in bici per la memoria

Borsellino, l’agenda rossa torna a casa

mercoledì 19 luglio 2017 ore 07:00

Si chiama “acchianata” la salita delle Agende Rosse al castello di Utveggio, un rito che dal 2009 si svolge a Palermo in prossimità del 19 luglio, la data dell’attentato del 1992 in cui morirono Paolo Borsellino e 5 agenti della sua scorta. Sotto il sole seguiamo l’inarrestabile Salvatore Borsellino che ci porta in cima al monte Pellegrino da cui si può vedere la casa dove viveva la loro madre, in via Mariano D’Amelio. Un luogo strategico per controllare le mosse di suo fratello Paolo, dato che ospitava una sede dei servizi segreti. Un luogo simbolico oggi dove le Agende Rosse che arrivano da tutta Italia si riuniscono per chiedere giustizia.

Quest’anno però, a venticinque anni dalla strage, c’è un’agenda in più ad affrontare la fatica della salita: l’Agenda Ritrovata. Si tratta di una seconda agenda di Paolo Borsellino, identica a quella che conteneva i suoi appunti e che scomparve misteriosamente subito dopo l’attentato. Questa seconda agenda che oggi ci accompagna è stata ritrovata intonsa in un cassetto e Salvatore ha deciso di consegnarla agli amici dell’ associazione culturale L’Ora Blu, che l’ha fatta viaggiare in bicicletta lungo la penisola. E’ partita da Bollate, alla periferia di Milano, per arrivare fin qui dopo 23 giorni e 2500 km. Sfogliandola troviamo circa 3.000 firme raccolte strada facendo: ci sono associazioni, bambini incontrati nelle scuole, insegnanti, scrittori, sindaci, persone che lottano contro la mafia, artisti, testimoni di giustizia e ovviamente tantissimi cittadini che hanno aspettato e accolto la ciclostaffetta nelle varie tappe. L’agenda spesso e volentieri durante i suoi spostamenti si è fermata nei beni confiscati per essere poi custodita di notte in luoghi amici. Ad esempio a Barcellona Pozzo Di Gotto ha trascorso la notte a casa della famiglia Manca, anch’essa vittima di mafia.

Nell’ultima tappa, 70 chilometri, siamo partiti da Cefalù in una cinquantina per arrivare a Palermo in via D’Amelio, facendo l’ultimo tratto scortati. All’arrivo un fragoroso applauso ha coperto il suono dei campanelli. A seguire lacrime e abbracci. In testa allo stormo rosso e pedalante c’era Salvatore Borsellino. Ieri come oggi gli si allarga il cuore incontrando la gente per strada, mentre la rabbia sembra placarsi. “Grazie per essere venuti fin qui, mi date la forza per non smettere di lottare perché vogliamo giustizia e verità” ci ripete. Con le lacrime agli occhi, fiero ed emozionato, ripercorre la vita e le scelte del fratello descrivendole come un sogno d’amore e un atto di speranza. “Palermo non mi piaceva, per questo imparai ad amarla”, sono le parole di Paolo che Salvatore ha ricordato anche davanti al Sindaco Leoluca Orlando, che ci ha accolti in Municipio.

C’è un simbolo che ricorre in questo viaggio perchè ha unito Salvatore Borsellino e i ragazzi che hanno pedalato da Bollate a Palermo: una freccia che indica un cerchio. E’ il simbolo scelto come logo molti anni fa dall’ associazione L’ Ora Blu ma è soprattutto il segno con cui Paolo Borsellino indicava nei suoi scritti gli appuntamenti e le telefonate con la madre. E’ l’immagine del ritorno al nido, un ritorno che venne interrotto brutalmente il 19 luglio del 1992 e che oggi si compie grazie alla fatica di un gruppo di sognatori che, pedalata dopo pedalata, ha unito l’Italia nel nome di Paolo. Perché Salvatore ha ragione: “Non potranno mai inventare una bomba che uccida l’Amore”.

(Foto Ivano De Pinto)

Aggiornato lunedì 24 luglio 2017 ore 17:27
TAG