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1960: l’anno delle indipendenze africane. Baxsan, la voce del nazionalismo somalo

Baxsan

Il protettorato britannico del Somaliland ottenne l’indipendenza il 26 giugno 1960: ma lo stato del Somaliland era destinato a durare solo cinque giorni, perché sulla base di un accordo stabilito precedentemente, l’ex Somalia britannica e la Somalia italiana, che pure accedeva all’indipendenza, si riunirono il primo luglio del ’60 per costituire la Repubblica di Somalia. Proprio qualche settimana fa è mancata in Somalia la cantante Seynab Haji Ali Siigaale, conosciuta come Baxsan, una delle figure più popolari della Somalia del dopo-indipendenza e un simbolo del nazionalismo somalo.

Baxsan nasce nel 1935 in una famiglia di agiati commercianti attivi in una regione di confine rivendicata dall’Etiopia. La sua carriera professionale comincia appunto in Etiopia, nella capitale Addis Abeba: Baxsan è una delle primissime protagoniste della nascente musica moderna somala. Poi Baxsan fugge dall’Etiopia e rientra in patria dopo il fallito colpo di stato contro Haile Selassie del dicembre del ’60.

Nel frattempo la Somalia è diventata indipendente: Baxsan si ferma prima ad Hargheisa, la più importante città dell’ex Somalia britannica, e si stabilisce quindi a Mogadiscio, in una fase in cui nella capitale si sta sviluppando una notevole effervescenza musicale e la cultura è largamente sostenuta dal governo.

Nell’emergente costellazione di interpreti femminili della canzone somala, Baxsan si distingue perché a temi romantici preferisce contenuti nazionalisti. Nel ’64 scoppia un conflitto di confine tra Somalia ed Etiopia: Baxsan, che si è anche aggregata ad una formazione musicale delle forze armate somale, diventa l’emblema della mobilitazione con una canzone in cui sprona i soldati somali a vincere la guerra, e con un’altra, in cui esalta un eroe di guerra, un ufficiale somalo che è riuscito a sfondare con il suo reparto e a penetrare in territorio etiopico. Dopo la guerra viene decorata con una medaglia d’oro dal comandante in capo delle forze armate. Baxsan appare anche in lavori teatrali scritti da alcuni dei più popolari autori somali.

Dopo il colpo di stato di Siad Barre del ’69, Baxsan si unisce ad un gruppo vocale creato dal regime. È per lei un periodo meno glorioso, e anche il suo ruolo in occasione della guerra dell’Ogaden del ’77 fra Somalia ed Etiopia non è paragonabile a quello che aveva avuto nel ’64. Baxsan incide molte canzoni, e evita di entrare in collisione con la dittatura, anche quando negli anni ottanta il regime di Siad Barre cerca di stroncare militarmente la rivolta nel nord e nel sud del paese e rade al suolo Hargheisa, e altri cantanti si uniscono alla lotta armata contro la dittatura.

Baxsan torna però ad essere un simbolo negli anni novanta, perché, al contrario di molti dei suoi colleghi che scelgono l’esilio, decide anche nell’infuriare della guerra civile di non abbandonare il suo paese e la sua casa di Mogadiscio. Se ne è andata, adesso, con l’amarezza di chiudere gli occhi su una Somalia ben diversa da quella sognata dall’orgoglio nazionalista degli anni dell’indipendenza.

  • Autore articolo
    Marcello Lorrai
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