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La città di Khan Yunis sotto assedio, il sì del Senato all’autonomia differenziata e le altre notizie della giornata

calderoli autonomia differenziata ANSA

Il racconto della giornata di martedì 23 gennaio 2024 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. I bombardamenti nel sud della striscia di Gaza in queste ore si sono intensificati e l’esercito israeliano ha completamente accerchiato la città di Khan Younis. L’Aula del Senato ha approvato con 110 voti favorevoli, 64 contrari e 3 astenuti, il ddl per l’attuazione dell’autonomia differenziata. A Cagliari una fila lunghissima si è formata fuori dallo stadio, la Unipol Domus, dove è aperta la camera ardente di Gigi Riva. Oggi sono state annunciate le candidature agli Oscar di quest’anno e tra i film in gara c’è anche Io Capitano di Matteo Garrone.

L’assedio israeliano sta uccidendo la popolazione di Gaza

I bombardamenti nel sud della striscia di Gaza in queste ore si sono intensificati. L’esercito israeliano ha annunciato oggi di aver completamente accerchiato la città di Khan Younis, e rafforzato la propria presenza al suo interno. Centinaia di persone stanno scappando dalla città sotto le bombe che continuano a colpire. L’esercito israeliano sta aumentando l’intensità degli attacchi perché – ha fatto sapere – a Khan Younis si nasconderebbe il capo di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar. Al centro dei combattimenti sono anche gli ospedali della città, Nasser e El Amal, a loro volta circondati e isolati. Tommaso della Longa, portavoce della Croce Rossa Internazionale:

Oggi intanto, secondo quanto diffuso da una fonte egiziana, Hamas avrebbe rifiutato la proposta israeliana per un cessate il fuoco di due mesi in cambio del rilascio degli ostaggi. Secondo la fonte, Hamas avrebbe rifiutato insistendo sul fatto che non saranno liberati altri ostaggi finché Israele non cesserà la sua offensiva e si ritirerà dalla Striscia.
La richiesta di dare priorità alla liberazione degli ostaggi ancora in mano ad Hamas è sempre più forte in Israele, e le proteste dei familiari crescono di giorno in giorno. Oggi, poi, una donna israeliana, presa in ostaggio da Hamas e poi rilasciata, ha testimoniato davanti alla Knesset, raccontando le condizioni alle quali i prigionieri israeliani dentro la striscia sono costretti. Sara Milanese:


 

Il Senato ha approvato l’autonomia differenziata

(di Anna Bredice)

Finisce con l’Inno di Mameli il voto sull’Autonomia al Senato. Dai banchi del Partito Democratico si intona il coro che in poco tempo si allarga anche ai senatori di Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni che sembra aver in sostanza ceduto l’Autonomia a Matteo Salvini in cambio di un iter senza grandi ostacoli per il Premierato. La speranza è che almeno entro le europee la riforma costituzionale abbia ottenuto un primo voto al Senato, dove è attualmente in commissione. Uno scambio, per non farsi troppo male nella campagna elettorale di quest’anno. Ognuno si porta a casa qualcosa, una riforma molto centralizzata su Palazzo Chigi per il premierato e dall’altra un’Autonomia che rafforzerebbe le casse delle regioni del Nord, a danno di quelle del Sud.
Fratelli d’Italia ha dovuto digerire questa legge, salvo poi cantare l’Inno di Mameli. Durante le dichiarazioni di voto i leghisti sono stati piuttosto sobri, di pochissime righe la nota di Salvini per non irritare troppo gli alleati di governo con toni troppo trionfalistici. Forza Italia e Fratelli di Italia hanno cercato di annacquare un po’ il disegno di legge, inserendo l’obbligo di verificare che siano garantite le prestazioni minime essenziali per ogni settore per il quale una regione chiede l’autonomia: scuola, sanità, trasporti o altro. Ma una cosa è scriverlo, un’altra è trovare quei soldi da dare a tutti.
Il testo ora passa alla Camera dei Deputati. L’opposizione cercherà di allungare i tempi, ma l’obiettivo di Salvini è il via libera definitivo entro le europee. A differenza del Premierato, è una semplice legge da votare a maggioranza prima al Senato e poi a Montecitorio. Pd, Cinque Stelle e Sinistra Italiana parlano di un referendum abrogativo, ma bisogna capire se è tecnicamente possibile, visto che ci sono parti della legge legate ai bilanci di Stato e su queste norme non si possono proporre referendum.

Cosa prevede il disegno di legge Calderoli

(di Mattia Guastafierro)

Il disegno di legge Calderoli dà la possibilità alle Regioni di acquisire l’autonomia su una serie di funzioni. Si tratta, in totale, di 23 materie, dall’istruzione alla sanità, dall’energia alle infrastrutture, dai trasporti alla sicurezza sul lavoro. La Regione che ne chiede il trasferimento deve dimostrare, in un negoziato col governo, di essere più efficiente dello Stato in questi ambiti, ottenendo così la possibilità di trattenerne sul territorio il gettito fiscale.
Il rischio – paventato dalle opposizioni e dai sindaci del Sud – è quello di fare dell’Italia un paese arlecchino, composto da 21 Stati, ciascuno con le proprie regole e strutture. Per fare un esempio, con l’autonomia, la Lombardia potrebbe pagare i propri insegnanti più di quanto non siano pagati in Calabria con tutte le conseguenze che questo comporta in termini di offerta didattica. Uno schema che potrebbe ripetersi per altri servizi fondamentali, come per la sanità dove le differenze regionali pesano già enormemente sui cittadini.
Per evitare, allora, di accentuare ancora di più le disuguaglianze tra le Regioni, prima di dare l’ok al trasferimento di poteri, lo Stato deve mettere a punto i Lep, i livelli essenziali di prestazione, cioè gli standard minimi che per ogni materia devono essere garantiti in tutto il territorio nazionale. Un’impresa non di poco conto, soprattutto sotto il profilo economico: per consentire a tutte le Regioni, anche quelle più indietro, di raggiungere gli standard minimi dei servizi, bisogna individuare le risorse. Dove trovare i soldi, visto lo stato dei conti pubblici, resta però un rebus che il governo non ha ancora spiegato come intende risolvere.

Domani i funerali di Gigi Riva a Cagliari

A Cagliari una fila lunghissima si è formata fuori dallo stadio, la Unipol Domus, dove è aperta la camera ardente di Gigi Riva. Domani ci saranno i funerali del campione lombardo, che portò la squadra della città a uno storico scudetto nel 1970 e che rimase in Sardegna fino al ritiro – rifiutando le offerte di società più titolate – e anche dopo, fino alla morte avvenuta ieri. Walter Falgio è un giornalista di Cagliari:


 

Io Capitano di Matteo Garrone agli Oscar 2024

Oggi sono state annunciate le candidature agli Oscar di quest’anno. Il film col maggior numero di nomination, 13, è “Oppenheimer”, mentre l’altro successo globale del 2023, “Barbie”, correrà (come “Oppenheimer”) nella categoria più prestigiosa – miglior film – ma la sua regista Greta Gerwig e la protagonista Margot Robbie sono state escluse dalle categorie “miglior regia” e “miglior attrice protagonista”. In quella per il miglior film straniero parteciperà l’Italia con “Io capitano” di Matteo Garrone.

(di Barbara Sorrentini)

Un film sui migranti, in particolare su due ragazzini minorenni che lasciano il Senegal per raggiungere l’Europa, sognando di diventare delle star musicali. La corsa nel deserto e in mare dei protagonisti di “Io Capitano” di Matteo Garrone continua a Los Angeles, con la nomination per l’Oscar 2024 al miglior film internazionale. La speranza di Garrone, ha dichiarato con l’arrivo della notizia, “è che il film venga visto da un numero sempre maggiore di spettatori in tutto il mondo”. Intanto Matteo Garrone ha appena vinto il Ciak d’Oro, il Leone d’Argento a Venezia ed è appena stato con il film al Parlamento Europeo. La sfida non sarà semplicissima, “Io capitano” dovrà vedersela tra gli altri con “Perfect Days” di Wim Wenders e “La zona di interesse” di Jonathan Glazer. Diversamente sarà per “Anatomia di una caduta” di Justine Triet già vincitore come miglior film straniero del Golden Globe, ma escluso dalla Francia come film auto rappresentativo e poi ripreso dall’Academy con cinque nomination importanti, tra cui film, regia e attrice. L’appuntamento è il 10 marzo 2024.

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    Redazione
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    “Sparavano per ucciderci, ma era il momento di lottare”. A Radio Popolare un giovane iraniano appena uscito dal paese

    Abbiamo raccolto la testimonianza di un giovane iraniano, che ha appena lasciato il suo paese. La sua famiglia vive nella zona occidentale dell’Iran, mentre lui vive all’estero ed era tornato a casa per Natale. È riuscito a ripartire domenica scorsa. Ci ha raccontato la repressione delle manifestazioni, alle quali ha partecipato anche lui. L’intervista di Emanuele Valenti. "Ero in Iran dal 23 dicembre. Sono tornato a casa per vedere la mia famiglia durante le vacanze di Natale. Sono rimasto lì fino a domenica mattina, quindi fino a quattro giorni fa. In quei giorni ci sono state molte proteste nella mia zona, soprattutto nel primo e nel secondo giorno dopo l’appello del re Reza Pahlavi. Ci sono stati molti feriti e molte persone uccise dal governo, soprattutto durante la seconda notte. La seconda notte è stata estremamente violenta, almeno nella mia regione".

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    Sabato 17 gennaio, al Circolo Magnolia di Segrate, andrà in scena la notte dei Cbcr, evento organizzato dal magazine musicale online rockit. Giunto alla sua quarta edizione, l'evento “è al contempo una previsione e un auspicio per i dodici mesi successivi della musica italiana”, racconta l’organizzatore Dario Falcini ai microfoni di Volume, “punta a portare sul palco gli artisti sul punto di esplodere perchè secondo noi hanno le carte in regola, perchè se lo meritano e farebbero un gran bene al sistema. Negli anni sono stati individuati in tempi non sospetti Calcutta, Olly, Tananai, ThaSup, Blanco e altri artisti poi diventati mainstream.”Dal pop allo shoegaze, dall’hip hop all’elettronica, il programma si preannuncia ricco e variegato, mettendo insieme anche progetti completamente diversi tra loro. Ben diciotto i live che si susseguiranno su due palchi: una vera maratona musicale dal vivo, dalle 17.30 alle 3 di notte. “Inizialmente questo era un format scritto”, continua Falcini, “negli ultimi anni però gli spazi della musica live in Italia si sono contratti moltissimo, e volevamo dare a questi giovani artisti una possibilità e un palco per farsi conoscere”. L'intervista di Elisa Graci e Dario Grande a Dario Falcini. (in foto: Tresca Y Tigre)

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