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La lotta per il potere di cui è vietato parlare

giovedì 17 maggio 2018 ore 20:08

In piedi sulla scalinata che porta agli uffici dei gruppi parlamentari, alla Camera dei Deputati, il portavoce dei 5 Stelle Rocco Casalino dispensava serenità e ottimismo: “oggi o domani vi diamo il programma definitivo” diceva ai giornalisti.

Dopo di lui, arrivava Luigi Di Maio. Sorrisi, cortesia, e rassicurazioni.

Intanto uscivano i leghisti che avevano partecipato alla riunione coi grillini. Facce e toni diversi: “l’accordo non è chiuso”.

È la dinamica pubblica che ha accompagnato tutta la trattativa fin da sabato scorso. La politica del sorriso del Movimento 5 Stelle, le facce più dure dei leghisti.

Chi ha ragione? Se il tema è la spartizione del potere, senza dubbio la Lega.

Anche se ‘spartizione del potere’ non si può dire. La narrazione comune prevede che Lega e 5 Stelle stiano facendo qualcosa di rivoluzionario, discutere dei programmi e non dei nomi.

Non c’è nulla di più falso di questo. La verità è che mai quanto oggi delle forze politiche hanno nascosto il loro operato come stanno facendo Lega e 5 Stelle.

Tra Lega e Movimento 5 Stelle è in corso una trattativa durissima su chi debba fare il presidente del Consiglio e sull’occupazione dei ministeri chiave.

La vera differenza rispetto al passato è che non c’è mai stata tanta opacità. Tanta segretezza ostentata e mascherata dietro al buon metodo di lavoro, dietro all’ipocrisia del disinteresse per le poltrone.

Per capire cosa stia accadendo davvero, bisogna stare attenti ai segnali. Come le mezze frasi dei leghisti.

Lunedi o si chiude oppure abbiamo fatto un enorme lavoro, in pochissimo tempo, del quale qualcuno ci sarà grato, ce l’abbiamo messa tutta” ha detto oggi Salvini.

L’ennesimo ultimatum lanciato a Di Maio il quale continua a mantenere il punto.

Oggi sono circolati tanti nomi di esponenti dei 5 Stelle per la carica di presidente del Consiglio ma il candidato vero rimane lui.

Qualcuno deve cedere. O Di Maio, o la Lega che fino a oggi non è stata disposta ad accettare che fosse il cosiddetto ‘capo politico’ pentastellato a sedersi sulla poltrona più importante di Palazzo Chigi.

La propaganda del sorriso e del va tutto bene, del qui si lavora, fino a oggi non è riuscita a nascondere il conflitto che di nuovo verrà affrontato nell’ennesimo faccia a faccia tra Di Maio e Salvini, di nuovo a Milano.
Rocco Casalino, portavoce M5S

Aggiornato lunedì 21 maggio 2018 ore 15:26
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