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I ritardi dei soccorsi nel nord della Siria, la visita del ministro della Difesa tedesco a Kiev e le altre notizie della giornata

pistorius

Il racconto della giornata di martedì 7 febbraio 2023 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Continua a crescere il numero dei morti provocati dal terremoto che ha colpito il sud della Turchia e il Nord della Siria. Secondo l’ultimo bilancio il numero delle vittime ha ormai superato le 6200 unità, più di 4500 in Turchia e 1700 in Siria. Il governo tedesco ha dato una nuova autorizzazione per la consegna di 178 Leopard 1 all’Ucraina. Giorgia Meloni è a Milano per la chiusura della campagna elettorale di Attilio Fontana. Almeno 400mila persone sono scese in piazza a Parigi per protestare contro la riforma delle pensioni voluta da Macron. 

Terremoto in Turchia e Siria, continua a cresce il numero delle vittime

Ora dopo ora continua a crescere il numero dei morti provocati dal terremoto che ha colpito nella notte di ieri il sud della Turchia e il Nord della Siria. Secondo l’ultimo bilancio il numero delle vittime ha ormai superato le 6200 unità, più di 4500 in Turchia e 1700 in Siria, dove però la situazione è talmente disperata che anche tenere il conto è difficile. In entrambi i paesi si continua a scavare tra le macerie, e si contano decine di migliaia di feriti.
Dopo la prima scossa di magnitudo 7.8, ce ne sono state almeno 300 di assestamento e un’altra grande di magnitudo 7,5 causata dall’attivazione di una seconda faglia, lunga fra 70 e 80 chilometri e localizzata poco a Nord di quella est anatolica.
Migliaia di edifici sono crollati e centinaia di migliaia di persone sono rimaste senza casa e ora cercano rifugio nei campi allestiti per gli sfollati.

(di Martina Stefanoni)
La situazione rimane drammatica in entrambi i paesi. Secondo l’Oms le persone colpite dal sisma sarebbero 23 milioni, dei quali più di un milione di bambini e il numero totale delle vittime potrebbe arrivare a 20.000.
Ad aggravare la situazione c’è anche il clima. L’area è colpita da giorni da un’ondata di freddo e da ieri piove e nevica, rendendo ancora più complicate le operazioni di salvataggio.
A preoccupare è soprattutto l’area colpita nel nord ovest della Siria, dove le infrastrutture erano già danneggiate dalla guerra e la situazione umanitaria precaria. Ce l’ha raccontato anche Domenico Chirico, volontario della Mezzaluna rossa siriana del Kurdistan, che abbiamo raggiunto nel nord del paese.

La situazione politica della Siria aggrava ulteriormente la crisi, perché appunto le sanzioni rendono difficile l’arrivo di aiuti umanitari. In Turchia infatti stanno arrivando aiuti e soccorsi da tutto il mondo, che però fanno fatica a raggiungere la Siria. Anche la ministra degli esteri tedesca Annalena Baerbock, ha fatto un appello per chiedere di aprire più varchi sul confine tra Turchia e Siria. In più, in Siria, proprio per le condizioni del paese è complicato anche raggiungere alcune aree colpite, che rimangono isolate e senza gli aiuti necessari.
Claudia Oriolo, rappresentante della Siria della Ong We World, che si trova a Damasco.

 

Il governo tedesco ha approvato l’invio di 178 Leopard 1 a Kiev

Il governo tedesco ha dato una nuova autorizzazione per la consegna di 178 Leopard 1 all’Ucraina. Lo rivela la stampa tedesca; i primi panzer potrebbero essere consegnati entro marzo, ma la maggior parte non arriverà prima del 2024.
L’annuncio arriva nel giorno in cui il ministro della Difesa tedesco è a Kiev in una visita a sorpresa; Pistorius ha anche detto che gli ucraini riceveranno oltre 100 tank Leopard da diversi Paesi europei.
Kiev intanto anche oggi è tornata a fare pressione agli alleati per l’invio di aerei militari. Le autorità ucraine insistono: l’offensiva di Mosca è imminente, decine di migliaia di soldati russi stanno arrivando nell’est del paese per rafforzare le truppe.
Il ministro della difesa russo Shoigu ha ribadito che nella regione di Donetsk le truppe di Mosca continuano ad avanzare, e che sono vicine alla presa totale della città di Bakhmut.

Elezioni regionali, Meloni punta a prendersi la Lombardia

Oggi si è chiusa la campagna elettorale di Attilio Fontana. Al Teatro Dal Verme di Milano ci sono tutti e tre i leader della destra: Meloni, Salvini e Berlusconi. Protagonista è però la presidente del Consiglio che, forte dei sondaggi, punta a prendersi la regione roccaforte di Lega e Forza Italia. Il servizio di Luigi Ambrosio

 

Francia, la terza giornata di sciopero nazionale contro la riforma delle pensioni

Nuova giornata di mobilitazione in Francia contro l’annunciata riforma delle pensioni. È la terza, e sabato si replica. Secondo i sindacati almeno 400mila persone hanno sfilato oggi a Parigi. L’esecutivo vuole innalzare da 62 a 64 anni l’età pensionabile. Da Parigi. Il servizio di Francesco Giorgini

Pensioni, è saltato l’incontro tra governo e sindacati

(di Massimo Alberti)
Schiacciato tra le promesse elettorali e la politica di tagli, il governo italiano non sa che fare. Salta il nuovo tavolo con i sindacati previsto per domani. Restano le toppe alla riforma Fornero, che coinvolgono però poche migliaia di persone. C’è un tema, che riguarda un pezzo d’Europa e l’austerità delle politiche europee: tagliare sulla previdenza, ritenuta improduttiva, e farlo ritardando l’uscita dal lavoro giustificandolo con l’aumento della prospettiva di vita media. Che però non vuol dire aumento dell’idoneità per lavorare. E così, lo “scalone” di due anni che Macron sta cercando di imporre in Francia si scontra con una protesta che potrebbe (di nuovo) diventare epocale, comunque andrà a finire. In Italia, oltre alla tendenza politica di qui sopra, il sistema previdenziale che al netto dell’assistenza sarebbe pure tranquillo, deve in prospettiva fare i conti con una carenza di contributi, perché tra lavori precari, salari bassi, disoccupazione, assenza di turn over, l’INPS stima che nel giro di una ventina d’anni il numero di lavoratori equivarrà a quello dei pensionati. Mostrando chiaramente che il presunto scontro generazionale così artefatto elude i veri problemi che le riforme Dini, Maroni, ultima Fornero contribuiscono a nascondere. La riforma Fornero, dagli esodati in poi, non ha però suscitato le stesse reazioni d’oltralpe. Dopo quota100, il rialzo a quota102 del governo Draghi, l’ennesima toppa a quota 103 che riguarda solo circa 41000 persone, un effetto impercettibile. E non è chiaro se e come, davvero, il prossimo anno, il governo intenda superare la Fornero e abbassare l’età per andare in pensione, se voglia metter l’ennesima toppa. I rinvii degli incontri con i sindacati confermano di un governo che ora non sa barcamenarsi tra le indicazioni europee, e le promesse che hanno portato i voti di un bel pezzo di mondo del lavoro.

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    Le rivolte sono partite stavolta dai lavoratori dei bazar e dall’inflazione, ma in due settimane le istanze sono diventate un movimento generalizzato che riguarda tutte le province e coinvolge anche le minoranze etniche, come ci spiega Paola Rivetti, docente alla Dublin City University (Irlanda), esperta di Iran: “Viviamo in un momento dove informazione e disinformazione sono spesso difficili da separare, ma queste proteste rappresentano sicuramente una minaccia esistenziale per il regime. E la risposta del regime non sembra efficace. Dopo quindici anni di proteste e di risposte sempre più repressive e violente, la piazza vuole la fine del regime”. I dubbi di un intervento militare USA o israeliano non semplificano lo scenario, anzi, come le voci che dalla diaspora vorrebbero già eleggere un nuovo capo sulla testa (come il figlio dell’ex monarca) delle tante differenze da ricomporre nel Paese. Di Paola Rivetti è in uscita per Laterza: "Storia dell'Iran, Rivoluzione, guerra e resistenza (1979-2025)". Ascolta l'intervista di Cinzia Poli e Claudio Jampaglia.

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    Colonialismo e imperialismo. Due concetti che ritornano e forse non se ne sono mai andati. Il dibattito pubblico li usa come sinonimi di alcune eclatanti azioni dell’autoritarismo trumpiano: l’attacco al Venezuela con il rapimento di Maduro, le minacce a mezzo mondo, da Cuba alla Colombia, dalla Groenlandia a Panama. Le ferite del passato, il colonialismo di due e più secoli fa, e il colonialismo di oggi, per alcuni niente di più che protettorati. Pubblica ha ospitato Maria Rosaria Stabili, professoressa emerita di «Storia dell'America Latina» all'università di Roma Tre. Si è occupata nelle sue ricerche di temi come colonialismo, processi di occidentalizzazione, esilio. L’altro ospite è stato Marco Aime, antropologo, africanista e scrittore, già docente di antropologia culturale all'Università di Genova.

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