Adesso in diretta

Ultimo giornale Radio

  • PlayStop

    GR di lun 18/11 delle ore 15:30

    GR di lun 18/11 delle ore 15:30

    Giornale Radio - 18/11/2019

Ultima Rassegna stampa

  • PlayStop

    Rassegna stampa di lun 18/11

    La rassegna stampa di Radio Popolare

    Rassegna Stampa - 18/11/2019

Ultimo Metroregione

  • PlayStop

    Metroregione di lun 18/11 delle 07:14

    Metroregione di lun 18/11 delle 07:14

    Rassegna Stampa - 18/11/2019

Ultimi Podcasts

  • PlayStop

    Considera l'armadillo lun 18/11

    Considera l'armadillo lun 18/11

    Considera l’armadillo - 18/11/2019

  • PlayStop

    Radio Session di lun 18/11

    Radio Session di lun 18/11

    Radio Session - 18/11/2019

  • PlayStop

    Piazza Fontana di lun 18/11

    Parliamo dei processi per la strage, del primo di Catanzaro con Benedetta Tobagi, scrittrice e studiosa dello stragismo nero, e…

    Cinquant’anni di Piazza Fontana - 18/11/2019

  • PlayStop

    Tazebao di lun 18/11

    Tazebao di lun 18/11

    Tazebao - 18/11/2019

  • PlayStop

    Radio Agora' di lun 18/11

    Radio Agora' di lun 18/11

    Radio Agorà - 18/11/2019

  • PlayStop

    Note dell'autore di lun 18/11

    Note dell'autore di lun 18/11

    Note dell’autore - 18/11/2019

  • PlayStop

    50 anni di piazza Fontana - sesta puntata

    Parliamo dei processi per la strage, del primo di Catanzaro con Benedetta Tobagi, scrittrice e studiosa dello stragismo nero, e…

    Cinquant’anni di Piazza Fontana - 18/11/2019

  • PlayStop

    Cult di lun 18/11 (seconda parte)

    Cult di lun 18/11 (seconda parte)

    Cult - 18/11/2019

  • PlayStop

    Cult di lun 18/11 (prima parte)

    Cult di lun 18/11 (prima parte)

    Cult - 18/11/2019

  • PlayStop

    Cult di lun 18/11

    Cult di lun 18/11

    Cult - 18/11/2019

  • PlayStop

    Doppio Click di lun 18/11

    Doppio Click di lun 18/11

    Doppio Click - 18/11/2019

  • PlayStop

    Prisma di lun 18/11 (terza parte)

    Prisma di lun 18/11 (terza parte)

    Prisma - 18/11/2019

  • PlayStop

    Prisma di lun 18/11 (prima parte)

    Prisma di lun 18/11 (prima parte)

    Prisma - 18/11/2019

  • PlayStop

    Prisma di lun 18/11 (seconda parte)

    Prisma di lun 18/11 (seconda parte)

    Prisma - 18/11/2019

  • PlayStop

    Prisma di lun 18/11

    Prisma di lun 18/11

    Prisma - 18/11/2019

  • PlayStop

    Rassegna stampa internazionale di lun 18/11

    Rassegna stampa internazionale di lun 18/11

    Rassegna stampa internazionale - 18/11/2019

  • PlayStop

    Di Lunedi di lun 18/11

    Di Lunedi di lun 18/11

    DiLunedì - 18/11/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di lun 18/11 (prima parte)

    Fino alle otto di lun 18/11 (prima parte)

    Fino alle otto - 18/11/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di lun 18/11 (seconda parte)

    Fino alle otto di lun 18/11 (seconda parte)

    Fino alle otto - 18/11/2019

  • PlayStop

    Fino alle otto di lun 18/11 (terza parte)

    Fino alle otto di lun 18/11 (terza parte)

    Fino alle otto - 18/11/2019

Adesso in diretta

Approfondimenti

Siria, benzina sul fuoco

Era il 15 marzo 2011. Migliaia di persone scesero in piazza a Damasco e a Daraa, nel sud della Siria, per chiedere a Bashar al Assad di lasciare il potere. Sembrava ancora che potesse sbocciare la Primavera araba, allora. Dal 18 marzo iniziò la repressione violenta: la fase uno della guerra in Siria.

I cinque anni trascorsi si sono portati appresso 250 mila morti, 12 milioni di sfollati interni, 9 milioni di persone in condizioni di insicurezza alimentare, più 4,8 milioni di profughi (dati Unhcr). Dalla Siria, la situazione di caos si è diffusa a macchia d’olio in tutta la regione, riuscendo a lambire persino l’Europa, con i profughi. Oxfam e Save the Children, insieme ad un network di 30 ong (tra cui Action Aid, Mercy Corps, Norwegian Refugee Council e Syrian Ngo Alliance) hanno realizzato uno studio: Siria, benzina sul fuoco. Benzina sul fuoco perché chi avrebbe dovuto fermare il conflitto, lo sta alimentando.

“Abbiamo analizzato come sta agendo la coalizione internazionale, quello che dichiara il Consiglio di sicurezza dell’Onu e i componenti dei singoli Stati”, spiega Riccardo Sansone, coordinatore per gli aiuti umanitari di Oxfam. Le evidenti contraddizioni provocano l’inefficacia del processo di pace: la Siria è uno scacchiere su cui si stanno giocando partite molto più grandi. A questo, si aggiunge l’aggravio dei raid di Stati Uniti e Russia: circa 10 mila finora, con 2.300 vittime solo lo scorso novembre. E il risultato è che nell’anno in cui il conflitto doveva trovare una soluzione, il 2015, si sono visti i numeri peggiori in assoluto. Oxfam e Save the Children li snocciolano:

  • oltre 50 mila vittime, anche per effetto degli attacchi aerei dei Paesi membri del Consiglio di Sicurezza; (esclusa la Cina);
  • la distruzione parziale o totale di oltre 200.000 abitazioni (con un aumento del 20 per cento rispetto al 2014), che ha costretto oltre 1 milione di persone ad abbandonare le proprie case;
  • oltre 1,5 milioni di persone in più dipendenti dagli aiuti umanitari;
  • un aumento del 44 per cento, rispetto al 2014, degli attacchi contro ospedali e strutture sanitarie;
  • oltre 500 mila civili costretti a vivere in zone sotto assedio, secondo le stime più recenti dell’ONU;
  • oltre 400 mila bambini che non possono andare a scuola, portando il totale ad oltre 2 milioni;
  • circa 500 mila persone costrette a vivere in aree sotto assedio (la comunità assediata più estesa è quella di Deir Ez Zor, con 200 mila persone ancora intrappolate senza alcun aiuto);
  • un blocco pressoché totale degli aiuti umanitari: le Nazioni Unite, per esempio, sono riuscite a garantire assistenza sanitaria soltanto al 3,5% della popolazione in zone assediate, mentre meno dell’1% è riuscito, nell’ultimo anno, a ricevere cibo.

[slideshow_deploy id=’31840′]

Una tragedia umanitaria di proporzioni enormi, che richiede un intervento. Le ong lo chiedono con una campagna italiana, #WithSyria #Adessobasta, che fotografa il caos e la frammentazione in cui è ulteriormente piombata la Siria a cinque anni dall’inizio del conflitto.

“Tutto quello che il popolo siriano ha affrontato in questi anni e sta tuttora affrontando è troppo, soprattutto nelle aree sotto assedio. E sono proprio i bambini a pagare il prezzo più alto per un’infanzia non vissuta – dichiara Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia – Per questo chiediamo con forza che cessino gli attacchi su scuole, ospedali e infrastrutture civili vitali e che venga consentito immediatamente l’accesso libero e permanente agli aiuti umanitari. Inoltre ci appelliamo alla comunità internazionale affinché si adoperi per una soluzione duratura del conflitto che da cinque anni insanguina la Siria, spingendo milioni di persone a cercare rifugio nei Paesi limitrofi e a rischiare la vita per raggiungere l’Europa”.

riccardo sansone rapporto oxf

“Invitiamo a firmare l’appello che rivolgiamo ai governi per muoversi con forza. Adesso basta, sono passati 5 anni e serve un’azione decisa”, aggiunge Sansone ai nostri microfoni.

[slideshow_deploy id=’31841′]

Nell’appello si legge:

“Ogni giorno, in Siria, migliaia di civili vengono attaccati e uccisi: un dramma che si consuma da 5 anni. La guerra sta sterminando un’intera generazione di bambini. La gente muore di fame per mancanza di cibo, acqua e medicine che non vengono fatte arrivare alle città assediate. Nonostante le numerose risoluzioni dell’ONU, e alcuni tentativi di cessate il fuoco, il calvario di milioni di siriani continua. Sono molti i paesi coinvolti nel conflitto, incusi membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Più della metà della popolazione ha lasciato le proprie case, inclusi cinque milioni di persone che hanno abbandonato il paese: il più grande esodo di profughi  dalla seconda guerra mondiale”.

Il link per firmare l’appello.

riccardo sansone appello oxfa

Tutte le foto sono state pubblicate per gentile concessione di Oxfam

  • Autore articolo
    Redazione
ARTICOLI CORRELATITutti gli articoli
POTREBBE PIACERTI ANCHETutte le trasmissioni