il ricordo

Le battaglie civili di Marco Pannella

giovedì 19 maggio 2016 ore 19:04

Roma - L’ultimo sciopero della fame e della sete risale all’agosto scorso, uno sciopero per chiedere attenzione e soluzione ai problemi del sovraffollamento nelle carceri. Già malato, Marco Pannella era ancora concentrato sulle sue battaglie. Del resto lo è stato anche in questi ultimi tre mesi nella grande cucina della sua abitazione a Roma, ricevendo amici ed esponenti politici di primo piano. Una cerimonia degli addii, un tributo all’uomo che per sessant’anni ha attraversato la politica, imponendo un altro modo di farla, con digiuni, referendum, sit-in di protesta. E chi è andato a trovarlo racconta che ancora si arrabbiava o gioiva per i temi a cui teneva.

Ha guidato il Partito Radicale dagli inizi degli anni Sessanta e da allora ha attraversato la politica, fino ad arrivare ad oggi, applicandola soprattutto alle battaglie civili, condotte in parlamento  – è stato parlamentare per quattro legislature e anche europarlamentare – ma soprattutto fuori, con i suoi digiuni e le battaglie referendarie. Battaglie culturali storiche negli anni Settanta e Ottanta, come l’introduzione delle leggi sul divorzio e sull’aborto, un protagonismo in quegli anni che spezzò il dualismo tra la Democrazia cristiana e il Partito comunista.

Il suo modo di fare irrompeva nelle liturgie di allora: storica l’apparizione in una tribuna elettorale nel 1978 imbavagliato per protestare contro i silenzi della tv pubblica su alcuni temi. Ma le sue lotte spaziavano in tutte le direzioni, dal finanziamento pubblico ai partiti (per esempio, organizzò nel ‘97 per protesta una distribuzione di soldi ai cittadini contro il finanziamento), al Campidoglio, alle condizioni di vita nelle carceri, all’antiprobizionismo, fino alla fecondazione assistita e attualmente al testamento biologico, la legge sul fine vita.

E oltre ai digiuni, le sue battaglie si imponevano anche con le candidature in Parlamento, quella di Enzo Tortora all’Europarlamento, per portare lì dove le leggi si fanno un caso eclatante di malagiustizia; quelle di Leonardo Sciascia, di Toni Negri o di Ilona Staller.

Il tutto condotto con molto pragmatismo che lo portava ad alleanze estemporanee, più spesso con il centrosinistra, ma anche con Berlusconi. Purché le sue battaglie potessero ottenere risultati concreti.

Aggiornato venerdì 20 maggio 2016 ore 22:28
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