riforma immigrazione

Il bastone e la carota di Macron

lunedì 19 febbraio 2018 ore 18:49

Parigi - Durante la campagna elettorale, Macron parlava di riformare la legge sul diritto d’asilo e l’immigrazione in Francia concentrandosi sulla dimensione umana del fenomeno. Aveva persino lodato a più riprese la politica d’accoglienza di Angela Merkel, dandole credito di aver “salvato la nostra dignità collettiva”. Il progetto di legge firmato dal ministro dell’Interno Gérard Collomb però, che sarà presentato in consiglio dei ministri mercoledì, è un concentrato di ricette che hanno come ingrediente base la fermezza verso i migranti, più che l’umanità.

Criticato da tutte le associazioni non governative ma anche da moltissimi deputati della maggioranza, il testo di legge prevede per esempio di allungare i tempi della detenzione da 45 a 90 giorni, fino a 135 in caso di ostruzionismo. Obbliga poi i migranti a una corsa contro il tempo per presentare una domanda d’asilo, riducendo a 90 giorni (da 120) il termine massimo per la consegna di tutti i documenti richiesti. Se la domanda viene respinta, non si avrà più un mese a disposizione per presentare il ricorso ma solamente due settimane, pur sapendo che oggi, per avere un appuntamento in prefettura, bisogna aspettare 30 giorni. Le proteste sono riuscite a far eliminare il concetto di “paese terzo sicuro”, che avrebbe permesso di espellere i migranti dall’Europa ancor prima di leggere i loro dossier, ma non hanno scalfito altre disposizioni del testo che diminuiscono i diritti dei richiedenti asilo e aumentano gli strumenti repressivi a disposizione della polizia e dello Stato.

Davanti al moltiplicarsi delle richieste di ritirare un disegno di legge “duro e squilibrato” e al malessere della stessa maggioranza presidenziale, il governo ha giocato la carta Aurélien Taché (nella foto). Deputato trentenne della Republique En marche, ex socialista da sempre attivo sul fronte dell’accoglienza dei migranti e delle fasce sociali più deboli, Taché ha lavorato per sei mesi su un documento che contiene 72 proposte in materia di politica dell’accoglienza e di accompagnamento degli stranieri. Tra le priorità del deputato ci sono i corsi per l’insegnamento del francese e i permessi di lavoro. I primi dovrebbero essere rivolti a tutti gli stranieri che ne fanno richiesta, non solo a chi ha ottenuto lo status di rifugiato. I secondi andrebbero autorizzati a partire da 6 mesi dalla presentazione della domanda e lo stato dovrebbe da subito attivarsi per facilitare il riconoscimento dei titoli di studio. La collaborazione tra amministrazione e aziende dovrebbe poi permettere di indirizzare i migranti verso delle formazioni e dei settori in cui c’è carenza di lavoratori ed aiutarli a trovare un alloggio decente.

Se l’opposizione accusa Taché di essere “la cauzione sociale” del governo, il progetto del deputato punta a reinventare l’integrazione economica, culturale e linguistica delle 130.000 persone che si installano ogni anno in Francia e che vogliono restarci, siano essi rifugiati o meno. Per mettere in moto questo circolo virtuoso, il rapporto stima ci vogliano almeno 600 milioni di €.

Secondo i calcoli dell’esecutivo, queste proposte, pronte da diverse settimane ma rese pubbliche soltanto oggi, permetteranno di smussare le critiche. Macron aveva del resto già detto che gli “ambiziosi suggerimenti” di Taché erano destinati ad alimentare il testo della riforma. Non è detto però che la mossa “umanista” del governo permetta alla proposta di legge di attraversare indenne la discussione in aula in primavera.

Aggiornato mercoledì 21 marzo 2018 ore 20:38
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