uno che rinuncia ad alcuni passaggi fondamentali della sua propaganda per stare al governo. Ne vedremo di tensioni fra di loro. Quel che a me interessa è costruire un’alternativa a tutto questo. Io non mi rassegno all’idea che questo Paese decida di essere, da qui ai prossimi mesi, il problema europeo anziché la soluzione europea. Non mi rassegno al fatto che non si riesca a dare una reazione forte a questo clima di intolleranza e odio che c’è in giro. Abbiamo visto a Bari cosa è successo l’altra sera: per me è preoccupante che il ministro Salvini non abbia detto parole chiare e nette di condanna rispetto a quelle aggressioni. Penso che tutte queste cose portino a una iniziativa straordinaria di impegno per tanti anche oltre il PD. Il PD serve, ma servono anche tante altre forze. Bisogna che si faccia una lavoro insieme, un lavoro di tipo nuovo.

manifestazione PD roma 30 settembre

Però su questo c’è l’agire politico. Voi dite, anche nel manifesto della vostra manifestazione, che volete riorganizzare le forze progressiste. Berlusconi, che ieri ha praticamente detto che si ricandiderà, ha reso chiaro che la loro linea è quella di spaccare l’asse Lega-M5S, o quantomeno di provarci, e quindi di riportare l’assetto politico in una struttura precedente: centrodestra con Forza Italia e la Lega. E dall’altra parte? I retroscena parlano di contatti tra il PD e il Movimento 5 Stelle: ci dice se c’è del vero e se davvero questa è una linea su cui contare?

Glielo dico in maniera molto chiara: è fantapolitica. Non so davvero dove abbiano preso questi ragionamenti, ma non esiste un contatto con i vertici dirigenti del MoVimento 5 Stelle. Non esiste nella maniera più assoluta. Io sono per costruire un centrosinistra nuovo per aprire le contraddizioni di questa maggioranza. So bene che la Lega e il Movimento 5 Stelle non sono la stessa cosa. Il nostro obiettivo deve essere quello di recuperare tanti elettori che il 4 marzo non hanno votato centrosinistra, ma hanno votato i 5 Stelle per speranza o per domanda di cambiamento e che oggi sono in grandissima difficoltà. Li incontriamo tutti i giorni, penso che ciascuno di noi abbia a che vedere con cittadini che hanno dato un voto di fiducia già tradito.

Quindi non c’è un progetto per cui nel caso di rompa questo asse?

Non credo nella possibilità di un lavoro dei 5 Stelle che riconverta quello che in 100 giorni hanno fatto e ancora dicono in queste ore, totalmente succube della propaganda leghista. Qualche giorno fa Di Maio, tradendo il suo programma, è riuscito a dire che semmai ci sarà uno straccio di sperimentazione sul reddito di cittadinanza non riguarderà i cittadini immigrati. Qualche ora fa ha spiegato che è bene che nel Mediterraneo non ci siano più le ONG: sono al carro del dominio propagandistico della Lega e queste cose contano, perché sono valori, sono principi, sono scelte di governo. Noi non possiamo non vedere l’involuzione che il MoVimento 5 Stelle sta subendo. E parlo dei suoi vertici, perché invece a me interessa tantissimo ricostruire un rapporto con gli elettori in difficoltà che oggi non voterebbero più Movimento 5 Stelle, ma non si affidano ancora al centrosinistra. Diciamo la verità: stanno aspettando anche da noi un segnale di novità forte.

Lei prima diceva che il PD deve cambiare. Nei giorni scorsi tutti hanno ironizzato sulla cena di Calenda, la contro-cena di Zingaretti. Come deve cambiare il PD?

Sicuramente non con le cene, ma con un’iniziativa del Paese. Io ho detto che dobbiamo stare fianco a fianco delle persone che vuoi rappresentare e quindi ripartendo dai problemi di buona parte dei cittadini che, non stando bene o comunque essendo fragili, hanno bisogno che ci sia una forza di centrosinistra moderna e radicata che gli dà una mano. Ormai si parte dalla questione sociale, si parte dai cancelli dell’ILVA di Taranto, si parte dai territori ancora colpiti dal terremoto.

Maurizio Martina e Matteo Renzi

Foto dalla pagina FB di Maurizio Martina https://www.facebook.com/maumartina/

In generale sembrerebbe complicato perché, e lo dico senza timore di smentita, la segreteria di Renzi ha allontanato parecchio il partito dai circoli, dal territorio e dalla gente. spesso si è parlato di un partito di plastica. Adesso ricostruire non è facile.

Ricostruire è necessario. Dico anche che il tema non è solo tornare a ciò che c’era. Anzi, diciamo la verità: qui la questione non è tornare a qualcosa che già c’era. Bisogna costruire un’esperienza nuova. A dieci anni dalla nascita del Partito Democratico noi dobbiamo avere l’ambizione di riqualificare la sfida democratica in questo tempo. Non è quello di 10 anni fa, è quello che abbiamo davanti. E la sfida deve essere questa, deve essere una sfida appassionante. Bisogna appassionare un po’ di cittadini a questo impegno. Se discutiamo soltanto di quanto è bello tizio o caio o delle cene o del “mi piace o non mi piace” non appassioneremo nessuno. C’è da fare una battaglia nel profondo su alcuni temi cruciali, anche su alcuni valori. È la discussione che va spostata. E lo dico anche per chi ci guarda da fuori. Continuare a discutere in maniera astratta francamente non interessa a nessuno.

Sui giornali, però, è dal PD che arriva ancora l’incertezza di quando si fa o non si fa questo congresso. Lei dice chiaramente che il congresso si farà?

Le parlo da segretario: il congresso si fa prima delle Europee. Le primarie si fanno a gennaio. Il lavoro da fare è questo. Non stiamo più a discutere. Le dico io da segretario nazionale che questo è il percorso che faremo.

Lei si candiderà?

Questo sinceramente non lo so. Adesso io ho il grande obiettivo della manifestazione di domenica e per me deve servire davvero come segnale per tutti, anche oltre il PD. Poi valuteremo e ragioneremo, ma non si mettono i destini di una persona prima dei destini di un progetto. Per me adesso è fondamentale che domenica tanti siano in piazza per dare un segnale di forza e di presenza. C’è una domanda, perché in queste settimane girando in lungo e in largo per il Paese, la domanda di mobilitazione è una domanda forte. Il PD deve fare la sua parte senza arroganza e senza pensare di essere esclusivo in questo. È fondamentale che ci sia il Partito Democratico. Altro che sciogliersi! Senza il Partito Democratico al servizio di un’operazione più grande non c’è l’alternativa a questa destra.

Perché secondo lei in Italia c’è tanta gente che dice “Ho la sensazione di non sentire mai dire qualcosa di sinistra“?

Perché siamo in un tempo in cui è complicato. Questa è la stessa domanda che attraversa l’intera Europa. Poi ha una sua specificità in Italia che io non nego e se c’è da fare un lavoro, come ci siamo detti fin qui, è anche per poter rispondere a questi cittadini che domandano una politica più attenta ad alcune questioni fondamentali per noi. C’è da fare questo lavoro. Secondo me il tema del disagio sociale, il tema della lotta alle disuguaglianze, il tema dell’iniquità che si sta diffondendo in un passaggio di fase storica per l’Italia e per l’Europa, è la questione decisiva per noi. E bisogna però partire dalla vita quotidiana delle persone e, ad esempio, guardare in faccia alcuni temi decisivi del cambiamento del lavoro e provare a dare delle risposte nuove. Non mi basta più il programma che c’era. Vale per il PD e per tutto il centrosinistra.

Oggi scadono i tre anni del Jobs Act e cominciano a scadere i tempi delle casse integrazioni. Cosa deve succedere secondo lei?

Bisogna continuare a fare un lavoro per stabilizzare, per attivare strumenti che investono il più possibile sui contratti a tempo indeterminato, ben sapendo che anche questo passaggio non è sufficiente. C’è da riorganizzare l’intero sistema di protezione delle persone nel cambiamento del lavoro.

Hanno ragione i sindacati a chiedere altri 12 mesi di proroga?

Si può discutere su questo anche se, come sappiamo, il passaggio del superamento della cassa integrazione per crisi, per approdare a degli strumenti più ordinari e più universali per tutti, indipendentemente dalle fattispecie. È un passaggio ineludibile. Noi in questi anni abbiamo cercato di fare quest’operazione. In parte ci siamo riusciti e in parte no. E non c’è alcun dubbio che c’è tutto un fronte delicatissimo ancora di lotta alla precarietà che bisogna presidiare. Però fatemi dire anche un’altra cosa: il decreto di Luigi Di Maio sull’occupazione si sta rivelando un disastro. Si può dire? Ci sono decine e decine di contratti a tempo determinato che rischiano di non esser rinnovati per colpa di quel decreto. Ho toccato con mano esperienze di ragazzi che rimarranno a casa perché quel decreto, irrigidendo il sistema, li lascerà a casa. Io sono pronto a discutere in termini critici di quello che non siamo stati capaci di fare noi. È giusto e doveroso farlo, però per costruire l’alternativa bisogna anche dare battaglia su alcune scelte folli che stanno facendo questi al governo. Quel decreto è veramente pericoloso e dannoso. Siamo partiti con l’ideologia della Waterloo del precariato e arriveremo a centinaia e centinaia di contratti a tempo determinato che non verranno rinnovati. Vuol dire gente a casa! Alla faccia delle interviste di Di Maio. Discutiamone e soprattutto proviamo ad agire con strumenti nuovi, con idee nuove. Noi per primi, mi rendo conto.

A proposito di dire cose di sinistra e anche di fare cose di sinistra, non sarà un problema anche il fatto che alcuni provvedimenti che avete preso quando eravate al governo non sono stati riconosciuti come qualcosa di una forza di sinistra da parte dei vostri elettori? Una ascoltatrice ci fa notare che oggi stiamo a parlare di come Salvini vuole denunciare le ONG per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ma in fondo il Ministro Minniti aveva voluto adottare un codice di condotta e le ONG dovevano firmarlo altrimenti non andavano in mare. La commissione Difesa del Senato avviò un’indagine conoscitiva.

Guardi, lasciamo perdere Salvini che fa ovviamente il suo gioco di propaganda. Discutiamo di tutto, ma guardiamo anche le grandi differenze di impostazione. Se ci fosse Minniti oggi al Ministero dell’Interno noi non vivremmo le cose allucinanti di questi mesi. Un conto è provare a proporre un codice di condotta coordinato con le ONG per investire sulle funzioni di questa organizzazione e per provare a cambiare insieme. Non c’è mai stato nessun atto di criminalizzazione generale e se mai qualcuno, anche nel nostro campo, l’ha messa così ha sbagliato. Qui siamo di fronte a un’altra cosa. Attenzione che non riconoscere la differenza che c’è tra un’impostazione e l’altra porta veramente allo sdoganamento di qualsiasi scelta. Io ragiono in termini critici di quel che abbiamo fatto. So che abbiamo mancato alcune partite, ma riesco anche a vedere sempre la differenza tra un campo di forze di centrosinistra, che anche su questi temi delicatissimi prova a dare alcune risposte, e la follia ideologica e pericolosa di una destra che si è insediata al governo e sta facendo quello che ha fatto in queste settimane.
Un caso Diciotti con noi al governo non sarebbe stato possibile. Rendiamoci conto anche delle differenze. Lo dico perché tutti dobbiamo cercare di costruire un punto di iniziativa unitario guardando al futuro. O pensiamo che di fronte a questa destra così pericolosa dobbiamo continuare a dividerci tra noi su ciò che è stato. Io penso che dobbiamo fare tutti un passo in avanti. E il senso della piazza di domenica è anche un po’ questo. Nessuna arroganza autoreferenziale, ma un messaggio aperto tutti quelli che vogliono andare lontano.

È che a volte sembra un po’ la settimana enigmistica quel gioco “Trova le differenze” e alcuni invece vorrebbero proprio due quadri completamente diversi, però domenica vedremo quanti in queste differenze ci si ritrovano o meno.

Le posso assicurare che noi per primi vogliamo rendere evidente il senso dell’alternativa netta a questo governo e a chi oggi sta governando il Paese. Io questo bisogno di una maggiore radicalità nella proposta alternativa lo sento ed è diffuso, non è legato a questo o quell’ambiente. È una domanda profonda che c’è e attraversa l’Europa, non è solo una questione italiana. Penso che dobbiamo riconoscerla e saperla interpretare e poi partire e fare delle battaglie maledettamente concrete. La legge Pillon è da respingere, punto. E bisogna battagliare in Parlamento e fuori, perché è una degenerazione civile del Paese inaccettabile. Dico questa per parlare della più recente e adesso vedremo anche nella legge di bilancio come faranno alcune scelte, ma anche sul terreno economico e sociale dobbiamo prepararci a dar battaglia e offrire un’alternativa.

Maurizio Martina

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