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Sul caso Paragone potrebbe cadere il governo

Il senatore Gianluigi Paragone

Perché stiamo a parlare del caso Paragone? Perché potrebbe cadere il Governo. Non domani. Ma nemmeno tra chissà quanto.

Gianluigi Paragone è l’incubo di Di Maio. Il ‘capo politico’ del Movimento 5 Stelle aveva tentato negli ultimi tempi di coinvolgerlo nelle decisioni, più che altro però per tentare di contenerlo e di controllarlo.

Paragone è l’incubo politico di Di Maio perché per idee e curriculum è la figura di collegamento tra il Movimento e la Lega. L’emblema della nostalgia di molti grillini per il governo con Salvini.

Paragone è l’incubo politico di Di Maio perché è tanto più bravo di lui a giocare la parte del “populista antisistema”, incarnando il ‘grillismo originario’. Non a caso, Alessandro Di Battista, uomo-simbolo del Movimento “dei duri e puri” si è subito schierato con l’ex direttore de La Padania (sì, per chi non lo sapesse, o se lo fosse dimenticato, Paragone fu direttore del quotidiano della Lega): “È più grillino di tanti altri”. Se si assume quel punto di vista, è difficile dargli torto.

In un video pubblicato sui social, Paragone si descrive come “un Savonarola” e definisce i dirigenti del Movimento che lo hanno espulso “il nulla” (divagazione: si tratta di una citazione che scalda i cuori di destra. “Il nulla” è l’entità malvagia contro cui lottano gli eroi de “La storia infinita”, punto di riferimento culturale della destra italiana contemporanea). E poi attacca Di Maio senza nominarlo, elencandone i tradimenti, a cominciare dal caso autostrade.

Sale sulle ferite, dito nella piaga, scegliete la metafora che vi piace di più.
Paragone (che da parte sua ha fatto di tutto per farsi espellere, votando contro le indicazioni del gruppo diverse volte aula al Senato. Altri, per molto meno, erano stati mandati via) sottolinea la grande contraddizione del Movimento 5 Stelle: essersi alleato con il Pd, il partito-sistema, il partito nato per governare, l’antitesi del Movimento, il simbolo di tutto quello che i grillini hanno sempre affermato di voler combattere.

L’alleanza con la Lega, che Paragone incarna, era molto meno contro natura. E Di Battista e tutti quelli come lui stavano molto meglio con Salvini. Del resto pure Di Maio ci stava molto bene e avrebbe voluto che il governo gialloverde non morisse e l’estate del Papeete l’ha vissuta malissimo.

Sono tanti i grillini che non sopportano l’attuale alleanza. Alcuni per idealismo. Altri perché la loro carriera politica si avvicina al capolinea, con il Movimento in caduta verticale nei sondaggi, o magari con il doppio mandato già esaurito. I Di Battista, i Paragone rappresentano quelli che potrebbero sganciare il Movimento dal governo giallorosso per riportarlo dove stava prima.

Una forza centrifuga che potrebbe portare a un collasso, e non a caso dall’altra parte si assiste al tentativo dell’ex ministro Fioramonti di costituire in fretta e furia un soggetto parlamentare che si prepari ad accogliere tutti quelli che invece l’attuale governo vorrebbero continuare a sostenerlo facendo una scommessa diversa: quella secondo cui se il governo Conte bis dovesse durare e produrre buoni risultati, il Movimento delle origini, quello populista, quello “antisistema” non avrebbe più molto da dire, e si assisterebbe alla trasformazione del Movimento in qualcosa di molto più simile a una forza politica tradizionale.

Dinamiche che impattano sui numeri al Senato, dove la maggioranza si regge su una decina di voti di margine.

Foto dalla pagina Facebook del senatore Gianluigi Paragone

  • Autore articolo
    Luigi Ambrosio
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