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“Un sistema sanitario ormai al collasso”

ospedale centomila morti per covid

La manovra è dietro l’angolo e per mantenere le promesse fatte in questi mesi dal governo di Giuseppe Conte serve un miracolo. Inevitabile, quindi, iniziare a parlare di tagli, proprio come fatto dai governi precedenti. Poche ore fa è stato il Ministro dell’Interno Matteo Salvini a parlare di una “manovra coraggiosa” e di tagli agli sprechi “anche nella sanità. Sotto questo punto di vista saranno molto importanti i costi standard“.

Michele Migone ha intervistato Costantino Troise, segretario generale di ANAAO Assomed, il sindacato dei medici e dei dirigenti della sanità pubblica, che critica duramente la decisione del cosiddetto “governo del cambiamento” di comportarsi esattamente come gli esecutivi che lo hanno preceduto e ha invitato di parla di sprechi nella sanità pubblica a fare un elenco di cosa viene considerato uno spreco e cosa no.

Il famoso contratto di governo si interpreta per alcune parti e si applica come tutte le altre. Evidentemente per la sanità si interpreta, perché mi pare di ricordare che si parlava di investire nella sanità e investire negli operatori della sanità. Ora l’investimento presuppone la disponibilità di risorse e non la sottrazione di risorse. Questa storia degli sprechi della sanità mi pare un argomento non adatto al governo del cambiamento, è un argomento vecchio. Io aspetto sempre che qualcuno faccia un elenco degli sprechi e poi possiamo discutere su cosa è spreco e cosa non lo è. Mi pare di ricordare che noi spendiamo di sanità la cifra più bassa di tutti i Paesi del G7 e abbiamo i risultati migliori di molti altri Paesi, come Bloomberg ha sottolineato come qualche giorno fa. Abbiamo una drammatica carenza di medici, che non soltanto non ci sono, ma se ci sono non vogliono lavorare per il pubblico e vanno a lavorare per il privato. Abbiamo mezzo Paese, da Roma in giù, che è in una condizione gravissima per quanto riguarda lo Stato e le strutture sanitarie e la salute dei cittadini, che addirittura vivono quattro anni in meno rispetto ai Paesi del Nord. Se qualcuno ripete un copione già scritto e conosciuto da dieci anni, parlando ancora di tagli alla sanità, e addirittura torna questo mostro mitologico dello spreco, io aspetto che questi sprechi vengano elencati.
Ci sono 140mila dirigenti che aspettano un contratto da nove anni. Nove anni senza contratto di lavoro vuol dire avere le retribuzioni inchiodate al 2010 con condizioni lavorative che peggiorano giorno dopo giorno. I medici scappano letteralmente: vanno in pensione appena possono o vanno nel privato che paga di più e garantisce migliori condizioni di lavoro. Questo è lo stato della sanità italiana oggi. Non vederlo e parlare di sprechi senza elencarli mi pare un modo per aggirare il problema. Prepararsi a fare quello che hanno fatto tutti gli altri, cioè definanziare il sistema e prepararlo al collasso per aprire la strada alla privatizzazione. I cittadini lo sappiano: alla fine di questo percorso pagheranno tutto e lo pagheranno caro.

Salvini viene dalla Lombardia, che ha un sistema sanitario sostanzialmente basato sulle convenzioni col privato. Secondo lei vuole in qualche modo ampliare questo modello?

Se fosse così non sarebbe il solo. Anche i governi che avevano soldi e avevano radici in Emilia Romagna o in Toscana non mi pare che si siano adoperati molto per evitare che il sistema venisse privatizzato. La questione che occorre capire è se la sanità è tra le priorità di un governo che vuole pensare prima ai cittadini e poi ai numerini o se questa formula vale per tutto tranne che per lo stato di salute del Paese e dei suoi cittadini. Su questo chiediamo parole chiare anche dal Ministro della Salute, non soltanto dal Presidente del Consiglio e dai vicepremier. È per questo che i medici si mobilitano a partire dal 27 settembre per il contratto e per la salute del Paese.

Perché parlate di un sistema sanitario che è vicino al collasso?

Questo sistema sanitario con la legge 833 era diventato nazionale, ma da tempo non è più nazionale. Si sta regionalizzando con differenze non soltanto organizzative, ma anche della tutela della salute dei cittadini. Un sistema sanitario è vicino al collasso quando mancano le risorse per garantirne la sostenibilità, perché viene da 10 anni di definanziamento continuo e perchè non si valorizza il lavoro dei suoi professionisti. Anzi, si retribuisce sempre meno pretendendo più ore di lavoro e magari anche gratis. Un sistema è al collasso quando non c’è più nessun medico che ami lavorare per il pubblico, quando i giovani disertano i concorsi preferendo altri settori più remunerativi o all’estero. Un sistema è al collasso quando non riesce più a garantire la tutela della salute in maniera solidaristica e in maniera efficace. Abbiamo segnali in questo senso da più parti nel Paese. Non ovunque è così, ma gli scricchiolii a 40 anni dalla nascita del servizio sanitario sono evidenti. Il problema mi sembra serio, non è una questione di giocare con le parole e parlare di tagli e di sprechi. Qui occorre finanziare, aumentare gli investimenti. Così è scritto nel contratto di governo, non è che lo dico io.

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intervista Costantino Troise

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    Michele Migone
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    Le premiazioni della 83ª edizione dei Golden Globe hanno avuto luogo ieri a Hollywood  dando come ogni anno il via ufficiale alla stagione dei premi. Oggi, a Volume, abbiamo commentato i vincitori e i momenti più rilevanti della cerimonia insieme ad Alice Cucchetti. "Una battaglia dopo l’altra" di Paul Thomas Anderson ha portato a casa quattro statuette, Timothée Chalamet ha vinto per la prima volta con “Marty Supreme”, mentre sul fronte televisivo a trionfare è stata la miniserie “Adolescense”. Tuttavia, dopo lo scandalo di corruzione che incriminò l’organizzazione cinque anni fa, spiega Alice Cucchetti, "ci sono ancora dei meccanismi loschi, perchè la società che ha acquistato i Golden Globe è adesso la stessa che gestisce i principali giornali di cinema americano“. L’intervista di Elisa Graci e Dario Grande ad Alice Cucchetti.

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    Un percorso attraverso la stratificazione sociale italiana, un viaggio nell’ascensore sociale del Belpaese, spesso rotto da anni e in attesa di manutenzione, che parte dal sottoscala con l’ambizione di arrivare al roof top con l’obiettivo dichiarato di trovare scorciatoie per entrare nelle stanze del lusso più sfrenato e dell’abbienza. Ma anche uno spazio per arricchirsi culturalmente e sfondare le porte dei salotti buoni, per sdraiarci sui loro divani e mettere i piedi sul tavolo. A cura di Alessandro Diegoli e Disma Pestalozza

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