Memos
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Memos, il promemoria sull’attualità di Radio Popolare.

Raffaele Liguori vi accompagna nel suo giro quotidiano di conversazioni.

Memos è in onda sulle frequenze di Rp alle 13 (e riproposto poi alle 20) dal lunedì al giovedì, è in streaming su radiopopolare.it e in podcast

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GLI ULTIMI PODCAST
19 gennaio 2017
 
Trump, le destre europee e l’asse economico con Londra e Mosca.

Domani a Washington il giuramento di Donald Trump, il nuovo presidente degli Stati Uniti. Dopodomani a Coblenza in Germania, il vertice dei leader delle destre xenofobe e nazionaliste europee: ci saranno la francese Marine Le Pen, la tedesca Frauke Petry, l’olandese Geert Wilders e il leghista Salvini. Due eventi lontani, quasi contemporanei. Cosa li tiene insieme? Cosa c’è in comune tra i leader della destra estrema europea e Trump? A Memos risponde Piero Ignazi, professore di politica comparata all’Università di Bologna. Come cambieranno le relazioni economiche internazionali con l’arrivo Trump? Quale sarà il ruolo dell’Europa? Lo storico Giuseppe Berta a Memos racconta come Trump cercherà di costruire un nuovo asse economico tra Stati Uniti, Russia e Gran Bretagna.

18 gennaio 2017
 
Movimento 5 Stelle di lotta, e anche di governo?

Memos prosegue il suo giro tra le forze politiche in Italia in questo inizio d’anno. Siamo all’apertura di una stagione politica che porterà alle elezioni, al più tardi fra 12 mesi quando la legislatura arriverà alla sua scadenza naturale. Tra le forze politiche (dopo Pd e Sinistra Italiana) oggi tocca al Movimento Cinque Stelle. Il primo ospite della trasmissione è stata Laura Castelli, deputata M5S della commissione bilancio della Camera. Da Trump al clamoroso inciampo sul gruppo parlamentare europeo, dalla crisi globale all’euro, dalle ricette contro la crisi e alle alleanze. Ospite della puntata anche Aldo Giannuli, ricercatore in storia contemporanea all’università di Milano, consulente ed elettore del M5S.

17 gennaio 2017
 
Sinistra Italiana, lavori in corso: un confronto.

Memos ha deciso di fare una ricognizione su alcuni partiti in questo inizio d’anno e avvio della stagione politica che porterà alle elezioni. Tra una settimana, martedì 24 gennaio, dovrebbe arrivare la sentenza della Corte costituzionale sulla legge elettorale, il cosiddetto Italicum. Da allora partirà la corsa alla riscrittura di una nuova legge elettorale e poi si arriverà alle elezioni che – al più tardi – si terranno tra un anno, alla scadenza naturale della legislatura. Dicevamo già nella puntata di ieri che la politica in Italia è in una situazione di “surplace”, in attesa della decisione della Consulta. In questo stato di sospensione, Memos ha deciso di fare un giro all’interno di alcuni partiti. Ieri è toccato al Pd. Oggi a Sinistra Italiana, una forza politica che ha – sulla base delle elezioni del 2013 e della sua alleanza di allora col Pd – 31 deputati e 8 senatori. Tra un mese (dal 17 al 19 febbraio) si svolgerà il congresso fondativo di Sinistra Italiana, dentro il quale confluirà Sel e alcuni parlamentari che in questa legislatura hanno lasciato il Pd (come Fassina, D’Attorre e Carlo Galli). Gli ospiti di Memos sono Nicola Fratoianni, deputato, dell’esecutivo nazionale di Sinistra Italiana; e Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della Regione Lazio, che ha fatto del coordinameto nazionale di Sel.

16 gennaio 2017
 
Il Pd e il riformismo renziano. Un confronto.

Non tira una buona aria in Europa per i partiti socialisti. E’ arrivato a questa constatazione anche il leader del Pd, Matteo Renzi. Nella sua intervista a Repubblica del 15 gennaio scorso, Renzi dice: “il Pd deve riflettere: a cosa serve un partito oggi? Come può la sinistra rispondere alla crisi? Come dobbiamo cambiare? Si guardi in giro: in Francia i socialisti non stanno benissimo. In Spagna per il Psoe abbiamo visto com’è finita, in Inghilterra con Corbyn il Labour non vince, in Germania la Merkel va al 42,9 per cento, superata solo da Adenauer, negli Usa Obama raccoglie risultati positivi nell’occupazione per 75 mesi e il Paese vota Trump”. ..Se non tira una buona aria per il riformismo, così come riconosce lo stesso Renzi, non è arrivato il momento di trarne qualche conclusione? Che cosa non ha funzionato? Cosa è andato storto al riformismo in Italia, nella versione del Pd di Renzi? Si pensi alla riforma costituzionale bocciata nel referendum del 4 dicembre scorso, oppure al Jobs Act e alla precarietà che aumenta. ..Memos ne ha parlato con Michele Salvati e Massimo Mucchetti. Salvati, economista, direttore della rivista “Il Mulino”, già parlamentare dei Ds nella legislatura dell’Ulivo (1996-2001), è uno degli ispiratori dell’idea di partito democratico in Italia e ha sostenuto le scelte di Renzi in quest’ultima stagione politica. Mucchetti, senatore del Pd, presidente della Commissione industria, giornalista, è stato tra i primi esponenti dei gruppi parlamentari del partito democratico a schierarsi per il “no” nel referendum costituzionale del dicembre scorso.

12 gennaio 2017
 
Referendum lavoro, il primo no è della Consulta

E’ di fatto aperta la campagna referendaria per l’abrogazione delle norme sui voucher e sulle limitazioni della responsabilità di appaltatori e appaltanti nei confronti dei lavoratori. Sui quesiti proposti dalla Cgil si dovrebbe votare tra il 15 aprile e 15 giugno prossimi, come prevede la legge sui referendum del 1970. Il condizionale, come si dice in questi casi, è però d’obbligo. Ci sono, infatti, due incognite: in caso di scioglimento anticipato delle camere il referendum verrebbe sospeso e rinviato ad un anno dopo le elezioni; nel caso in cui il Parlamento votasse una legge che va nella direzione dei quesiti, i referendum verrebbero annullati. Spetterà alla Corte di Cassazione decidere se quell’eventuale legge rispetta o meno le richieste contenute nei quesiti. In ogni caso bisogna aspettare ancora qualche settimana per avere la data del voto: entro il 10 febbraio la sentenza di ieri della Consulta dovrà essere pubblicata e comunicata ufficialmente, tra gli altri, anche al capo dello stato. Dopodichè, ogni momento sarà buono per il presidente Mattarella (dopo una deliberazione del consiglio dei ministri) per indire formalmente – con tanto di data – i referendum. Com’è noto la Corte costituzionale ieri ha ammesso soltanto due dei tre referendum richiesti dalla Cgil: è rimasto fuori (dichiarato inammissibile) quello che puntava ad abrogare alcune norme del Jobs Act, quelle che hanno cancellato la possibilità di reintegrare sul posto di lavoro il lavoratore licenziato senza giusta causa. Per discutere della decisione della Consulta, del merito dei quesiti referendari, dell’idea di lavoro che sta dietro norme come quelle dei voucher e del Jobs Act Memos oggi ha ospitato il giurista del lavoro Luigi Mariucci e l’economista Giovanni Dosi, direttore dell’Istituto di Economia della Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa.

11 gennaio 2017
 
Tullio De Mauro, le matite del professore e il suo grande dizionario

La puntata di oggi di Memos è un omaggio al professore Tullio De Mauro, scomparso una settimana fa. Vi ripropongo l’intervista a Memos del 9 dicembre del 2014 in cui il professore parla della scuola, della politica e di alcune parole-chiave.

10 gennaio 2017
 
Vivendi-Mediaset, la scalata televisiva

Siamo alla fine dell’era berlusconiana della tv in Italia oppure Berlusconi troverà le risorse (in senso lato) per salvarsi? Ne abbiamo parlato oggi a Memos con Stefano Balassone, produttore e autore televisivo, vicedirettore di Rai Tre durante gli anni della direzione di Angelo Guglielmi, consigliere di amministrazione della Rai tra il 19998 e il 2002. L’altro ospite è stato Carlo Vitagliano, dal 1981 è stato per trent’anni nel cuore della tv berlusconiana, Canale 5. La sua esperienza l’ha condensata in un libro: “Noi i ragazzi del Biscione. Nascita e trionfo della tv di Berlusconi” (Melampo, 2016). Il pretesto per parlare della vera o presunta fine della tv berlusconiana in Italia è la scalata di Vivendi a Mediaset, lanciata un mese fa con un massiccio rastrellamento di azioni del gruppo di Cologno Monzese. Nel giro di qualche settimane il finanziere francese Vincent Bolloré (patron di Vivendi) ha comprato sul mercato circa il 30% del capitale di Mediaset, con Berlusconi e i suoi che hanno denunciato il fine ostile del raid finanziere francese. Come andrà a finire? A cosa punta Bolloré? Ha senso usare il criterio della difesa dell’italianità di Mediaset per criticare la scalata? Dov’è finito, invece, il criterio della tutela antitrust dalle concentrazioni nel settore dei media?

09 gennaio 2017
 
Il ritorno di Memos

Memos, il promemoria sull’attualità di Radio Popolare, è tornato da oggi in onda. Dal lunedì al giovedì alle 13 (e riproposto poi alle 20) sulle frequenze di Rp, in streaming e in podcast. La trasmissione ha ospitato oggi il sociologo Nando dalla Chiesa per la presentazione del nuovo ciclo di “Lezioni di antimafia” (tutti i particolari li trovate qui). In questa puntata di apertura della nuova serie di Memos abbiamo ospitato anche lo storico della filosofia Michele Ciliberto.

30 giugno 2016
 
“Helicopter money”: e se i soldi contro la crisi arrivassero dal cielo? Intervista con Leonardo Becchetti

Si chiama “helicopter money”, l’ha inventata Milton Friedman 40 anni fa, ed è una ricetta estrema contro la crisi economica: lo stato stampa i soldi e li fa arrivare direttamente ai cittadini, senza l’intermediazione delle banche. Un’idea che piace a destra come a sinistra. Memos ne ha parlato con l’economista Leonardo Becchetti, dell’Università di Roma-Tor Vergata.

29 giugno 2016
 
I vincoli dell’austerità sul futuro dell’Europa. Intervista con Emiliano Brancaccio e Chiara Saraceno

L’austerità rischia di essere il futuro prossimo dell’Europa, anche dopo averne segnato pesantemente il passato recente. La scossa della Brexit, per ora, non basta ad uscire dalla tenaglia della riduzione della spesa e dei salari. La conclusione del vertice informale dei 27 leader dell’Unione Europea, il primo dopo la Brexit, lo conferma indirettamente: “(…) molte persone esprimono insoddisfazione per lo stato attuale delle cose, a livello sia europeo sia nazionale. Gli europei si aspettano che noi facciamo di più in tema di sicurezza, lavoro e crescita, e speranza per un futuro migliore. Abbiamo bisogno di lavorare su questo, in un modo che ci unisca, non da ultimo nell’interesse dei giovani”. Tradotto: “gli europei dicono che le cose non vanno bene, vogliono di più. Dobbiamo occuparcene”. Perchè l’Europa non riesce ad uscire dall’austerità, nonostante i danni provocati dalle sue politiche? Da questo interrogativo è iniziata la puntata di oggi di Memos con l’economista Emiliano Brancaccio e la sociologa Chiara Saraceno.

28 giugno 2016
 
Austerità, la Brexit non cambia verso all’Europa. Intervista con Yves Meny e Adriano Prosperi

“Superare l’austerità”. Esponenti storici del riformismo in Europa, come Romano Prodi e il teorico della Terza Via Anthony Giddens, sono ormai d’accordo. Ma il nuovo direttorio europeo Merkel-Hollande-Renzi li ignora. Nemmeno la Brexit, per ora, scalfisce la dottrina dell’austerità. A Memos oggi il politologo Yves Meny e lo storico Adriano Prosperi.

27 giugno 2016
 
Brexit, una scossa per l’intera Europa. Intervista con Colin Crouch e Massimo D’Antoni

La Brexit ha scosso l’intera Europa. Colpita anche l’ortodossia dell’austerità, in Gran Bretagna e nel resto del continente. Chi gestirà il passaggio storico dell’uscita della Gran Bretagna dalla Ue? A Londra, ci saranno i conservatori o i laburisti? A Bruxelles, Merkel e Draghi o il direttorio italo-franco-tedesco? Memos oggi ha ospitato il sociologo inglese Colin Crouch e l’economista Massimo D’Antoni.

 
 
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