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“Centrosinistra allargato per battere la Lega”

Giovanni Lolli

Giovanni Lolli, vicepresidente della Regione Abruzzo (Pd) e reggente dopo le dimissioni di Luciano D’Alfonso lo scorso 10 agosto, ci racconta i mesi di lavoro prima delle elezioni con un disavanzo di 700 milioni di euro e rilancia per le elezioni imminenti un centrosinistra allargato alla società civile.

Claudio Jampaglia lo ha intervistato oggi a Giorni Migliori.

I problemi principali sono legati al bilancio, che abbiamo dovuto rifare secondo le nuove norme, il riaccertamento del disavanzo degli anni passati. Alcune Regioni virtuose l’hanno sempre fatto, altre no: ora è diventato obbligatorio per legge e quindi abbiamo dovuto accertare ben 713 milioni di euro di disavanzo, che adesso bisognerà restituire. Ci sono poi i fondi comunitari, l’avanzamento della spesa. Noi siamo partiti con grande ritardo e anche qui bisogna evitare che ci siano rischi di andare in disavanzo. Sono tutte cose alle quali devo dedicare il massimo dell’attenzione per non creare danni ai cittadini abruzzesi e anche per mettere in condizioni la nuova giunta che si insedierà dopo le elezioni di trovare tutta la situazione in ordine e per poter operare al meglio. Poi però ci sono i problemi reali degli abruzzesi. Io in tutti questi anni mi sono occupato di attività produttive e di aziende in crisi. L’Abruzzo è una regione molto industrializzata e ha un sistema industriale molto forte per alcuni versi, ma anche molto debole per altri versi. Io ho gestito ben 111 crisi aziendali in quattro anni e mezzo, alcune sono ancora aperte e io intendo continuare ad occuparmi di questi problemi col massimo scrupolo e ad occuparmi anche dei problemi e del disagio degli abruzzesi. In più vorrei che non si dimenticasse che l’Abruzzo ha sulle spalle due terremoti, quello de L’Aquila che stiamo ancora gestendo e quello del 2016-2017, cose di cui bisogna occuparsi.

Come agirete da un punto di vista elettorale?

Io continuo a pensare, forse perchè vengo dalla vecchia scuola, che bisogna essere persone serie. Bisogna dire la verità, spiegare ai cittadini quello che si può fare e quello che non si può fare nei limiti che le norme e i bilanci consentono. Noi in questi anni, pur avendo fatti alcuni errori – capita sempre di sbagliare quando si governa – credo che per l’Abruzzo abbiamo fatto cose che varranno per il futuro, soprattutto una enorme ricerca e raccolta di fondi, in un momento in cui di fondi pubblici ce ne sono pochi, a vantaggio delle infrastrutture di questa ragione. Abbiamo fatto anche alcune scelte strategiche, io tengo moltissimo al fatto che con la Carta di Pescara abbiamo nella gestione dei fondi comunitari una delle dieci pratiche premiate a livello comunitario. La Carta di Pescara è la carta della sostenibilità, cioè noi abbiamo detto che, essendo la Regione col più alto territorio protetto d’Europa ed essendo una delle Regioni più industrializzate d’Europa, di dedicare tutta la strategia industriale all’industria sostenibile. Lo abbiamo fatto insieme al sistema delle industrie principali e abbiamo 200 industrie che hanno firmato con noi questo patto in cui si vincolano ad investire sulla ricerca di tecnologie verso la sostenibilità per fare la nostra Regione quella che ha questo segno, la sostenibilità ambientale e la sostenibilità anche nelle attività.

Si presenterà alle elezioni?

No, io devo lavorare in questi mesi per cercare di mettere tutto in ordine e sperando che il centrosinistra si presenti come un campo forte e più largo di quello che è stato negli anni passati, più largo verso la società e verso l’impegno civico. Deve considerare che ormai in Abruzzo, come nelle altre Regioni, quasi la metà dei sindaci dei 308 comuni sono sindaci civici. Dobbiamo capire che la società si sta organizzando per conto proprio, non trovando più in nessun partito tradizionale luoghi nei quali si sente sufficientemente rappresentata e accolta. Io non sono più giovanissimo, ma fisicamente sono ancora una belva, mi piace andare in montagna, mi arrampico, faccio sci alpinismo, mi dedicherò a questa attività.

Domanda di Nello Avellani, direttore responsabile di NewsTown. Quell’unità che Lolli evocava si potrà ritrovare probabilmente qualora l’attuale vicepresidente del CSM Giovanni Legnini decidesse di scendere davvero in campo come candidato Presidente. Questo darebbe davvero un nuovo impulso al centrosinistra, aggregando anche quelle forze civiche a cui Lolli faceva riferimento. L’interlocuzione con Legnini sta andando avanti o si dovrà necessariamente attendere la fine del suo mandato al CSM?

Bisognerà attendere la fine del suo mandato al CSM, ci mancherebbe altro. Io non nascondo che la mia personale opinione e propensione è quella di chiedere a lui di candidarsi, ma in questo momento neanche questa cosa è possibile farla. Legnini sta facendo una funzione che non prevede che si possa mettere in campo una figura che deve dedicarsi ad altro. A fine settembre vedremo. Io ci proverò, lo dico sinceramente, e credo che molti altri siano di questa opinione. Io vorrei vincere queste elezioni, tutto quello che ci può avvicinare e mettere in condizioni di vincere, io mi metterò nelle condizioni di provarlo.

Giovanni Lolli

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    Il pubblico ministero alle dipendenze della politica? C'è già! Per trovarne qualche traccia, inutile cercare nella legge Meloni-Nordio, che smembra il Csm e stravolge l’autonomia delle toghe con la scusa della separazione delle carriere dei magistrati. E’ la legge su cui voteremo nel referendum di fine marzo. Il pm che dipende da criteri generali e criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale è già scritto, nero su bianco, nella cosiddetta riforma Cartabia del processo penale. Le norme della Cartabia (legge n.134/2021) prevedono che sia il parlamento a dettare criteri generali per le indagini. Se è il parlamento a doversene occupare è probabile che a decidere sia allora la maggioranza di governo. Dunque, la maggioranza parlamentare detta i criteri generali e poi – secondo la legge Cartabia – gli uffici del pm individuano i criteri di priorità (questo sì, questo no) tra i vari reati. Infine, il pm si adegua. Una forma di dipendenza c’è, anche se forse più blanda di quella paventata dai sostenitori del NO (un pm alle dipendenze del Guardasigilli). Ora, la norma è contenuta in una legge delega approvata dal parlamento cinque anni fa e che il ministro Nordio dovrebbe attuare con decreti legislativi. Ma questo non sta avvenendo. Perchè Nordio tiene chiusa in un cassetto la legge Cartabia? Pubblica lo ha chiesto all’ex magistrato Nello Rossi, direttore della rivista giuridica “Questione giustizia” (Magistratura democratica), autore con Armando Spataro (ex pm ed ex membro del Csm) di «Le ragioni del NO» (Laterza 2025). «Questa legge – racconta Nello Rossi - è stata relegata nel dimenticatoio perchè era un utile meccanismo di coordinamento tra il parlamento e le procure della repubblica. La maggioranza di destra l'ha sistematicamente ignorata, lasciata nel cassetto. A loro non interessa questo meccanismo di coordinamento. Il che poi giustifica scelte come quelle di un meccanismo di controllo del pubblico ministero da parte dell'esecutivo».

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    Solo poche delle 368 vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 hanno un corpo e un nome, sia perché molti corpi non sono stati recuperati, sia perché solo di pochi c’è stato un prelievo del Dna e la faticosa ricerca del match con i parenti delle vittime che si sono rintracciate nel corso di questi anni. Ma il Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa, continua a lavorare con i familiari e con il Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, per dare un nome a ciascuno di loro. “Chiediamo solo di recuperare i morti e raccogliere i campioni, quest’anno siamo riusciti a dare una risposta a 12 famiglie, ce ne sono altre 65 che hanno chiesto il nostro aiuto solo nell’ultimo mese”, ci spiega Tareke Brhane, Presidente Comitato 3 Ottobre, che chiede il riconoscimento di una Giornata della Memoria, da celebrare ogni 3 ottobre a livello europeo per onorare i migranti deceduti, così come le persone che hanno rischiato la propria vita per salvarli.

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    Giuseppe Acconcia, Docente di Storia Delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Milano analizza la ripercussione della violentissima repressione sulle manifestazioni iraniane e prova a delineare quale potrebbe essere la via d'uscita del regime e la tenuta delle proteste. Riccardo Noury, portavoce Amnesty Italia, presenta l’iniziativa di venerdì con Women Life Freedom for Peace and Justice sulla scalinata del Campidoglio per esprimere solidarietà alla popolazione iraniana. Il Ministro degli Interni ieri in Parlamento ha definito Hannoun, il presidente dell'Associazione di solidarietà con la Palestina in carcere con l'accusa di aver finanziato Hamas, capo di una cellula di Hamas in Italia, ma cosa dicono le carte della Procura di Genova? Ce lo spiega  Mario Di Vito, giornalista de il manifesto, che racconta come le accuse contro Hannoun arrivino da un'agenzia dell'intelligence israeliana senza possibilità di verifica e soprattutto senza prove (come dice la stessa agenzia). Tareke Brhan presidente del Comitato 3 Ottobre, organizzazione non profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 in cui 368 persone persero la vita, ci racconta l'identificazione della vittima 186 del maxi naufragio,  un uomo, originario dell'Eritrea, sepolto al cimitero di Bompensiere nel Nisseno, che grazie all'equipe di Labanof dell'Università di Milano ha finalmente un nome.

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