Approfondimenti

La guerra del governo ai migranti, le indagini sulla fuga dei documenti riservati del Pentagono e le altre notizie della giornata

Il racconto della giornata di giovedì 13 aprile 2023 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Il governo ha annunciato una nuova stretta sulla gestione dei migranti, che prevede l’esclusione dei richiedenti asilo dalla rete di accoglienza dei comuni. La Corte Costituzionale ha ribadito il suo impegno a garantire la tutela dei diritti dei figli delle coppie omosessuali. Secondo il New York Times, il responsabile della divulgazione dei documenti riservati del Pentagono sarebbe un ventunenne membro della guardia nazionale. Oggi Calenda ha annunciato il fallimento del progetto del partito unico, dando la colpa a Renzi. La pallavolista diciottenne Julia Ituma è morta a Istanbul, dove si trovava con la sua squadra per una trasferta. È morta all’età di 93 anni la stilista britannica Mary Quant, nota soprattutto per aver ideato la minigonna.

Il governo esclude i richiedenti asilo dalla rete di accoglienza dei comuni

(di Anna Bredice)
Uno alla volta arrivano sul tavolo della Commissione Affari Costituzionali al Senato gli emendamenti del governo al decreto Cutro che, come previsto, danno per ogni punto su cui intervengono una ulteriore stretta al sistema di accoglienza e distribuzione dei migranti in Italia con l’obiettivo di creare più centri possibili per raccogliere i migranti, compresi i richiedenti asilo, e poterli controllare in vista di un loro rimpatrio oppure, sempre meno, di un permesso. Infatti, una delle novità degli emendamenti è l’esclusione dei richiedenti asilo dal sistema Sai, l’accoglienza e l’integrazione gestite dai Comuni. Chi chiede asilo dovrà rimanere nei centri per migranti irregolari del governo, finché non verrà esaminata e concessa la protezione internazionale, pratiche che durano a volte mesi, se non anni, e quindi nel lasso di tempo necessario non ci saranno servizi per l’integrazione di queste persone, ad esempio la scuola o altre attività sociali. Il governo non ha ancora presentato l’emendamento che riguarda la protezione speciale e nell’attesa Matteo Salvini, forse perché non si fida, ha deciso di non ritirare gli emendamenti a firma Lega che chiedono la cancellazione in sostanza della protezione speciale. Si va quindi verso una decisa stretta nella gestione interna dell’immigrazione. Verranno costruiti nuovi Cpr, e a questo serve la procedura di emergenza decisa dal governo con un commissario, che nell’ottica di Palazzo Chigi dovrà accentrare su di sé tutta la gestione del sistema di distribuzione e i rimpatri dei migranti. l’Hot spot di Lampedusa fino al 2025 potrà essere gestito dalla Croce Rossa su richiesta del Viminale, così come i migranti dall’isola potranno essere trasferiti con una nave apposita in un porto della Sicilia meridionale, per almeno 400 migranti al giorno.

La Corte costituzionale si schiera in difesa dei figli delle coppie gay

La Corte Costituzionale si schiera ancora una volta a tutela dei figli delle coppie gay. “I diritti dei minori sono punti fermi”, ha detto oggi la presidente Silvana Sciarra, al termine dell’udienza straordinaria sull’attività svolta nel 2022. Da anni la Consulta, con le sue pronunce, chiede al parlamento una legge per riconoscere le famiglie omogenitoriali.
In prima fila sull’argomento c’è anche un gruppo di sindaci, a cui il governo di destra ha impedito nelle scorse settimane di registrare gli atti di nascita dei figli delle coppie gay. Uno di questi è il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo. Sentiamolo al microfono di Mattia Guastafierro.

 

Documenti riservati del Pentagono, secondo il New York Times la talpa sarebbe un membro della guardia nazionale

(di Roberto Festa)
C’è un nome e cognome della persona che avrebbe postato in una chat online centinaia di documenti riservati dell’intelligence militare. Si chiama Jack Teixeira, ha 21 anni, lavora a Cape Cod, nel settore intelligence della Massachussetts Air National Guard. E’ un ragazzo biondo, minuto, che vive ancora con la madre. La sua identità è stata rivelata dal New York Times. Sicuramente Teixeira era l’amministratore di questo gruppo online chiamato Thug Shaker Central, cui aderivano tra i 20 e i 30 membri, tutti maschi, cristiani, molto giovani, anche meno di 20 anni, che condividevano la passione per le armi, per i videogames e per idee e linguaggio razzisti. Il Times ha intervistato almeno quattro tra i membri di questa chat, che hanno parlato di Teixeira come di una figura carismatica, che cercava di far capire a questi ragazzi, tutti più giovani di lui, l’importanza della politica, dell’essere informati su cosa avviene nel mondo. Sarebbe iniziata così la pubblicazione in chat dei documenti dell’intelligence, che rivelano la strategia americana in Ucraina e una serie di dettagli sullo spionaggio statunitense ad amici e alleati. I documenti, quindi, non dovevano essere diffusi al pubblico, ma restare nell’ambito della chat. E’ stato uno dei membri della chat stessa a pubblicarli, in seguito, su una chat pubblica, e da qui i leaks, le fughe di notizie, hanno preso la strada del mondo. In tutta questa storia non c’è, per ora, la conferma ufficiale. Cioè, nessuno ha detto che Teixeira, l’amministratore della chat, è anche colui che ha postato i documenti. Ma sembrano, appunto, esserci pochi dubbi. Teixeira è l’unico della chat che lavora in una base militare. E gli scatti fatti ai documenti, poi postati in chat, rivelano sui bordi dettagli dell’appartamento della madre di Teixeira stesso. Il ragazzo, poco fa, è arrivato a casa della madre. Ha evitato la ressa dei giornalisti, tra poco i federali arriveranno per interrogarlo.

L’addio definitivo di Calenda a Renzi e al Terzo Polo

(di Luigi Ambrosio)
Calenda è riuscito a dire stai sereno sia a Enrico Letta che a Matteo Renzi.
Per gli appassionati della materia, è un bel colpo.
Prima ha mollato il Pd di Letta in campagna elettorale pochi giorni dopo avere siglato l’alleanza.
Poi ha mandato a monte il progetto di partito unico del cosiddetto Terzo Polo con Renzi perché non si è fidato delle condizioni poste dal leader di Italia Viva.
Una rottura fragorosa, proprio quando sembrava ci fossero tutte le condizioni politiche per la nascita di un nuovo partito di centro: Berlusconi che sta male, Forza Italia che non ha futuro, i moderati del Pd scontenti della nuova linea di Elly Schlein. Renzi non ha voluto accettare di sciogliere Italia Viva e di mettere troppi soldi prima della nascita del nuovo partito. Calenda ha colto queste richieste come il segnale che la fregatura era dietro l’angolo. I renziani gli hanno spiegato che non era così. Lui ha accelerato lo strappo. E ci è mancato poco che finisse pure a male parole. Pare che la riunione prevista ieri pomeriggio sia saltata perché la tensione era troppo alta.
E così invece che unire le forze i due si separano e correranno da soli alle europee. Correre da soli per contarsi e poi trattare da posizioni di forza, dicevano a Radio Popolare già due giorni fa voci vicine ad Azione.
Una volta, queste cose le faceva la sinistra. E non ha mai portato benissimo, dal punto di vista del consenso.

Lutto nel mondo dello sport: è morta Julia Ituma, giovane promessa del volley italiano

“Rispettoso silenzio su questa tragedia in attesa delle indagini”. Sono parole della società di pallavolo, la Igor Gorgonzola di Novara, dopo la morte della giocatrice Julia Ituma. La giovane, 18 anni, è stata trovata morta a Istanbul dov’era in trasferta con la sua squadra. La notte scorsa è caduta dalla finestra dell’albergo dove alloggiava, mentre le compagne dormivano, non si sa ancora come sia successo, una caduta accidentale o un gesto intenzionale. La polizia turca sta indagando per ricostruire la dinamica dell’accaduto.
“Il mondo dello sport è in lutto” ha scritto sui suoi canali social il Comitato olimpico nazionale, il Coni. “Sgomenti per questa tragedia” ha dichiarato il presidente della Federvolley, che ha disposto un minuto di silenzio prima di tutte le partite che si disputeranno da oggi a domenica.
Ituma era nata a Milano da genitori nigeriani, era considerata una grande promessa della Nazionale e del volley italiano.

Addio a Mary Quant, stilista ribelle e geniale

(di Florencia Di Stefano-Abichain)
Una stilista ribelle e geniale, sempre ricordata e celebrata, soprattutto dagli appassionati di moda e dagli addetti ai lavori (è dello scorso anno l’ultimo dei documentari a lei dedicati, a cura di Sadie Frost), spesso però sottovalutata. Parafrasando una famosa canzone, oltre alla minigonna c’è di più. Considerata da bambina un maschiaccio perché voleva saltare, correre e divertirsi e gli abitini femminili non sembravano fare al caso suo, ecco perché Mary quant studia per diventare stilista e a 25 anni apre la sua prima boutique, Bazaar, in Kings Road, a Londra, la Swinging London. Non è come le altre: sceglie vetrine colorate, ridisegna i manichini e propone abiti da indossare di giorno ma anche la sera, con tessuti a righe e quadretti, fino ad allora usati solo per le tovaglie.
Sulla scia dei cambiamenti sociali degli Anni Sessanta, unisce gusto estetico alla praticità e inizia a realizzare gonne sempre più corte: è così che un capo minimale e rivoluzionario come la minigonna fa conquistare la fama planetaria.
Riservata è diffidente nella vita privata, era spavalda e libera nella sua visione dell’abbigliamento, che doveva rivendicare i diritti delle donne per i quali in quegli anni si lottava. Con il ’68 le donne chiedono uguaglianza nella società, stanche del patriarcato e delle disparità di genere. L’attivismo passa anche per la moda: e mentre i vecchi conservatori colpivano con l’ombrello le gambe delle donne in minigonna per strada, queste stesse gambe si riprendevano lo spazio e il potere di decidere per il proprio corpo.
Mary Quant è morta a 93 anni, pochi mesi dopo essere stata insignita del New Year Honour, onorificenza per il contributo con il proprio lavoro ai valori del paese, dal nuovo re Carlo III. Ci ricorderemo di lei a ogni serata in discoteca, a ogni manifestazione, ovunque le nostre gambe nude e libere vorranno portarci.

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    Solo poche delle 368 vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 hanno un corpo e un nome, sia perché molti corpi non sono stati recuperati, sia perché solo di pochi c’è stato un prelievo del Dna e la faticosa ricerca del match con i parenti delle vittime che si sono rintracciate nel corso di questi anni. Ma il Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa, continua a lavorare con i familiari e con il Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, per dare un nome a ciascuno di loro. “Chiediamo solo di recuperare i morti e raccogliere i campioni, quest’anno siamo riusciti a dare una risposta a 12 famiglie, ce ne sono altre 65 che hanno chiesto il nostro aiuto solo nell’ultimo mese”, ci spiega Tareke Brhane, Presidente Comitato 3 Ottobre, che chiede il riconoscimento di una Giornata della Memoria, da celebrare ogni 3 ottobre a livello europeo per onorare i migranti deceduti, così come le persone che hanno rischiato la propria vita per salvarli.

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